Quattro missionari in partenza dalla diocesi di Bergamo: in Duomo la consegna della croce

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Questa sera alle 20.45 nel Duomo di Bergamo si terrà veglia del mandato missionario durante la quale il Vescovo Francesco consegnerà la croce a quattro missionari bergamaschi: Gloria Agazzi, Irene Infascelli, don Luca Pezzotta e don Massimo Peracchi.

Gloria, 29 anni, di Villa d’Adda, biotecnologa industriale presso un laboratorio, andrà in Mozambico, presso la parrocchia di Cavà-Memba, nella diocesi di Nacala, “dove – dice lei – sono presenti un sacerdote veronese, una laica lodigiana che si occupa di microcredito e un laico svizzero, responsabile di un progetto agricolo e zootecnico”. Irene, 41 anni, di Seriate, consacrata da dodici anni all’Ordo Virginium per la missio ad gentes, si recherà in Costa d’Avorio, presso una comunità delle Suore Poverelle del Beato Palazzolo. Sempre in Costa d’Avorio, nella parrocchia di Agnibilékrou, andrà anche don Luca, 34 anni, precedentemente curato per 8 anni presso la parrocchia di Boltiere. Infine, cambiando continente e spostandosi in America Latina, la parrocchia di Baracoa, nella Cuba orientale, accoglierà don Massimo, in precedenza parroco di Mazzoleni e Valsecca e vicario locale della Valle Imagna.

Per don Luca e per don Massimo la partenza nasce dalla disponibilità ad intraprendere il percorso missionario espressa prima ancora della richiesta fatta loro da parte del Vescovo. “Ho espresso la mia disponibilità e volontà a partire per la missione dopo un’esperienza missionaria fatta più di un anno fa’ per un breve periodo – commenta don Massimo, che continua – ma la richiesta da parte del Vescovo Francesco di andare a sostituire a Baracoa don Matteo Cortinovis è arrivata dopo mesi”. Don Luca, invece, racconta che la voglia di partire è nata “da un desiderio di scambio e condivisione e dalla certezza che il Vangelo sia capace di andare oltre qualsiasi barriera”. Irene si può dire che ritorni, invece, ad una realtà che ben conosce, quella della missione, dopo una pausa di due anni da una precedente esperienza missionaria di quattordici anni in una zona rurale a nell’Argentina settentrionale. Gloria, infine, che andrà a ricoprire il ruolo di responsabile di uno studentato maschile della parrocchia, dice che il suo desiderio è cresciuto in lei con il tempo, ma la consapevolezza di partire per il Mozambico deriva da una precedente esperienza estiva svolta proprio in Mozambico all’interno di un progetto rivolto ai giovani organizzato dal PIME.

Sono tutti entusiasti di partire e tutti con una felicità unica nel cuore. “In questo momento della mia vita partire per la missione risponde al mio bisogno di fare una scelta capace di scandire lo stile di quelle future, gettando le fondamenta di una vita cristiana adulta” racconta Gloria. “Sono contenta di ritornare alla missione per condividere la vita nel servizio con i nostri fratelli africani” aggiunge Irene. “Parto con la certezza che la Parola di Dio è così forte da saper parlare a tutti” continua don Luca. “Desidero partire per intraprendere questa nuova fase della mia vita che considero come vocazione nella vocazione” conclude don Massimo.

Il tempo precedente la partenza è tempo di aspettative e dubbi, ma anche di formazione, come quella ricevuta presso il CUM di Verona, per quattro settimane, ritenuta da tutti intensa e interessante, “un’esperienza simbolica di incontro tra stili diversi di rispondere alla stessa chiamata”, in cui ai nostri futuri missionari è stato spiegato che quello che dovranno fare, prima ancora dell’agire, sarà “ascoltare, osservare ed essere umile”. Un’opportunità preziosa in cui sono stati educati alla “fraternità del mettersi a servizio nella diversità” e che ha permesso loro di entrare nel “cuore pulsante” della missione.

Ognuno, in questo tempo precedente la partenza, ha aspettative e dubbi, che è naturale sorgano all’inizio di un percorso sicuramente intenso quale quello missionario. “In realtà io grandi aspettative non ne ho – commenta don Luca – perché vado incontro all’inaspettato. Sono, però, sicuramente incuriosito e preoccupato allo stesso tempo dal mettersi in gioco e dal mettersi in crisi che la terra africana mi chiederà”. “Quello che mi aspetto è la possibilità di sperimentare un altro modo di essere Chiesa, soprattutto accanto ai poveri. Per il resto, l’unica preoccupazione è il caldo” continua don Massimo.  “Le mie preoccupazioni in questo momento sono tante e molto concrete: dai documenti alla lingua, dalle cose indispensabili alle comodità quotidiane. Accanto a queste se ne affiancano altre sul futuro, chi sarò e cosa farò una volta tornata. La voglia di partire, però, rende tutto più facile!” esclama Gloria. “Sono tranquilla e fiduciosa. Chiedo solo al Signore tanta umiltà per arrivare nel continente della speranza togliendomi i sandali perché la terra su cui camminerò è una terra sacra” conclude Irene.

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