L’oratorio di Curno a Palermo sulle tracce di Falcone e Borsellino

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Quattro giorni a Palermo per confrontarsi con la storia e la realtà di Falcone e Borsellino: è l’esperienza dell’oratorio di Curno che, nel gennaio scorso, ha coinvolto centoventi ragazzi tra adolescenti, giovani ed educatori accompagnati da don Alex Carlessi, curato nella parrocchia di Curno.
“L’idea – spiega don Alex – è nata da alcuni fatti accaduti nel nostro oratorio recentemente. Ci sono stati dei furti commessi da qualche ragazzo che frequenta abitualmente l’oratorio e per risolvere questa situazione positivamente, in modo che diventasse oggetto di riflessione per tutti, abbiamo pensato di concentrare il percorso annuale degli adolescenti sul tema della legalità”. Nato da un’esigenza concreta, il percorso è stato sviluppato sulla figura di don Pino Puglisi con la collaborazione del coordinatore della sezione bergamasca di Libera Gianmarco Vitali. Durante le vacanze natalizie, in continuità con il cammino intrapreso, è stato proposto ai ragazzi un campo invernale a Palermo.
“Il campo invernale è stato caratterizzato e arricchito dalle forti testimonianze giornaliere – continua don Alex -. Abbiamo avuto la fortuna di incontrare Gregorio Porcaro, prima prete e ora laico, che collaborò con don Pino Puglisi, e poi di visitare il centro ‘Padre Nostro’ che ricorda la formula dei primi oratori con l’intento di accogliere i ragazzi per non lasciarli a vagare per strada senza meta. Nei giorni trascorsi a Palermo abbiamo anche affrontato i percorsi di Falcone e Borsellino. Nel primo abbiamo incontrato la moglie di un poliziotto della scorta rimasto ucciso nell’attentato di Capaci e poi Antonio Vassallo, il primo fotografo ad accorrere sul luogo della tragedia. Dopodiché siamo andati nel punto in cui l’attentatore osservava la strada per dare il segnale agli assassini. Sulla casetta vicino a cui si appostò vi è scritto a caratteri cubitali ‘No Mafia’, un messaggio forte che ha colpito molto i ragazzi. Il secondo percorso, invece, era dedicato alla figura di Borsellino. Abbiamo potuto ascoltare la testimonianza di sua nipote che ci ha raccontato la storia dell’agenda rossa. Quando ci fu l’attentato a Falcone, Borsellino iniziò ad appuntare tutto ciò che scopriva su quanto avvenuto su un’agenda rossa che, però, sparì nel giorno in cui il magistrato morì per mano della mafia. Un’altra testimonianza molto toccante è stata quella di Giovanni Paparcuri che aiutava Falcone e Borsellino a trascrivere tutti i documenti delle indagini e del lavoro svolto nel bunker in cui i due magistrati si confrontavano”.
L’esperienza vissuta a Palermo ha avuto come filo conduttore ‘Per questo mi chiamo Giovanni’, un libro di Luigi Garlando che racconta una giornata tra padre e figlio vista con gli occhi del più giovane. Nel giorno trascorso insieme, i due si confrontano sul delicato argomento della mafia e il genitore mette in guardia il ragazzo. “Uno dei momenti più toccanti dell’esperienza a Palermo è stata sicuramente la preghiera sul luogo in cui è avvenuto il martirio di don Pino Puglisi, – conclude don Alex – è stato davvero un momento toccante”.
Un’esperienza che lascia senza alcun dubbio insegnamenti importanti e forti, che aiutano a crescere come cittadini consapevoli della responsabilità delle proprie azioni.

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