Il dossier avvelenato. Andrea Tornielli: “Un’operazione di potere volta a screditare il Papa”

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La vicenda di per sé angosciosa del documento in cui si chiede aPapa di dare le dimissioni ha alcuni risvolti degni dei (brutti) romanzi di Dan Brown: l’arcivescovo ed ex nunzio negli Stati Uniti Carlo MariViganò, dopo aver scritto che Francesco «incoraggia i lupi nel continuare a dilaniare le pecore del gregge di Cristo», cambia numero di cellulare e parte in aereo per una destinazione sconosciuta; dal luogo in cui si è nascosto, «temendo per la sua incolumità», continua però a rilasciare interviste a chi l’ha aiutato nella redazione/diffusione a livello mondiale del famoso comunicato; chi invece avanza dei dubbi sul contenuto di queste undici pagine dattiloscritte, può vedersi accusare di praticare l’arte della denigrazione. È successo ad Andrea Tornielli, vaticanista de La Stampa e autore di un blog molto visitato, Sacri Palazzi: sul quotidiano La Verità – lo stesso che in Italia ha pubblicato il testo di Viganò -, Giorgio Gandola lo ha descritto come un «vaticanista pompiere», che «nell’ansia di screditare l’autore del documento»avrebbe finito per voltare le spalle al Papa emerito Joseph Ratzinger.

«A Gandola, che in un recente passato pure diceva di apprezzare il mio lavoro di vaticanista, rispondo che la mia stima per Benedetto XVI rimane immutata e che non ho mai scritto una riga in tono denigratorio contro l’arcivescovo Viganòafferma Tornielli –: non ho rimestato gli episodi più o meno spiacevoli e tutti da provare di cui sarebbe stato protagonista in passato (relativi a Vatileaks e a un contenzioso con dei parenti per questioni di eredità, ndr), perché un certo modo di intendere il mestiere di giornalista non mi appartiene. Mi sono limitato a prendere sul serio l’invito che il Papa ha rivolto ai reporter che erano con lui sull’aereo, al ritorno da Dublino: ho letto con attenzione il comunicato-denuncia di Viganò e ho cercato di valutare la consistenza delle accuse portate dall’ex nunzio apostolico a Washington; confrontando i dati, mi è parsa chiara l’enormità di un’operazione di potere volta a screditare Francesco, ricorrendo strumentalmente alla questione drammatica degli abusi sessuali sui minori».

In questi giorni, in Internet, molti siti cattolici tradizionalisti o filolefebvriani sono entrati in fibrillazione: si cita appunto la«testimonianza» di Viganò per affermare – in sostanza – che Papa Francesco avrebbe coperto un ecclesiastico pedofilo.

«È un caso molto interessante di distorsione delle notizie. Quest’anno, a giugno, una commissione della Chiesa statunitense ha giudicato “credibile e fondata” l’accusa contro l’arcivescovo emerito di Washington, cardinale Theodore McCarrick, di aver abusato sessualmente di un minore, cinquant’anni fa. Papa Francesco ha subito escluso dal collegio cardinalizio McCarrick e gli ha ordinato di condurre vita ritirata finché non sarà stato giudicato in un processo canonico. Per trovare un provvedimento analogo nella storia moderna della Chiesa bisogna tornare al 1927, anno in cui fu tolta la berretta cardinalizia al gesuita Louis Billot, che aveva aderito a un movimento politico già condannato da Pio XI, l’Action française.Ripeto, solo quest’anno sono emerse accuse relative ad abusi di McCarrick su minori: né Giovanni Paolo II, che lo nominò vescovo a Metuchen, arcivescovo a Newark e quindi arcivescovo a Washington; né Benedetto XVI, che secondo Viganò gli avrebbe raccomandato, senza successo, di vivere ritirato; né Francesco nei primi cinque anni di pontificato hanno mai saputo di abusi ai danni di minorenni».

Viganò sostiene però che già da molti anni fossero noti i comportamenti scandalosi di McCarrick, come corruttore di «generazioni di seminaristi e sacerdoti».

«Alla questione se tali condotte davvero fossero note da tempo a Francesco e ai suoi predecessori arriverò tra un attimo. Intanto, vorrei rimarcare una distinzione che non ha affatto un carattere “bizantino”: che un vescovo molesti sessualmente delle persone adulte è di per sé un fatto ignobile, e nel caso di McCarrick lo scandalo è accresciuto dall’elemento dell’“abuso di potere” a livello psicologico, dato che egli lo faceva con preti e seminaristi delle sue diocesi. Tuttavia, questi episodi non possono essere ricondotti alla voce “pedofilia”: l’abuso sessuale commesso su un bambino o un adolescente ha evidentemente una maggiore gravità, e anzi costituisce un “crimine ripugnante causa di sofferenza e vergogna”, secondo le parole usate da Bergoglio a Dublino. Significativamente, non appena si è avuta la certezza che McCarrick si era reso responsabile di questo delitto, il Papa lo ha escluso dal collegio cardinalizio: una sanzione senza precedenti, negli ultimi 91 anni».

Viganò scrive che da tempo, presso la Congregazione per i Vescovi, era stato raccolto «un dossier grande così» su McCarrick; aggiunge anzi di aver saputo dal cardinale Giovanni Battista Re che Benedetto XVI, nel 2009 o nel 2010, aveva comminato delle sanzioni allo stesso McCarrick: gli aveva proibito tra l’altro di celebrare in pubblico, di viaggiare e di tenere conferenze.  Di queste misure, però, ci si è rapidamente dimenticati?

«Non metto in dubbio che queste “sanzioni segrete” siano esistite, se Viganò ne parla. Ma sulla loro reale portata è lecito farsi delle domande. Tra il 2012 e il 2013 McCarrick venne per ben tre volte in visita in Vaticano, insieme ad altri vescovi statunitensi: le immagini televisive lo mostrano anche mentre saluta cordialmente il Papa al termine dell’ultimo incontro di Benedetto XVI con i cardinali, il 28 febbraio 2013, il giorno delle dimissioni. Insomma, quelle sanzioni non vennero affatto rispettate da parte dell’interessato durante il pontificato di Ratzinger, il Papa che gliele aveva comminate».

Viganò parla della nomina di McCarrick a Washington, nell’anno 2000…

«Rileggiamo i fatti. Con Papa Wojtyła McCarrick, che già era stato ausiliare a New York, fu nominato vescovo di Metuchen nel 1981, arcivescovo di Newark nel 1986 e infine, nel 2000, arcivescovo di Washington: c’è bisogno di sottolineare l’importanza e la delicatezza di questo incarico, nella capitale federale degli Stati Uniti? Viganò spiega questa brillante carriera ecclesiastica sostenendo che nell’anno 2000 Giovanni Paolo II fosse “già molto malato” e non avesse un pieno controllo di quanto stava avvenendo. Lo dipinge quasi come un Papa incapace di intendere e di volere, vittima del suo entourage».

La cosa non suona un po’ irrispettosa? Nel 2000, Giovanni Paolo poté ancora presenziare ai principali incontri e cerimonie ufficiali del Grande Giubileo.

«Non solo: io ero al seguito, quell’anno, in occasione dei viaggi di Giovanni Paolo II in Egitto, in Terra Santa e in Portogallo. Nessuno aveva l’impressione di trovarsi di fronte a un uomo gravemente debilitato, non in grado di esercitare adeguatamente il suo ufficio, anche per quanto attiene ai decreti di nomina dei vescovi. Ricordiamo che Karol Wojtyła sarebbe vissuto ancora per cinque anni!».

Torniamo alle sanzioni che sarebbero state comminate in seguito da Benedetto XVI, attorno al 2009-2010, come afferma Viganò.

«Effettivamente in quel periodo McCarrick se ne andò dal seminario neocatecumenale “Redemptoris Mater” di Washington, dove precedentemente abitava. Ma continuò a celebrare pubblicamente la Messa, apparve più volte in televisione e partecipò a serate di gala, talvolta insieme allo stesso Viganò, che all’epoca non pareva scandalizzato all’idea di dover concelebrare e posare per le fotografie accanto a un autore di abusi sessuali».

Ecco, su questo punto in Internet si trova un video che lascia perplessi. Nel maggio del 2012, Theodore McCarrick ricevette unonorificenza; a tessere il suo elogio fu proprio il nunzio Carlo Maria Viganò, che lo descrisse come «un prete, un vescovo, un arcivescovo e un cardinale tanto amato da tutti noi».

«Da diplomatico, è chiaro che non poteva parlar male di McCarrick in un’occasione pubblica. Adducendo qualche scusa avrebbe però potuto evitare di partecipare alla cerimonia, dato che si svolgeva a New York, non a Washington. In realtà, si ritorna al problema delle sanzioni segrete adottate da Papa Ratzinger: qual era la portata di questi provvedimenti? Se davvero a McCarrick era stato prescritto di chiudersi in un convento e di evitare gli incontri pubblici, il compito di fare rispettare queste misure sarebbe stato proprio del nunzio, rappresentante diretto del Papa negli Stati Uniti, ovvero dello stesso Carlo Maria Viganò. Che invece non ci dice, per esempio, di aver chiesto udienza a Papa Benedetto per comunicargli che quelle istruzioni segrete erano quotidianamente disattese. In ogni caso, Ratzinger lo doveva sapere già: nei primi quattro mesi del 2012 si era visto arrivare in Vaticano McCarrick per ben due volte».

In breve: quali «dati solidi» si possono ricavare dalla lettura del comunicato dell’arcivescovo Viganò? Leggendolo, si ha l’impressione che i crimini contro i minori restino sullo sfondo: in primo piano sono le beghe vere o presunte tra alti prelati e la polemica insistita dell’autore contro un’ideologia «filo omossessuale» (è scritto proprio così, benché il testo sia stato sottoposto a editing giornalistico prima della pubblicazione) che si starebbe diffondendo nella Chiesa.

«Ricostruirei così la cronologia dei fatti accertati: sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, McCarrick fu promosso più volte, anche a un’importantissima sede vescovile. Nel 2005, raggiunta l’età dei 75 anni prescritta dal diritto canonico, egli rassegnò le proprie dimissioni da vescovo; queste però non furono accettate subito da Benedetto XVI, ma trascorse ancora quasi un anno. Recentemente, invece, quando è divenuto noto l’episodio di abuso su un minore commesso molto tempo fa, Papa Bergoglio ha estromesso Theodore McCarrick dal collegio dei cardinali. Che logica c’è, nellattribuire proprio a Francesco un atteggiamento omertoso sulla questione? E non sono certamente io, come sostiene Gandola, ad aver cambiato opinione su Ratzinger: è il comunicato di Viganò ad avere un effetto paradossale. Infatti, pur di screditare Francesco, l’ex nunzio finisce per coinvolgere in una trama di allusioni e insinuazioni anche san Giovanni Paolo II e Benedetto XVI».

Quali segni lasceranno il «Memoriale Viganò» e le polemiche di questi giorni? In America Matthew Schmitz, del mensile neoconservatore First Things, ha scritto sul New York Times che nella Chiesa cattolica sarebbe iniziata «una guerra civile a tutto campo»; e ribadisce – manco a dirlo – che Bergoglio dovrebbe dimettersi.

«No, non siamo a una “guerra civile”, perché il popolo di Dio nel suo complesso si tiene alla larga da certe trame clerico-mediatiche, e Francesco non si lascerà intimidire. Tuttavia sono rimasto sgomento, dopo aver letto che alcuni vescovi americani, all’indomani della pubblicazione del comunicato di Viganò, hanno espresso solidarietà e apprezzamento nei suoi confronti. In quanto vescovi, si suppone che credano nella costituzione divina della Chiesa e nella successione apostolica: a crearli vescovi è stato appunto il successore di Pietro, il Papa, figura a cui dovrebbero portare affetto e obbedienza. Che qualcuno possa arrivare allo sproposito di pretendere le “dimissioni” del Pontefice, è indicativo di una crisi che oggi attraversa la Chiesa, a partire dagli Stati Uniti, dove alcuniambienti fomentano un clima para-scismatico, allineandosi alleposizioni dei politici ultraconservatori».

Mediante il comunicato dell’arcivescovo Viganò, si è cercato diprocedere a una sorta di impeachment nei riguardi del Papa?

«Era già successo un anno fa, con la pubblicazione di una Correctio filialis a cui è seguita, nello scorso gennaio, una Professio delle verità immutabili sul matrimonio: in questi due documenti (tra i firmatari del secondo c’è lo stesso Viganò) si prendono di mira, con l’accusa che propagherebbero delle “eresie”, i contenuti dell’esortazione apostolica Amoris laetitia».

Era un tentativo di mettere Francesco con le spalle al muro, inducendolo a «ritrattare»?

«Sì, ma è miseramente fallito. Così, questi sedicenti custodi dell’ortodossia e della morale cattolica hanno pensato di percorrere un’altra strada: proprio loro, che dicono di voler difendere l’istituzione familiare, non hanno avuto alcuno scrupolo a lanciare contro il Papa una palla di fango mediatica, mentre era intento a celebrare l’Eucaristia a Dublino, in occasione del IX Incontro Mondiale delle Famiglie».

 

 

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