Matrimonio, divorzio. Cuore duro e misericordia

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In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: “Che cosa vi ha ordinato Mosè?”. Dissero: “Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla”.

I farisei e gli amici. Il confronto “in casa”

Gesù parla di matrimonio e divorzio. È un dialogo, un confronto con alcuni farisei che si rivolgono a lui “per metterlo alla prova”. Vorrebbero coinvolgerlo nel dibattito molto vivo nel mondo religioso ebraico tra una scuola molto severa, quella del rabbino Sciammai, che ammetteva il divorzio solo nel caso di immoralità grave e una scuola molto lassista, quella di Hillel, che ammetteva il divorzio per un qualunque difetto, anche involontario. Qualunque risposta rischia di compromettere Gesù verso l’una o l’altra scuola. Gesù se la cava egregiamente, come sempre. La sua risposta va oltre il dibattito e torna alle radici, alla volontà stessa di Dio che, all’origine, ha creato l’uomo e la donna perché fossero una sola carne. Dunque il divorzio non è un diritto del maschio che può “licenziare” la propria moglie, come pensano i farisei e, soprattutto, Dio ha voluto un matrimonio unico, monogamico, indissolubile. Di fronte a quella volontà il dibattito nel quale i farisei vorrebbero trascinare Gesù appare, tutto sommato, futile.

Le affermazioni di Gesù sono impegnative e chiedono un supplemento di spiegazione che avviene “in casa”. Il vangelo di Marco colloca spesso in casa gli insegnamenti più impegnativi di Gesù rivolti ai suoi amici, ai discepoli. In questo caso Gesù tira le conseguenze, sia per l’uomo che per la donna, di quanto ha detto ai farisei. Chi ripudia la propria moglie o il proprio marito e si sposa di nuovo commette adulterio.

L’insegnamento sul matrimonio si prolunga con il passaggio relativo ai bambini. Bisogna essere come i bambini per entrare nel Regno.

La “durezza” di Gesù

In periodi come il nostro in cui la Chiesa si sforza di “capire” chi non ce la fa a vivere l’ideale alto del matrimonio secondo il Vangelo le parole di Gesù appaiono singolarmente dure.

Possiamo partire proprio da qui: dalla apparente durezza delle parole di Gesù. È strano perché, mentre le sue parole appaiono dure, è lui che accusa i farisei di “sklerokardia”, di sclerosi, di durezza del cuore. Siamo duri noi a non capire lui o è duro lui a non capire noi?

Torniamo al particolare straordinariamente intenso della casa. Gesù tira le conseguenze più impegnative mentre è in casa con i suoi amici. Solo lì, in un faccia a faccia con lui, è possibile capire quello che lui ha detto di fronte ai farisei. I farisei, esperti in bibbia, non capiscono. Gli amici di Gesù dovrebbero capire proprio perché amici suoi. Ma, appunto, bisogna essere amici suoi per capire.

Non siamo noi i padroni della misericordia

E, se saremo davvero amici suoi, saremo in grado di capire anche coloro che non sono in casa con lui e che non ci riescono a vivere l’ideale alto del matrimonio. Lui che perdona i peccatori perdona anche chi è rimasto fuori. Poi toccherà a lui decidere se chi è rimasto fuori dalla casa rimarrà fuori anche dalla sua misericordia. Tocca a lui, non a noi, anche se siamo suoi amici. Non siamo noi, infatti, i padroni della sua misericordia.

Per questo dovremmo ricordarci che di fronte a lui siamo – dovremmo essere – come bambini che non hanno nulla di proprio e tutto quello che possiedono l’hanno soltanto ricevuto.

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