L’amico amareggiato con la Chiesa, con i preti reazionari, i laici che non ci sono…

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Conosco un collaboratore della mia parrocchia. Persona di eccezionale generosità. Ma amareggiato con la Chiesa, soprattutto della nostra diocesi: i preti – dice – sono reazionari, i superiori sono lontani, i laici “non ci sono”… Cosa pensi di questa fuga spirituale dalla Chiesa, quella del mio amico e di tanti altri? Giovanni

Mi pare eccessiva questa amarezza, caro Giovanni. Sono d’accordo che la Chiesa della nostra diocesi abbia pecche e fragilità sulle quali è necessario unattenzione e una cura tutta particolare, ma non facciamo “di ogni erba un fascio!”.

La Chiesa, realtà divina dentro la nostra fragile umanità

Lostentazione del tuo amico sulle debolezze della nostra Chiesa mi sembra un poco esagerata. Comprendo la necessità di prenderne consapevolezza, ma poi rimbocchiamoci le maniche per migliorarla, facendo del nostro meglio, senza scandalizzarci eccessivamente. La Chiesa, infatti, è realtà divina, “dentro” la nostra fragile umanità. La comunità cristiana non è un istituzione fine a se stessa, o un’associazione filantropica e nemmeno un gruppo di volontariato come ce ne sono tanti: essa è la Sposa di Cristo, il suo Corpo che continua a vivere nel tempo; è la madre e la maestra di ogni cristiano.

Fermo restando che Dio trae figli di Abramo anche fuori dalla Chiesa, proviamo ad interrogarci: “Dove rinasciamo nello Spirito? Dove riceviamo il nutrimento per la nostra fede? Da dove e da chi riceviamo l’annuncio del Vangelo? Dove impariamo a vivere la carità e a riconoscere Cristo presente nel povero, nell’immigrato, nel disoccupato?”. Nella Chiesa, i cui membri sono accomunati esclusivamente dall’incontro personale con il Signore Gesù e non da altro.

Il Corpo di Cristo, perciò, siamo noi, proprio noi, con i nostri doni, talenti, ricchezze, peccati e incoerenze!

Non esistono comunità cristiane perfette

È pura illusione credere che esistano diocesi, parrocchie, comunità religiose, ecc. perfette! Al contrario esiste questa Chiesa nella quale viviamo, questa diocesi nella quale camminiamo nella fede, questa parrocchia alla quale apparteniamo, questa comunità religiosa nella quale siamo stati posti per vocazione; chiese e comunità, dunque, composte da persone reali, con i loro desideri, ideali, e perché no, anche con le loro debolezze e le loro fragilità.

I motivi per evidenziare che, come dice il tuo amico, “i preti sono reazionari, i superiori sono lontani, i laici “non ci sono”, e quant’altro, potrebbero essere molti, ma le ragioni per benedire il Signore per il buon grano che, senza far rumore, cresce nelle comunità cristiane sono molto, molto di più. Infatti, sono numerosi i sacerdoti che si donano senza sosta per la propria comunità e fanno della propria vita un dono, i laici che sanno vivere il vangelo nella semplicità del loro quotidiano, dando il proprio contributo alla crescita della propria parrocchia, i giovani che, proprio in seno alle associazioni ecclesiali, hanno incontrato il volto e il cuore di Cristo e gli esempi potrebbero continuare.

Chiesa “semper reformanda”

Amiamola, dunque, questa Chiesa, santa e peccatrice e ricordiamoci che il concetto di “Ecclesia semper reformanda” non è solo un famoso slogan protestante, ma appartiene alla sua missione: essa, infatti, deve continuamente riesaminare sé stessa, per crescere nella misura della statura di Cristo e per mantenersi sempre fedele al vangelo, nell’azione e nella dottrina.  

Individuiamo, perciò, i punti deboli delle nostre Chiese e denunciamoli senza timore, ma diamoci da fare per tentare, nel nostro quotidiano, di renderla più evangelica! I santi, lungo il corso dei secoli, hanno agito proprio così.

Non fuggiamo, quindi, dalle nostre comunità cristiane anche se, forse, non danno una autentica testimonianza dell’amore di Dio, ma al contrario impegniamoci personalmente a crescere in santità di vita, così che l’intero Corpo di Cristo venga edificato anche grazie al nostro piccolo e forse nascosto contributo.

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3 commenti

  1. sito medio on

    Forse le valutazioni del nostro GIOVANNI sono eccessive, ii non fare di tutta l ‘erba un fascio, altrettanto condivisibile… non deve però costituire un alibi per voltarsi dall’altra parte rimanere inerti e lasciare che gli eventi si consumino nei secoli dei secoli… comunque un’inezia rispetto all’eternità. Non penso che lasciar passar giù il Brembo o il Serio a seconda della valle di appartenenza o rifugiarsi nel privato, sia la soluzione più in linea col Vangelo!

  2. silvana messori on

    La presa di coscienza della realtà non deve essere una fuga ma un modo per non sfuggire alle proprie responsabilità di appartenenza alla Chiesa di Cristo! le “crisi” di un cammino che mantiene sempre lo stesso passo, senza mai fermarsi per riflettere su ciò che ci sta accadendo attorno, sono sinonimo di “crescita” : Quando in una famiglia ci si accorge che il solito tran tran ha portato un distacco relazionale, portando i valori con cui abbiamo iniziato il progetto della nostra vita, ad essere ormai cosa morta, ci si dovrebbe chiedere se ci sia qualcosa che non serve più nell’agire, trovare una nuova via per riaccendere quell’amore e passione con cui ogni giorno dovremmo affrontare gli eventuali ostacoli, superandoli, e continuando il nostro cammino con occhi e orecchie aperte alle novità! Unico vero ostacolo è la rigidità con cui ci opponiamo alle sfide dell’oggi , non affrontandole nel modo dovuto con sagacia e umiltà!

  3. Fabio Baldelli on

    Credo che la cosa migliore per contribuire alla crescita della nostra Chiesa sia pregare e lavorare nel silenzio, perchè ai cuori chiusi si può rispondere solo così, cercando di essere umili, e non pretendendo che chi non ce la fa debba andare oltre le sue capacità. Sto cercando di imparare, anche se è difficile, che alle mancanze di amore che sentiamo dagli altri, noi dobbiamo imparare a diventarne supplenti, aumentando della stessa mancanza il nostro amore verso gli altri. Dio ha bisogno del nostro amore, anche se è già pieno di tutto e sembrerebbe non averne bisogno. Mi guida la sera del Getsemani, quando Gesù chiede ai suoi di vegliare con Lui e loro non ce la fanno. Gesù ci prova più volte a chiedere, in quel momento di bisogno, l’amore dei suoi discepoli, ma poi si rende conto che per loro è troppo difficile…

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