Le immagini sono un seme di magia nelle storie. L’arte di Maria Luce Possentini al Festivaletteratura

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“L’illustrazione dev’essere un seme che fa crescere la magia nelle storie”. E’ così che Sonia Maria Luce Possentini racconta il suo mestiere ai bambini al Festivaletteratura di Mantova. Artista dal tratto finissimo, vincitrice del Premio Andersen, autrice con Bianca Pitzorno de “La canzone di Federico e Bianchina” (Mondadori), appena uscito nelle librerie, ha ripercorso davanti ai giovani lettori il suo percorso, fin dall’infanzia: “Mio padre aveva l’hobby della pittura e io trascorrevo ore a guardarlo. Ho iniziato da piccola a disegnare, prima con i pastelli a cera, poi con acquerelli e pastelli. Ero molto timida e la mia maestra alla scuola elementare ha scoperto che riusciva a farmi esprimere al meglio attraverso il disegno, così ha incominciato ad appendere al muro i miei lavori, rendendomi più forte e fiera di me stessa. Sonia Maria Luce non ha preso subito la strada dell’illustrazione: “Volevo fare la restauratrice, ho seguito tutto il percorso formativo necessario, ho imparato le tecniche di disegno, la pittura, l’uso dei materiali. Poi invece ho cambiato strada. C’è voluto molto tempo, molti anni per arrivare al punto a cui sono ora. Nessun talento si sviluppa senza allenamento”. L’autrice ha ripercorso le diverse fasi che portano alla preparazione di un albo illustrato: dalla commissione delle case editrici fino alla costruzione dello “storyboard”, cioè lo schema e lo spazio delle pagine, la preparazione delle illustrazioni prima “in brutta” e poi in bella, usando le tecniche preferite, l’assemblaggio grafico, la stampa. “A volte ci vuole quasi un anno per passare dall’idea al libro – ha chiarito -. Gli autori sono due, lo scrittore e l’illustratore, e accanto a loro ci sono molte persone che contribuiscono al processo di produzione editoriale”. Possentini ha mostrato ai giovanissimi spettatori le sue tecniche di lavoro: le polveri colorate, la gomma fatta come una matita a punta fine con cui disegna, i pastelli, i pennarelli, i colori a olio. Sotto gli occhi dei ragazzi, in pochi minuti, ha tratteggiato un paesaggio lunare pieno d’incanto. E ha mostrato i suoi ultimi lavori, come quello appena ultimato con la Pitzorno: “E’ una storia vera – ha spiegato – che parla di due bambini vissuti nel 1.400”. I capolettera ricordano le miniature dei monaci rinascimentali, i disegni sono in perfetta armonia con il linguaggio poetico, musicale scelto dalla Pitzorno per narrare una vicenda curiosa e triste di un matrimonio combinato e mai realizzato tra due giovanissimi eredi di famiglie nobili. Ambientato a Genova, offre un assaggio dell’atmosfera e della vita quotidiana dei bambini di allora. Con la giusta dose di magia.

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