“Un’estate in montagna” di Elizabeth von Arnim. Un romanzo per fuggire dalla routine

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“Adesso voglio tranquillità”. È più che un anelito del cuore, l’incipit del romanzo Un’estate in montagna” (Fazi 2018, Collana Le strade, pp. 200, 15,00 euro, titolo originale “In the Mountains”, traduzione di Sabina Terziani) di Elizabeth von Arnim, vero nome Mary Annette Beauchamp (1866 – 1941).  Donna colta e audace per i suoi tempi, autrice raffinata e prolifica di grande successo (tra i suoi 21 romanzi citiamo: “Il giardino di Elizabeth”, “Una principessa in fuga”, “La moglie del pastore”, il celebre “Un incantevole aprile”, “La fattoria dei gelsomini”), von Arnim visse a Londra, Berlino, in Polonia e infine negli Stati Uniti. Elizabeth si sposò due volte, nel 1891 con il conte tedesco Henning August von Arnim-Schlagenthin, figlio adottivo di Cosima Wagner. Dalle nozze nacquero cinque figli: quattro bambine e un maschio fra i cui precettori vi furono E.M. Forster e Hugh Walpole. Nel 1916 la scrittrice sposò in seconde nozze il duca John Francis Stanley Russell fratello maggiore del filosofo Bertrand Russell. Entrambe le unioni matrimoniali furono infelici, fra un matrimonio e l’altro, la von Arnim ebbe una relazione con H. G. Wells, scrittore britannico tra i più popolari della sua epoca, autore di alcune tra le opere fondamentali della fantascienza come “La guerra dei mondi”.

La romanziera britannica nata a Sidney in Australia, cresciuta in Inghilterra e morta negli Stati Uniti, pubblicò il presente volume per la prima volta in lingua inglese nel 1920. Il libro redatto sotto forma di diario che va dal 22 luglio al 15 ottobre 1919, risulta fortemente autobiografico. La casa editrice romana riedita con una nuova e accurata traduzione il testo che a distanza di quasi un secolo dalla sua prima edizione resta sempre attuale, non scalfito dalla patina del tempo. Cugina di Katherine Mansfield e amica di E. M. Forster, definita da H. G. Wells nella sua autobiografia come “la donna più intelligente della sua epoca”, von Arnim descrive lo stato d’animo di una tormentata figura femminile che scappa dalla routine oppressiva della propria vita per ritrovare la gioia di vivere in montagna, tra le alte quote. La I Guerra Mondiale è terminata da un anno, impossibile dimenticare tutti gli orrori e le devastazioni che un conflitto di tale portata ha causato. Elizabeth decide quindi di abbandonare Londra per rifugiarsi, dopo cinque anni di lontananza, nel suo chalet in Svizzera in cerca di silenzio, pace e tranquillità. La donna è rimasta molto segnata da tutto quello che i suoi occhi hanno visto: sangue, distruzione, lutti e lacrime. E pensare che un tempo aveva il sacro terrore della solitudine, non intesa come ordinaria solitudine fisica che a volte possiede la magica capacità di sanare un cuore ferito. Elizabeth si riferisce a quella “tremenda solitudine dello spirito che rappresenta la tragedia suprema di ogni vita umana”. Restare dunque seduta su questi pendii fioriti e profumati di miele a leccarsi le ferite, protetta e lenita da quel cielo azzurro che fa “pendant” con l’altro colore azzurro, quello dell’aria, che ha una tonalità sublime turchese sfumata di viola, per tornare presto a credere di nuovo nella bontà e nella compassione degli esseri umani. Occorrono quindi due o tre mesi al massimo di questa cura per riuscire a liberare l’anima da una tenebra disperata, ma soprattutto da una sfiducia nella vita che opprime il petto di Elizabeth. Solo in tal modo la donna una volta risanata sarebbe stata in grado di affrontare di nuovo l’inverno londinese. Nello chalet che solo un lustro fa risuonava delle voci degli amici più cari, adesso rimbomba il suono del silenzio, perché non c’è peggior dolore che ricordare i tempi felici quando non lo si è più. Ma il 14 agosto, giorno del compleanno di Elizabeth, accade qualcosa che spezza l’apatia e la depressione della donna.

Come nel romanzo “The Enchanted April” (1924), ammaliante inno all’arte della fuga che spesso corrisponde a un impellente desiderio di libertà, von Arnim celebra alcuni temi a lei molto cari, quello del bisogno d’indipendenza, di autodeterminazione, di solidarietà e di emancipazione femminile. Temi attuali, mai scontati, che inducono il lettore alla riflessione e che comunque in maniera più o meno palese attraversano tutta la sua produzione letteraria. I romanzi di Elizabeth von Arnim, redatti anche con una prosa elegante, acuta e scorrevole, non passano mai di moda, sono degli autentici classici, perché parlano a tutte le donne di oggi.

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