“Fosse per me, i bambini immigrati le annegherei”. Sorprendente affermazione di un bergamasco in vacanza

Scena di qualche giorno fa, in una località della Grecia. La fonte è una mia parente, della cui serietà posso dare le più ampie rassicurazioni. Sono in grado di fornire nome del posto, dell’albergo, della spiaggia. Mi è tornato alla mente il racconto dopo le manifestazioni di Libera, a favore dei migranti e soprattutto dei bambini.
Si trovano un gruppo di bergamaschi. Quando si è lontano da Bergamo, come noto, tutti i bergamaschi diventano amici. Nel gruppo si parla di molte cose. E, tra le molte cose, si parla anche di immigrati. Il confronto si fa serrato. Nel gruppo si distingue per la foga delle convinzioni un signore, molto duro, molto deciso. Una del gruppo, a un certo punto, butta la discussione sul patetico. “Mi scusi, tra quegli immigrati ci sono anche dei bambini. Provi a immaginare di trovarsi di fronte a due di quei bambini che stanno per affogare. Lei cosa farebbe?”. Risposta del signore, in perfetto dialetto bergamasco: “Li caccerei sotto acqua e li terrei lì fino a quando sono sicuro che non respirano più”.
Va bene: liquidiamo la cosa dicendo che di casi patologici ce ne sono in giro tanti. Sarà. Ma sono in giro, appunto. Sono tra noi. Tra noi ci sono degli aspiranti omicidi particolarmente efferati, disposti ad uccidere dei bambini e a ucciderli in quel modo, solo perché hanno la pelle nera o perché vengono dall’altra sponda del Mediterraneo.
Sono casi patologici e sono casi estremi. Ma sono all’estremo di un modo di pensare che fa nascere quegli estremi. A furia di dire dei no e di coltivare la paura, l’ossessione, l’odio per l’altro, alla fine arriva qualcuno, forse più debole o forse più forte, che tira le conseguenze.
Per conto mio, nel ripensare, con spavento a quel racconto, mi sono posto una domanda un po’ estemporanea. Non è che quel signore, magari, va anche a messa la domenica? Speriamo di no. Speriamo davvero di no.

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