La rete, i grandi cambiamenti. Le prospettive. A proposito del convegno del nostro settimanale

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Il nostro settimanale organizza un convegno che ha luogo sabato 20 ottobre,
presso la “Sala Piatti” nel centro storico di Bergamo Alta.
Abbiamo chiesto al nostro collaboratore Giovanni Cominelli
di reagire ad alcuni dei temi portanti del convegno 

La percezione da parte delle grandi organizzazioni civili – partiti, associazioni culturali, parrocchie, giornali, mass-media – che le sfide della comunicazione stanno cambiando rapidamente è piuttosto diffusa e crescente. L’iperdigitalizzazione dell’individuo e la comunicazione a Km. zero stanno cambiando ricevente e trasmittente. Che cosa diventa il ricevente, cioè l’Altro? Rispondere a questa domanda perenne e cangiante è la pre-condizione per accedere alle nuove strade e ai nuovi metodi della comunicazione.

L’Altro sta diventando un altro

L’Altro, infatti, sta cambiando. Occorre fare i conti con il mutamento antropologico di cultura e di mentalità, che sta accadendo al punto di intersezione tra globalizzazione e digitalizzazione. La Rete ha prodotto un effetto a prima vista paradossale: ha fatto esplodere e dilatare i confini dell’Io individuale. Automaticamente e in linea di principio, un individuo parla al mondo intero e si rende visibile al mondo intero. Si guarda in uno specchio in cui tutti contemporaneamente guardano. Ora, se “il privato” di ciascuno è sciolto nel melting pot della comunicazione permanente, cade anche il senso dell’intimità e del pudore, che è il fondamento della libertà. Questa nuova collocazione dà alla persona un’enorme coscienza riflessa di sé, ne potenzia il lato della consapevolezza di potenza. E, al tempo stesso, esaspera le tendenze narcisistiche, che tutti noi abbiamo, e dilata oltre misura le potenzialità espressive di ogni nostra passione, sentimento, pulsione, istinto. L’iper-digitalizzazione stira e deforma tutto il nostro essere, l’intelletto e i comportamenti etici. Leibniz aveva inconsapevolmente, ma acutamente, prefigurato tale condizione umana, quando, tra le metà del ‘600 e il primo Settecento, scriveva di monadi blindate l’una rispetto all’altra e capaci di comunicare solo attraverso l’intermediazione in Dio, in cui ciascuna si rispecchia. Il Dio di oggi è diventato Google, ma l’effetto è lo stesso. E’ un universo in cui gli individui sono solitudini assolute, che parlano ad altre solitudini, senza mai riuscire veramente a incontrarle. Una persona/individuo siffatta fa più fatica a costruire la propria unità/identità, più fatica a richiamare i propri sparsi frammenti all’unità dell’Io, più fatica ad aggiustare i comportamenti, più fatica a praticare “l’essere presso di sé nell’altro”, che è l’essenza del riconoscimento, secondo Hegel. Benchè appaia paradossale, abbiamo davanti un individuo più potente e più fragile, più incerto nelle scelte, più labile eticamente.

Sta dunque arrivando una sorta di nascente “alienazione digitale”.

Le inquietanti prospettive future

Se dalla dimensione relazionale-conoscitiva passiamo a quella affettiva-emozionale, la digitalizzazione fa scattare di un’orbita quantica la tendenza “naturale” alla socievolezza e all’insocievolezza che abita in noi. La Rete ha fatto esplodere l’Ego, rispetto al quale la Realtà, la Verità, l’Altro tendono a diventare variabili dipendenti. L’Io è diventato un Super-Io, nel senso nietzscheano del termine, tutto il contrario del Super-Ego freudiano, che tende a bloccare l’Ego e a disciplinarlo dentro i rigidi vincoli socio-familiari. Il Virtuale sta piegando il Reale, ne diventa una quarta dimensione. I social-media sono il teatro di questa trasformazione e della prefigurazione della società futura.

Intanto i processi di iperdigitalizzazione hanno incrociato lo sviluppo accelerato delle bio-nanotecnologie, che ci stanno portando nei prossimi decenni verso il post-umano e il transumano in uno scenario di “Nuova Genesi”. Non si tratta qui di quella tappa dell’evoluzione umana, denominata “Noosfera” da Teilhard de Chardin, che apre la strada alla “Cristo-sfera” e al punto Omega della storia umana. L’Homo sapiens appare all’orizzonte come Homo Deus, creatore della vita e signore della morte. Benché tali scenari siano ancora un punto lontano sulla linea evolutiva della storia umana, è invece già attuale il fatto che i social-media sono diventati uno dei luoghi fondamentali della formazione della coscienza individuale e di quella pubblica, in competizione crescente con la famiglia, la scuola, la parrocchia, l’oratorio…

Anche per i credenti: capire

La battaglia culturale per l’umano si combatte, in primo luogo, lì dentro, in prima linea. Ha a che fare tutto ciò con la formazione/costruzione della coscienza religiosa? C’entra tutto ciò con la costruzione del senso religioso, la cui essenza è l’assunzione consapevole della propria finitudine e la domanda di un Altro che la salvi? Dal punto di vista dei credenti, la sfida radicale riguarda insieme l’Umano e il Religioso. Non si è aperta oggi. E’ stata posta e riproposta dall’Umanesimo in avanti, negli ultimi 500 anni. Oggi ha compiuto un salto.

Se questo è il quadro, sinteticamente tracciato, il primo passo intellettuale da compiere è quello della comprensione delle poste in gioco della condizione umana presente. Occorre molto di più che un necessario aggiornamento degli approcci comunicazionali o del know-how tecnologico. Anche per organizzazioni abituate da decenni ai tradizionali mezzi di comunicazione, il salto tecnologico non è impraticabile. E’ quello culturale il più difficile.

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