Il nuovo studio sulla Sindone. L’arcivescovo Nosiglia: “Non è oggetto di scienza ma soggetto di pastorale”

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Una riflessione pacata, che interviene indirettamente sull’attualità ma che intende richiamare, soprattutto, il “senso” della Sindone: è l’intervento proposto dal Custode pontificio monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, pubblicato sul sito ufficiale www.sindone.org. Il riferimento immediato è l’ennesimo “scoop”, originato dalla pubblicazione su una rivista americana di scienze forensi, dei risultati di una ricerca effettuata nel 2014 sulle colature di sangue presenti sul Telo sindonico. Secondo i risultati di tale ricerca non tutte le macchie sarebbero riferibili alla posizione di un crocifisso.

L’arcivescovo Custode propone due criteri di riferimento: “scientificità” e “neutralità”. Cioè: non si faccia ricerca sulla Sindone partendo da “ipotesi pregiudiziali”, di cui poi inevitabilmente si vorrebbe avere conferma, ma si svolga invece un lavoro realmente scientifico in modo da accrescere la conoscenza del Telo, mettendo a disposizione dell’intera comunità scientifica mondiale risultati di sperimentazioni che siano autorevoli e credibili.
La “neutralità” della scienza dovrebbe essere il riferimento naturale per chi opera in tali contesti.
L’attualità è però l’occasione per mons. Nosiglia per ribadire il valore e il significato della Sindone non tanto come oggetto di scienza ma come “soggetto” di pastorale. La Sindone non è dogma di fede, ovviamente: ma la tradizione e l’insegnamento della Chiesa guardano al Telo come “icona della Passione”, racconto impressionante di quelle sofferenza che i Vangeli descrivono nella crocifissione, morte e sepoltura di Gesù Cristo. Per questo, dice Nosiglia citando san Giovanni Paolo II, essa rimane “sfida all’intelligenza e specchio del Vangelo”. È la testimonianza di questa sofferenza di Gesù a richiamare la gente alla Sindone, durante le ostensioni pubbliche come nella devozione personale e di comunità.

Il prossimo appuntamento sarà la “Venerazione straordinaria” che si riterrà nel Duomo di Torino la sera del 10 agosto, quando i giovani delle diocesi di Piemonte e Valle d’Aosta sfileranno di fronte al Telo, per un momento di preghiera e spiritualità che conclude il loro pellegrinaggio. Subito dopo partiranno per Roma, dove incontreranno Papa Francesco nell’ambito della preparazione al Sinodo dei giovani.

Sempre su www.sindone.org viene pubblicato un breve intervento del professore Paolo Di Lazzaro, direttore di ricerca dell’Enea di Frascati e vicedirettore del Centro Internazionale di Sindonologia di Torino.

Il professore evidenzia come la pubblicazione dei risultati di Garlaschelli e Borini faccia riferimento a esperimenti del 2014, già discussi in passato; e come, soprattutto, le condizioni dell’esperimento siano molto diverse da quelle presenti sulla Sindone:

“Non tengono conto infatti – scrive Di Lazzaro – della presenza sulla pelle dell’uomo della Sindone di terriccio, sporcizia, sudore, ematomi da flagellazione e nemmeno della accentuata viscosità del sangue dovuta alla forte disidratazione. Non è possibile pensare di riprodurre condizioni realistiche delle colature di sangue sul corpo di un crocifisso senza considerare tutti questi fattori che vanno a influenzare in modo importante il percorso delle colature di sangue”.

Foto Siciliani Gennari, archivio Sir

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