Il lavoro prezioso di Pietro, ragazzo con la sindrome di Down

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Pietro e Gabriella al CRE di Grumello del Monte

CRE di Grumello, ultima settimana. Come da abitudine passo, verso le 10, a prendere il caffè in cucina dell’Oratorio con le cuoche che stanno preparando per i circa 250 ragazzi che si fermeranno a pranzo. Solitamente, prendo anche una fetta di pane: il pane è un alimento al quale non riesco a rinunciare e nonostante mi riprometta di limitarne il consumo, se me ne viene offerta una fetta non la rifiuto.

Pietro taglia il pane, apparecchia. Prezioso collaboratore del CRE

Pietro sta tagliando il pane. È il suo lavoro, durante il CRE: taglia il pane, poi va ad apparecchiare e, con pazienza e precisione, colloca perfettamente al loro posto bicchieri, tovaglioli e posate. La sua mattinata trascorre così; infine, a mezzogiorno, si ferma a pranzo con gli altri animatori.

Torno alla mia visita in cucina. Pietro sta parlando e io, in modo scherzoso, mentre lui è girato, tolgo una fetta dal pane che Pietro ha tagliato e immediatamente riassemblato e cerco di richiudere la voragine lasciata nel pane. Probabilmente devo averlo fatto con la delicatezza di un elefante in una cristalleria, così che Pietro si gira di scatto, sorride, mi prende la fetta di pane dalla mano e con un elegante “grazie don!” la rimette al suo posto riportando il pane alla sua forma originaria. Partono le risate di Lory, Gabri, Giannina e delle mamme presenti: “doooon, non si ruba il pane! Bravo Pietro!”. Pietro ride di gusto, e riprende a tagliare, mentre da solo recita la parte che deve aver imparato con il gruppo “Gocce nell’Oceano” di Telgate, che tra le tante attività prepara diversi spettacoli ben curati con i ragazzi diversamente abili di cui si prende cura.

A proposito di Pietro e di persone disabili

Pietro, come ho visto soprattutto durante le prove, mette molta passione anche in questo. Mentre guardo a Pietro, che mi è caro, soprattutto per la sua bontà e la sua gentilezza, segni dei valori importanti e oggi assai rari a lui trasmessi dalla sua famiglia, penso all’importanza del lavoro per le persone disabili. Spesso, con grave errore dal mio punto di vista, si coglie di loro solo l’aspetto affettivo: importante, per carità, ma non totalizzante. Certo, Pietro ti abbraccia, ti accarezza, e tutti ricambiamo volentieri; ma è anche un gran lavoratore! Ha studiato alla scuola alberghiera e alcune mattine lavora presso il rinomato ristorante “Cascina dei Filagni” di Grumello. E questo secondo me è fondamentale. Il lavoro nobilita l’uomo, ogni uomo, perché riempie di senso il suo tempo orientando il suo fare. Con il lavoro l’uomo partecipa alla creazione del mondo, del mondo buono che Dio ci chiede di custodire e di amare. Il lavoro deve essere una priorità della politica, del bene della polis, e deve esserci per tutti, anche per chi affetto da disabilità lievi o gravi.

Il lavoro e la propria autonomia

Soprattutto in presenza di disabilità, è necessario il lavoro come palestra di autonomia, perché la persona deve poter fare tutto ciò che le sue condizioni permettono, cercando di raggiungere la maggior autonomia possibile. Su questo, dobbiamo essere sinceri, siamo ancora a un livello inadeguato. Soprattutto, si sprecano discorsi, anche dai toni culturalmente elevati, a favore di queste questioni, ma a tanta buona teoria non corrisponde una prassi credibile. Con l’Oratorio di Grumello a breve vorremmo mettere all’ordine del giorno l’impegno di provare una esperienza che, coinvolgendo il volontariato soprattutto giovanile, permetta la costruzione di palestre di autonomia per disabilità non gravi, per il bene di questi ragazzi e a sollievo delle famiglie. Non so fin dove potremo arrivare, ma non lasceremo nulla di intentato. Anche questo è Vangelo, è pastorale ordinaria. Ce lo dimostra uno dei nostri animatori, Pietro, ragazzo con la sindrome di Down, addetto alla cucina e al richiamo di un don affamato che ruba il pane.

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