I bambini sahrawi, piccoli ambasciatori di pace dai campi profughi a Nembro

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Li chiamano “piccoli ambasciatori di pace”: con la loro presenza sono testimoni della lotta pacifica del loro popolo.

Sono i bambini sahrawi, anche quest’anno ospitati a Nembro grazie all’associazione senza scopo di lucro Mauja Sahrawi, che ogni estate si occupa dell’accoglienza di alcuni bambini sahrawi, una delle varie iniziative di solidarietà verso questo popolo.

Maima, Nayua, Teslem, Mohamed, Ahmed, Fatma, Amaima, Alì, Hmedou, tutti di 10 anni, provengono dai campi profughi nel deserto vicino a Tindouf (Algeria), parlano il dialetto hassanya, e a scuola studiano arabo classico, ma anche spagnolo e francese. L’unico adulto che li accompagna in questa “avventura” è Mustapha Hamada, che funge anche da interprete.

Il loro arrivo in bergamasca è parte di un progetto nazionale che vede coinvolte numerose associazioni, enti e istituzioni pubbliche dalla Lombardia al Veneto, dall’ Emilia Romagna alla Toscana, dal Lazio alla Sicilia. “I bambini vengono in Italia per controlli sanitari, per un periodo di svago e per testimoniare le gravi condizioni di precarietà in cui versa il popolo sahrawi – spiegano i volontari di Mauja -: la popolazione attende stremata da 42 anni la celebrazione di un referendum di autodeterminazione promesso dalle Nazioni Unite e che gli consentirebbe di ritornare alla propria terra: il Sahara Occidentale”.

Il Coordinamento di Associazioni pro Sahrawi promuove la permanenza dei bambini in Lombardia per due mesi, di cui due settimane in Bergamasca: dal 28 luglio al 6 Agosto sono stati ospitati presso le strutture dell’Oratorio di Nembro. “La quotidianità nei campi profughi – spiega il loro accompagnatore – consiste nell’andare a scuola e giocare all’aperto. Durante l’estate fa troppo caldo, si arriva anche a cinquanta gradi: l’esigenza primaria è di sottrarsi a queste difficili condizioni, e poter svolgere attività diverse dal solito, come andare in piscina e conoscere coetanei di cultura diversa. Sono molto entusiasti di tutti i nuovi stimoli, anche se alla fine dell’esperienza non vedono l’ora di tornare a casa, dalle proprie famiglie”.

“Quest’ anno l’accoglienza è arricchita dalla presenza di alcune volontarie del Servizio Civile Internazionale provenienti da Messico, Portogallo e Serbia – aggiungono i volontari di Mauja – mentre continua la collaborazione con il progetto E..state occupati del Comune di Nembro. La nostra è un’accoglienza di tipo comunitario, si sta insieme in modo molto libero e le fatiche delle giornate intense ci fanno amare ed apprezzare ogni anno questo periodo. I bambini non hanno difficoltà a socializzare, anzi: legano subito e si affezionano, e cercano molto il contatto fisico”. Diverse le realtà bergamasche che quest’ anno hanno dato ospitalità all’iniziativa: dal Rifugio Alpe Corte alla Cooperativa Città Alta, dall’Azienda Agricola ValRossa al gruppo di mamme del Maite, Ristobio, Gherim e Circolo Fratellanza di Casnigo.

Tra un tuffo in piscina, una visita in fattoria dove hanno potuto mungere delle capre, una gita al fiume, un salto in città alta con visita al Museo Caffi, tante passeggiate nel verde e giochi, il soggiorno in Bergamasca è volato. Ora i bambini andranno per dodici giorni al mare e passeranno una settimana a Monza, per poi ritornare nei campi profughi.

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