Il progetto Young’s all’Università di Bergamo: una lezione per raccontare il backstage del camper

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Da Novembre un camper gira per le mille strade del nostro territorio con l’obiettivo di ascoltare i giovani incontrandoli nei luoghi dove abitano offrendo un ascolto provocatorio, ma libero da giudizi e schemi preconfezionati su quattro temi: casa, lavoro, tempo libero, Fede e uno che fa da filo rosso per tutti: gli affetti.

“Chi è il giovane d’oggi?”, “Quali strategie attiva nel contesto sociale di oggi?”, “Cosa significa essere giovane oggi?”

Un obiettivo tanto ambizioso e complesso da richiedere a mondi istituzionali e intergenerazionali di confrontarsi, stabilendo alleanze, la più importante quella tra la nostra Diocesi e L’Università degli Studi di Bergamo.

Il progetto “Young’s” aveva bisogno di percorrere una strada a due corsie, una animativa e ludica attraverso il camper e una scientifica con il contributo di esperti del mondo universitario che potessero tracciare il profilo dei giovani.

Autista di questo camper parallelo il prof. Stefano Tomelleri, professore associato di sociologia generale del nostro ateneo e il suo team di giovani ricercatori e studenti, che per dare volti a questo lavoro meticoloso e sotterraneo ha deciso di portare il progetto “Young’s” in Università, ancor meglio a lezione davanti agli studenti del corso di “Sociologia dei fenomeni collettivi” con don Emanuele Poletti, don Giovanni Gusmini, Federica, Silvia e Giulia, tre giovani del progetto.

A Federica è affidata la cornice del progetto, nato dall’idea di un ascolto di tutti i giovani interessando tutte le categorie, perché ogni giovane con le proprie peculiarità ha qualcosa da raccontare, in vista del Sinodo dei Vescovi, previsto per il prossimo Ottobre dal tema: “I giovani, la Fede, e il discernimento vocazionale”.

Nel progettare un’azione che abbracciasse tutti abbiamo dovuto imparare a vivere due mondi: quello della vita concreta che poteva essere raggiunto tramite il camper, con attività ludiche e dove sono stati coinvolti finora circa 30 giovani che a turno si sono alternati per un totale di 30 tappe e quello dei social, Facebook, Instagram e il sito, contenitore delle storie di giovani che il camper non riesce ad incrociare, dove essere visti e cercati si è dimostrato più difficile del previsto e ha richiesto l’aiuto di altri giovani videomaker, social manager, scrittori, fotografi.

Ogni luogo trovato è stata occasione di un ascolto arricchente, in particolare Silvia ricorda la “Fiera degli Sposi” a Bergamo dove è stato possibile incontrare giovani che progettavano la loro futura vita insieme.

Il camper di Young’s ha raggiunto circa 2500 giovani, di cui 600 coinvolti più in profondità, sono stati raccolti anche dei rifiuti, per mancanza di tempo, paura di dover sentire la presentazione di un prodotto da vendere, ma non hanno mai rappresentato un fallimento, piuttosto un’occasione per capire chi era disposto a farsi provocare e chi no.

Infine Silvia ricorda che è stata avviata una campagna “CALL TO ACTION” insieme al Csv di Bergamo perché tutti possano salire a bordo del camper di “Young’s” e nei mesi estivi si procederà verso la svolta e la sintesi di quanto fatto: come entrare nelle aziende per incontrare i giovani lavoratori e gli imprenditori che credono in loro, indagare i modi di abitare che esistono: il couchsurfing, co-housing ecc.

Il professor Tomelleri sottolinea come le azioni di animazione sociale siano state attuate per mobilitare la generazione dei “Millennials”, coloro che hanno raggiunto la maggiore età negli anni 2000, e la generazione “Z”, si tratta di un lavoro etnografico nei mondi sociali dove si vive come se non fosse presente il passato.

Queste generazioni hanno vissuto un’idea di decrescita, hanno visto solo le crisi e mai momenti di boom, l’idea di scienza è ambivalente tra benessere e preoccupazione, non c’è una rivoluzione ma la volontà di costruire connessioni in un presente esteso caratterizzato dall’accellerazione e velocità.

Una realtà di contratti a progetto, in un tempo che si satura e il ritardo segna il fallimento, senza la prospettiva di un futuro, non si ha il tempo di vivere una vita spirituale, come dimostra una ricerca del 2017, secondo la quale il 14% dei giovani non ha idea di cosa sia una vita spirituale, il 25% non ha una vita spirituale e solo il 9% ha una vita coerente con la pratica.

Numeri pesanti anche nel mondo cattolico, perché la spiritualità introduce una dimensione temporale, in un momento dove l’idea di futuro è un luogo di rischio e incertezza non prefigurato come possibilità e l’attore agisce spinto dall’esigenza del qui ed ora.

La ricerca di connessioni segna il ritorno ad un’identità di tipo tradizionale dove l’individualità è l’unità di misura del sé e scompare l’idea di una soggettività nella comunità, sempre più lontana da una de standardizzazione e la configurazione di un progetto di vita che parta da standard prestabiliti.

Il giovane è responsabile delle scelte, di trovare e costruire l’opportunità migliore, è un soggetto aperto e predisposto alla tensione verso l’altro ed è importante chiedersi come si posiziona rispetto ai quattro temi e quali strategie antropologiche stiamo avviando.

Nella ricerca attraverso un’intervista uomini e donne tra i 19 e i 30 anni, hanno potuto sperimentare, attraverso l’atto liberatorio del raccontarsi e aiutare ad individuare dei tipi sociali, sul modello di quelli indicati da Max Weber, quadri di una possibile narrazione diversa dalla soggettività con sfaccettature contro il determinismo sociale.

Il Neotribale è pancia e cuore che si incontra con la Solitaria e Solidale nell’investire sulla cura degli altri ma senza dipendere dagli affetti o da un’idea di profitto, hanno una religiosità intima e lontana dalla comunità, la loro professione però è vissuta nella sua piena vocazione.

Il Flaneur, neoliberista, esteta, orientato al proprio successo senza essere turbato dall’ingiustizia sociale, è un soggetto spettatore di se stesso che il giorno in cui inaugura la casa ha bisogno di una corte di sconosciuti per sentirsi mecenate, non ha legami e radici, la sua unica paura è quella di non vivere una vita al top, di avere un 29 che stona con gli altri 30L del libretto universitario, l’unica forza vitale è la razionalità e la performance.

Dalle provocazioni lasciate dai tipi sociali emerge un dibattito sulla scissione tra ciò che sono e ciò che faccio, alla complessità del comporre biografie differenti in una realtà dove vivo ma posso distanziarmi e fuggire.

Alla fine di questa lezione “Young’s” nel bagagliaio del proprio camper ripone il riscoprire della dimensione soggettiva nella conversazione e il desiderio di creare nuovi luoghi di ascolto libero e non giudicante perché anche senza camper si può essere un mondo in movimento.

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