La vita, la morte, la giustizia e la fede: orizzonti e confini nel film “Il verdetto”

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«Mi chiamo Fiona Maye, ma in tribunale mi chiamano Vostro Onore». Nel film “The Children-Act”, “Il verdetto” un giudice dell’Alta Corte britannica ha il potere di stabilire se un minore debba morire o continuare a vivere. La decisione che prende la giudice Fiona Maye (interpretata da una magnifica Emma Thompson) fatalmente cambierà per sempre il destino e la prospettiva di entrambi i protagonisti. La pellicola, diretta da Richard Eyre, è tratta dall’omonimo romanzo dello scrittore Ian McEwan, edito in Italia da Einaudi nel 2014 e ora rieditato per l’uscita del film, con il titolo “La ballata di Adam Henry”, tradotto da Susanna Basso.

Il celebre scrittore inglese, che ha firmato la sceneggiatura del film (incisivi i dialoghi), per la stesura del romanzo aveva tratto ispirazione dal caso di un giovane diciassettenne Testimone di Geova malato di leucemia, che rifiutò di sottoporsi alle trasfusioni, fondamentali per la speranza di sopravvivere, un caso realmente accaduto. “Mi sono imbattuto nella storia di un adolescente Testimone di Geova che rifiutava una trasfusione di sangue necessaria per salvargli la vita. L’ho vista come una sfida, uno squarcio fra lo spirito secolare laico della legge e una fede religiosa sincera” ha precisato Ian McEwan in una recente intervista al quotidiano britannico “The Guardian”.

«Sono sempre troppo impegnata, la legge può impadronirsi della tua vita» afferma My Lady Fiona Maye, eminente e integerrima giudice dell’Alta Corte, specializzata in diritto di famiglia, chiamata ogni giorno a decidere su casi difficili e controversi. Quando la porta si apre, dopo che il suo assistente le ha messo in mano la cartellina nera ed entra nell’Aula del tribunale, Vostro Onore Fiona Maye è concentrata sul suo lavoro, che considera una missione. Questa missione l’ha, però, portata a trascurare il matrimonio, che sta scivolando verso la fine. Il marito di Fiona, interpretato da Stanley Tucci, sentendosi ogni giorno più trascurato, ha persino espresso l’intenzione di tradire sua moglie: «Non so come dirtelo, ma credo di volere un’amante».

Un giorno le porte dell’aula si spalancano su un caso ancora più difficile e controverso. Adam Henry (Fionn Whitehead), un minore brillante e intelligente, è ammalato di leucemia e i medici che lo stanno curando ritengono che solo una trasfusione possa salvargli la vita. Adam però, in accordo con i genitori, rifiuta la trasfusione, perché Testimone di Geova. Se per ubbidire a un precetto religioso Adam Henry preferisce lasciarsi morire, Fiona per comprendere meglio la difficile situazione decide di recarsi in ospedale per incontrare il ragazzo. Questo incontro, scandito dai versi del poeta irlandese William Butler Yeats “Mi invitò a prendere la vita così come veniva, come l’erba cresce sugli argini”, recitati da Fiona Maye, mentre Adam Henry suona la chitarra, mette in luce l’estrema vulnerabilità del giudice che riscopre la propria umanità e il desiderio di salvare il proprio matrimonio. Invece Adam Henry che all’inizio dice: «È venuta per farmi cambiare idea?» grazie a Fiona, vede poi il mondo con occhi diversi.

Il titolo di questo coinvolgente film che ha il merito di far riflettere sull’inevitabilità della morte e sul valore della vita, si riferisce al Children Act dell’anno 1989, una legge con cui il Parlamento inglese ha definito le funzioni attribuite agli enti locali, ai tribunali, ai genitori e alle agenzie del Regno Unito, al fine di garantire e promuovere il benessere dei minori. Su queste basi la decisione del giudice Maye è facilmente intuibile. «Il benessere del minore deve essere per la Corte la priorità assoluta», perché «la vita è più preziosa della dignità».

La pellicola tratta un tema di alto spessore morale, quando è la giustizia a definire il confine tra la vita e la morte, reso ottimamente da tutti gli interpreti capeggiati da Emma Thompson. La talentuosa attrice inglese, nata a Londra nel 1959, due volte Premio Oscar, conquista lo spettatore con il suo sguardo intenso e profondo che rivela dubbi e indecisioni, nonostante il carattere fermo e autoritario, che stanno dietro alle soluzioni estreme e alle scelte che la giudice Fiona Maye, amante della musica classica, quotidianamente è costretta a prendere.

“Il benessere, il bene, si misurava nel sociale. Un bambino non è mai un’isola. Aveva pensato che le

sue responsabilità non andassero oltre le mura dell’aula”, scrive McEwan nelle pagine finali del testo, autore sempre bravissimo nell’orchestrare drammi etici, sia riguardino le singole persone sia l’intera collettività.

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