La vocazione: un fondamentale educativo dimenticato

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Un fondamentale educativo dimenticato. Gli obiettivi del sistema educativo sono indirizzati ad aumentare le capacità dei giovani affinché, una volta terminato il loro percorso di studi, siano in grado di inserirsi nel mercato del lavoro. Tutto si concentra sulle prestazioni da raggiungere: il voto, il test Invalsi per la media Ocse, il debito scolastico da recuperare. Al termine i risultati sono altalenanti: spesso da attribuire alla connessione tra mondo della produzione e mondo dell’istruzione, altre volte all’intraprendenza dei giovani o alla scarsa offerta di occupazione.
Quando si raggiunge l’obiettivo, però, ci si accorge di una diffusa insoddisfazione per le attività svolte: per la remunerazione, per il ruolo ricoperto, per la precarietà. Questo è dovuto a diverse motivazioni: un lavoro che non risponde alle attese, un’insicurezza per un futuro imprevedibile, un reddito non sufficiente a raggiungere uno stile di vita. In parte le motivazioni sono dovute da un contesto che alimenta desideri sempre nuovi, usa e getta, che alimentano i consumi: questo è certamente importante per l’economia, ma lascia le persone dove sono, allo stesso posto. Acquistare un nuovo smartphone fa sentire inseriti nel gruppo, ma non cambia di un millimetro la condizione sociale di partenza.
Così i giovani, quelli che hanno investito nel sistema educativo, si ritrovano delusi. A cosa serve tanta fatica?
C’è un fondamentale nell’educazione che rimane in ombra, sembra dimenticato. I giovani non hanno bisogno solamente di trovare un mestiere, un’occupazione. Prima di questo i ragazzi e le ragazze hanno una necessità vitale di scoprire la propria vocazione.
La differenza è essenziale, perché arrivare a un lavoro è importante – rende indipendenti –, ma non permette di misurare se stessi all’interno di una società, se non con il metro finanziario. La vocazione, invece, introduce a un paradigma nuovo. Nella vocazione si misura la propria vita non sul consumo o su desideri indotti dall’esterno, ma su altri coerenti a una meta.
La vocazione, qualsiasi essa sia è liberante: mantiene legati alla realtà e permette una mobilità se non sociale, almeno personale.
All’interno del sistema educativo l’attenzione alla prestazione degli studenti finisce per dimenticare un tassello essenziale: la vocazione che si rapporta non con parametri teorici, ma con le caratteristiche concrete di ognuno.
La vocazione introduce criteri etici per la scelta a cui si è chiamati. Per iniziare a interpretarli potrebbero essere un faro le parole di Papa Francesco, quando durante l’Angelus, rivolto ai giovani italiani la domenica successiva all’intenso incontro svolto a Roma, il 12 agosto 2018: “Oggi vi esorto ad essere protagonisti nel bene! Protagonisti nel bene. Non sentitevi a posto quando non fate il male; ognuno è colpevole del bene che poteva fare e non ha fatto. Non basta non odiare, bisogna perdonare; non basta non avere rancore, bisogna pregare per i nemici; non basta non essere causa di divisione, bisogna portare pace dove non c’è”.Andrea Casavecchia

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