Istruzione e occupazione. Dati Istat: in Italia pochi laureati, aumentano i diplomati

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Anche se è sempre più svalutata dal comune sentire, l’istruzione va considerata come una risorsa fondamentale per le persone. Essa offre la capacità di orientarsi nei possibili percorsi che si prospettano dinanzi e apre a maggiori occasioni per accedere al mondo del lavoro.

La situazione del livello di istruzione tra i residenti in Italia non è delle più rosee rispetto agli altri paesi dell’Unione europea. Ci sono alcuni segnali incoraggianti, altri invece pongono alcuni forti interrogativi, che con consapevolezza andrebbero affrontati.

Una rilevazione Istat osserva il livello di istruzione dei cittadini in Italia e le opportunità nel lavoro legate al titolo di studi. Il primo dato da prendere in considerazione è l’ancora scarso numero di laureati e il recupero della quota di diplomati sul totale della popolazione, rispetto alla media europea. Secondo l’Istituto di statistica nel 2017 il numero dei diplomati ha raggiunto il 60,9% della popolazione, una crescita quasi dell’1% in un anno, ma il tragitto per raggiungere la media europea è ancora lontana al 77,5%. Invece rimane basso il numero di persone con titolo di studio terziario (la laurea): nel nostro paese si attesta al 18,1%, contro il 31,4% dell’Europa. Un ritardo importante che nel tempo riamane costante e mina le prospettive di sviluppo.

Quando si osservano le caratteristiche delle persone evidenziamo da un lato il diffuso aumento di un titolo di studio superiore tra le donne, che raggiungono livelli più alti, mentre c’è un grave rallentamento tra i cittadini stranieri, che faticano a raggiungere un titolo di studio di secondo livello (appena il 47,7% ha superato gli esami di maturità). Questa debolezza si aggrava considerando che tre su dieci abbandonano la scuola anzitempo. Si rischia di creare nicchie di disuguaglianza sociale.
Le disuguaglianze nell’istruzione si ripercuotono sulle dinamiche che attraversano i processi di inserimento lavorativo.

L’analisi Istat evidenzia la forza dell’istruzione che diventa un vantaggio per l’occupazione. Infatti il livello occupazionale delle donne con un titolo di studio terziario è del 40% superiore di quelle che hanno un basso titolo di studi. Ma l’occupabilità in relazione alla crescita del titolo di studi è maggiore per tutti: sul totale della popolazione c’è una differenza di quasi 30 punti percentuali: 51,8% è il tasso di occupazione tra le persone con un basso titolo di studi, arriva a 70,9% per i diplomati e tocca l’80,6% tra i laureati. Purtroppo, avvisa l’Istat, il vantaggio si affievolisce nelle nuove generazioni: 70,5% è l’occupazione tra i diplomati e 77,3% tra i laureati.

Sebbene dunque raggiungere un livello di istruzione medio alto continui ad essere un vantaggio per trovare lavoro, soprattutto per le donne, si ravvisa una criticità nel mondo della produzione che non riesce a proporre le prospettive di un tempo alle nuove generazioni.

 

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