La “carne” del Verbo e la nostra

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In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli (Vedi Vangelo di Marco 7, 31-37).

Per leggere i testi liturgici di domenica 9 settembre, ventitreesima del Tempo Ordinario “B”, clicca qui.

Gesù si reca in terra straniera: Tiro e Sidone sono nel paese dei cananei, l’attuale Libano. La Decapoli è una federazione di dieci città, che parlano la lingua greca. Terra pagana, dunque.

Il sordomuto “toccato” dal Signore

In questa terra pagana, Gesù è pregato di guarire un sordomuto. Gesù non solo lo guarisce, fa pone i gesti che rendono visibile e vistosa la guarigione: lo prende in disparte, gli pone le dita nelle orecchie, gli tocca la lingua con la saliva. Non solo, ma dice con le parole quello che sta facendo con i gesti: effata, “apriti”. Gesù usa lo stile del profeta: parla con il corpo, si potrebbe dire, le sue parole “prendono corpo”.
Davvero il Regno di Dio è arrivato. Gli occhi dei ciechi si aprono e le orecchie dei sordi si schiudono, come dice Isaia nella prima lettura. Il Regno è arrivato e si vede, davvero, che è arrivato e si sente.
Il Regno “tocca” gli uomini, la loro “carne”.

La carne del Signore e il nostro cristianesimo scarnificato

Suona come un rimprovero, questo, per tanto cristianesimo moderno che, spesso, ha scarnificato il messaggio cristiano, facendolo diventare o pretesto per dotte elucubrazioni, o spunto per contemplazioni estetiche, o puntello per il proprio potere… e tante altre cose. Come è invece straordinariamente efficace, invece, quel termine che semplifica tutto: Dio arriva a noi attraverso la carne, l’umanità fragile. È quella del Verbo che “si fece carne”, quella dei malati che lui guarisce, quella del cieco di oggi, toccato nelle orecchie e sulla lingua dalla saliva del Signore. Ce lo ricordiamo quel detto celebre di Tertulliano, uno dei più antichi scrittori cristiani (vive tra il 155 e il 230 dopo Cristo): caro salutis est cardo. “La carne è il cardine della salvezza”. È per questo che per ognuno di noi, ancora e sempre, la “salvezza” arriva attraverso pane, vino, olio, parole umane… e poi le mani dei fratelli che ci toccano, ci stringono, ci abbracciano. Caro salutis est cardo.

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