Papa Francesco a Ginevra per il Consiglio Ecumenico delle Chiese. Intervista a Gian Guido Vecchi

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Papa Francesco oggi, 21 giugno, è in Svizzera, a Ginevra, per il 70° anniversario della fondazione del Consiglio Ecumenico delle Chiese (Wcc – World Council of Churches). Una visita breve quella di Bergoglio, della durata di un solo giorno ma importante, perché rappresenta l’apice della commemorazione ecumenica dell’anniversario del Wcc, che è l’organo principale che si occupa del dialogo fra le differenti Chiese cristiane nel mondo.

Il Wcc, i cui primordi dell’organismo risalgono al 1937, ma solo dopo la II Guerra Mondiale ebbe un’effettiva fondazione nel 1948 ad Amsterdam, consta di 349 membri di tutte le principali tradizioni cristiane, in gran parte protestanti, anglicane e ortodosse. La Chiesa Cattolica partecipa come “osservatrice”, mentre è membro a pieno titolo della commissione “Fede e costituzione”.

Gian Guido Vecchi, giornalista, vaticanista del quotidiano “Il Corriere della Sera”, da noi intervistato, ci spiega il significato profondo di questo storico evento il cui motto è “camminare, pregare e lavorare insieme”.

Quali saranno i momenti salienti della visita di Bergoglio a Ginevra?

«Appena sbarcato all’aeroporto internazionale di Ginevra, alle 10,30, Bergoglio avrà un incontro privato con il presidente della Confederazione Svizzera in una sala dell’aeroporto. Poi vi sarà una preghiera ecumenica nel Centro Ecumenico WCC, dove il Papa pronuncerà un’omelia, seguirà un pranzo con la leadership WCC nell’Ecumenical Institute di Bossey. Dopo pranzo vi sarà l’incontro ecumenico vero e proprio presso il Centro Ecumenico WCC, sarà questo il momento centrale del viaggio, anche perché il Santo Padre terrà un discorso molto atteso. Alle 17,30 il Pontefice officerà la Santa Messa per i cattolici svizzeri al Palaexpo dove saranno presenti anche i leader delle altre confessioni religiose. Il congedo ufficiale avverrà alle 19,45 all’aeroporto».

Il logo del viaggio mostra una barca e la parola greca “oikumene”. Che cosa rappresenta la barca?

«La barca rappresenta la Chiesa Cattolica, e il suo viaggio nelle acque della Storia. Ogni viaggio ha una rotta e qui l’obiettivo della rotta è quello di ricomporre tutte le confessioni cristiane. La sera stessa dell’elezione, il 13 marzo del 2013, Francesco quando si affaccia dalla loggia centrale di San Pietro per benedire i fedeli, dice una cosa importantissima: “E adesso incominciamo questo cammino, Vescovo e popolo, questo cammino della Chiesa di Roma, che è quella che presiede nella carità a tutte le chiese. Un cammino di fratellanza, di amore e di fiducia tra noi”. Questa espressione era un messaggio rivolto soprattutto al mondo ortodosso e anche agli altri cristiani, perché è una espressione di Sant’Ignazio di Antiochia, venerato come santo dalla Chiesa ortodossa e dalla Chiesa cattolica, ed è annoverato fra i Padri della Chiesa e Padre Apostolico. Esercitare il primato nella carità e non nell’autoritarismo. Quindi fin dal primo momento o pochi minuti dopo la sua elezione nella Cappella Sistina, il Papa lancia questo segnale al mondo ortodosso e in generale alle altre confessioni cristiane. Tutto ciò per ribadire il concetto che il tema dell’ecumenismo per Bergoglio è centrale e l’ha reso manifesto sin dall’inizio del suo pontificato».

Quello di Papa Francesco sarà un pellegrinaggio ecumenico come quello effettuato dal Pontefice a Lund in Svezia nell’ottobre del 2016?

«Certamente. Tutti i momenti salienti del breve viaggio di Papa Francesco in Svizzera saranno all’insegna dell’ecumenismo. Papa Francesco non è solito teorizzare l’ecumenismo, spesso durante i viaggi Bergoglio dice a noi giornalisti che il cammino ecumenico si fa lavorando insieme, per esempio nell’attenzione e nell’accoglienza dei migranti com’è accaduto nell’aprile del 2016 a Lesbo, in Grecia, con il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo. Lavorare insieme tenendo conto che esiste anche quello che Papa Francesco chiama “ecumenismo del sangue” cioèla capacità dei cristiani di dare testimonianza fino a donare la vita, come è accaduto e purtroppo continua ad accadere in varie parti del mondo».

Uno dei temi spesso sottolineati da Bergoglio è quello dell’ecumenismo, infatti, l’Esortazione apostolica “Evangelii Gaudium”, testo programmatico del pontificato del Santo Padre, sviluppa il tema dell’annuncio del Vangelo nel mondo attuale. La sfida di questa Chiesa missionaria è di riconquistare un’Europa nella quale la secolarizzazione ha scavato un solco profondo?

«Non credo ci sia una sfida che si pone l’obiettivo di riconquistare l’Europa. Il Papa che viene dalla fine del mondo ha una visione planetaria, guarda all’Asia, alle periferie esistenziali del mondo. Secondo me quello che il Papa chiede a tutta la Chiesa è di ritornare alle origini del Cristianesimo, al Vangelo, allo spirito missionario. È vero che c’è un problema di secolarizzazione in Europa, ma quello che il Papa si propone per l’Europa è quello che si propone per il resto del Pianeta. Citando Benedetto XVI Bergoglio ripete spesso che “La Chiesa non cresce per proselitismo, cresce per attrazione, per testimonianza”».

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