Una messa deserta in piena estate ci ricorda che la Chiesa o esce o muore

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Domenica scorsa, prima domenica di agosto, la “mia” messa delle 11 nella mia parrocchia, quasi sempre affollata e molto partecipata, era un deserto. Mi sono distratto e ho pensato che tra poco la “mia” messa sarà così anche in inverno e le altre messe diventeranno inutili… Sono troppo pessimista? Egidio

Caro Egidio, forse ti lasci prendere un po’ dal timore di ritrovarti solo, tra pochi credenti, anche se sai riconoscere una buona partecipazione alla messa domenicale, segno di una comunità cristiana vivace. Non sono in grado di fare previsioni, ma certamente il cambiamento d’epoca che stiamo vivendo porterà grossi passaggi culturali che avranno una ricaduta sulla modalità di vivere la fede cristiana.

La vita delle comunità cristiane deve cambiare

La diminuzione della pratica sacramentale non è sinonimo della scomparsa della fede o del bisogno di Dio, della sete di infinito che abita il cuore di ogni uomo di ieri e di oggi. Il proliferare di sette, di gruppi pseudo-religiosi, di medicine e tecniche orientali, di soluzioni facili al desiderio di felicità, dicono la ricerca di senso dell’uomo, la domanda aperta su Dio che mai si chiuderà. Forse, anche nella tua comunità, si giungerà a diminuire il numero delle messe feriali e festive, a ripensare l’organizzazione della vita parrocchiale. È giunto il tempo – a dire il vero da molto papa Francesco lo sta dicendo – di mutare la modalità della pastorale, non più orientata a far venire le persone, ma ad uscire, ad andare verso i luoghi dove i fratelli vivono, lavorano, gioiscono, soffrono e lottano nel quotidiano. E questo, non solo per i preti, ma per i laici, più responsabili e forse credibili, di portare il Vangelo in ogni ambiente.

Uscire dalle sagrestie. Per vedere, anzitutto

Si esce anzitutto per vedere. Non è affatto scontato che conosciamo la realtà della gente che frequenta le nostre assemblee, che vive accanto a noi.  Vedere significa disponibilità a passare del tempo, ad ascoltare, condividere, fare un pezzo di strada insieme, senza a volte sapere cosa dire. Non è lo sguardo di chi sa vedere da lontano, da spettatore e osservatore esterno, magari anche un po’ critico o pessimista. E’ il vedere dall’interno, di chi sa farsi prossimo e sa entrare con discrezione nella vita e nelle situazioni degli altri, non con un atteggiamento invadente o saccente, ma di chi chiede ospitalità e condivisione, di chi si offre umilmente come compagno nel viaggio della vita. Fratelli tra fratelli, uomini di Dio, in ascolto degli altri uomini che condividono l’avventura dell’esistenza. Poi, solo successivamente si può fare, proporre, invitare, promuovere Nasce una nuova evangelizzazione che irradia il tessuto umano, fatta da appassionati annunciatori di Dio, innamorati del suo Vangelo che sanno spendersi senza riserve. Non uomini e donne perfetti, ma poveri credenti, testimoni credibili di una Parola che dona pienezza di vita; credenti che vanno alla ricerca di ogni fratello che si è allontanato o non ha ricevuto il dono della fede.  

Non burocrati ma gente appassionata

È legittima la tua preoccupazione nel vedere le chiese svuotarsi, ma ancor più deve spingerti l’ardore missionario perché ogni uomo e donna, anche oggi,  in questo nostro tempo, possa lasciarsi incontrare da Cristo. Ci metta in moto l’esempio di tanti fratelli che si dedicano a servire con grande fedeltà, molte volte rischiando la loro vita e certamente a prezzo della loro comodità. La loro testimonianza ci ricorda che la Chiesa non ha bisogno di tanti burocrati o funzionari, ma di missionari appassionati, divorati dall’entusiasmo di comunicare la vita. I santi ci sorprendono, spiazzano, perché la loro vita ci chiama a uscire dalla mediocrità tranquilla e anestetizzante. Chiediamo al Signore la grazia di non esitare quando lo Spirito esige da noi che facciamo un passo avanti: chiediamo il coraggio apostolico di comunicare il Vangelo agli altri, e di rinunciare a fare della nostra vita un museo di ricordi. In ogni situazione, lasciamo che lo Spirito santo ci faccia contemplare la storia nella prospettiva di Gesù risorto. In  tal modo la Chiesa, invece di stancarsi, potrà andare avanti accogliendo le sorprese di Dio.  Impareremo che Il Signore ci precede proprio là dove noi non avremmo mai pensato di incontrarlo o trovarlo. Coraggio, Lui è con te, non temere!

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