Massimo Recalcati a Molte fedi: “Siamo nella notte di Itaca, in un tempo senza legge”

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“Nella notte di Itaca”: non si tratta del proemio di un’epopea di recente scoperta, ma delle parole usate da Massimo Recalcati, ospite di Molte Fedi Sotto Lo Stesso Cielo, per descrivere il nostro tempo, un tempo in cui, come nel poema omerico che vede Itaca senza un sovrano, con suo figlio Telemaco incapace di riconquistare il potere e i Proci che vi fanno razzie, è venuto a mancare il senso della legge e con esso anche il senso del limite che la legge custodisce. “Nella notte di Itaca si è verificata un’evaporazione della legge e l’unica legge che persiste è la mancanza della legge stesse”.
Ma, allora, qual è la prospettiva per il futuro? La risposta a questa domanda è la riflessione offerta da Recalcati alle centinaia di persone che ieri sera hanno riempito la Basilica di Santa Maria Maggiore.
Recalcati articola la sua riflessione proponendo due potenziali modelli come fondamento della nuova legge per il futuro: il ritorno ad una legge arcaica di tipo patriarcale o la rinascita della legge come dovere del desiderio.
Con una narrazione raffinata ed efficace, Recalcati analizza criticamente questi due modelli. Il primo, quello del ritorno ad una legge patriarcale, è da lui considerato fallace, anche se assolutamente umano, perché limita la libertà. La nostalgia per un modello di legge autoritaria, repressiva e sacrificale, è quella di coloro che, come cammelli, riprendendo un’immagine nietzschiana, scelgono di sacrificare la propria vita presente in nome di una ricompensa futura di gran lunga maggiore del sacrificio compiuto. Questo modello, tipico di una legge conservatrice che ha intriso politica e religione di ogni tempo, è, però sbagliato, e la correzione viene offerta dalla figura di Gesù, tanto per i credenti quanto per i laici. Il messaggio evangelico sconvolge il paradigma della legge sacrificale, rifiutando l’obbedienza al sacrificio e al godimento di questo come necessario. “La legge dal volto umano” di Gesù scardina questa tentazione tutta e solamente umana di godimento della sofferenza e offre una legge nuova che vada oltre la limitatezza umana della paura della libertà. L’essere umano, pur aspirando alla libertà, si accontenta di una vita di servile obbedienza in cui sia un altro la guida capace di orientare la bussola delle scelte; l’essere umano preferisce il sacrificio imposto dell’obbedienza al sacrificio imposto dalla libertà.
Eppure, proprio questa componente “economica” del sacrificio, cioè di un rinunciare ora per ricevere in cambio poi, insieme a quella moralistica, della rinuncia del godimento del piacere a favore del godimento del sacrificio, sono le briglie da cui liberare la legge. Partendo da una citazione di Sant’Agostino, “Se uno fa il bene controvoglia, quello che fa non è bene”, Recalcati sovverte questa logica servile e propone la rinascita della legge come dovere del desiderio. Le legge che guida l’uomo non può consistere in un bene agito controvoglia, soltanto nella prospettiva di una ricompensa futura, piuttosto la legge deve presupporre che il fare il bene sia agito per il desiderio stesso di farlo. La legge per il futuro è quella che fa coincidere il dovere con il desiderio. E questa alleanza fra desiderio e dovere è quella naturale di una madre verso un figlio, di cui lei si prende cura non per una ricompensa futura, ma per il suo sentire come dovere un desiderio innato d’amore. Questa prospettiva di rottura e sovversione del principio sacrificale è anche quanto il Vangelo insegna, perché la parabola dei servi nella vigna, in cui a fine giornata ognuno riceve lo stesso denaro, a prescindere da quanto abbia lavorato, è l’esempio non di una ricompensa maggiore per un sacrificio maggiore, ma del ricevere ognuno per il desiderio di aver dato, per cui “il diritto al godimento del bene non passa attraverso il sacrificio, piuttosto dall’aver fatto del desiderio la propria chiamata”.

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