Una ritualità lontana dalla fede: il mondo dei giovani a cosa si affida?

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“In una tasca Santa Rita, la santa dell’impossibile, nell’altra Padre Pio che fa i miracoli. Ora sono pronta per l’esame”. Capita di sentir pronunciare frasi come queste nei corridoi dell’università dove si incontrano studenti in preda all’ansia prima di un esame universitario. Uno spunto per riflettere: in una società in cui molti giovani si sono allontanati dalla Chiesa e in generale dalla religione, molti continuano comunque a cercare sicurezza e riparo in piccoli riti e oggetti portafortuna, come se ci fosse comunque una dimensione, a cui è difficile dare un nome, che sfugge alla razionalità e alla pianificazione. Mettere sempre un braccialetto sul polso sinistro il giorno di un esame, usare ad ogni partita lo stesso elastico per capelli, urlare sempre la stessa frase sul palcoscenico prima di andare in scena: sono tutti metodi per tranquillizzarsi.

RITI E BUONE ABITUDINI PER SENTIRSI A CASA

Un rito può essere anche il semplice ritrovarsi alla domenica a pranzo per una famiglia o l’appuntamento del sabato sera per una compagnia di amici, una buona abitudine dopo una settimana densa di impegni. Oppure può essere qualcosa che richiama l’idea di casa. “Cucinare torte è il mio modo per sentirmi a casa #fuorisede” si legge sullo Young’s Wall sul sito www.beyoungs.it del Progetto Young’s, che raccoglie tante storie di giovani. Tra tanti pensieri ricchi di speranza, energia, voglia di mettersi in gioco e di combinare qualcosa di bello in questa vita, emergono aspetti che portano serenità, a loro modo, nel ritmo quotidiano.
La ritualità della fede, invece, risulta sempre più lontana dalla quotidianità, ma nonostante ciò la spiritualità rimane sempre fondamentale anche nei giovani e lo si può ben notare dai pensieri affidati allo Young’s Wall. Qui si possono leggere diverse opinioni riguardo la fede, ma allo stesso tempo si può notare anche la volontà di mettere in luce i problemi legati ad essa. “Per me la messa è importante, ma per tante persone ho l’impressione che sia soltanto un’abitudine”: un rito che richiede un impegno costante con una determinata cadenza, ma che allo stesso tempo non può e non deve essere scambiata per una qualsiasi abitudine.

UNO SGUARDO PIU’ AMPIO SULLA REALTA’

Tra i tanti riti che compiamo, se ne potrebbe aggiungere uno per aiutarci a riflettere: guardare dall’esterno per avere un sguardo più ampio, per chiederci se ciò che riusciamo a fare è veramente solo frutto di semplice fortuna o se in ciò si nasconda dell’altro. Da piccola, in uno dei tanti cartoni animati in tv, ho visto un episodio in cui il protagonista voleva assolutamente indossare lo stesso paio di calzini ad ogni partita di calcio. I calzini a lungo andare, però, si rovinano e la madre li butta via, comprando dei calzini identici al ragazzo che li indossa ignaro di tutto. Nella partita decisiva per il campionato, il protagonista segna un rigore all’ultimo minuto e la madre gli fa notare che i calzini non sono più gli stessi, ma che ha comunque disputato un’ottima partita. Un esempio banale che, però, ci aiuta a ricordare che ciò che siamo va oltre ogni rito scaramantico o portafortuna.

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