Un mio amico è morto improvvisamente e anche la consolazione diventa un lusso

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Un mio amico è morto improvvisamente. Mai come in questi casi la morte appare qualcosa di violento. Ed è difficile, molto difficile consolarsi. Carlo

È difficile, molto difficile, caro Carlo! 

La grande provocazione

Quando la morte coinvolge la nostra vita privandoci degli affetti più cari, ne sperimentiamo tutta la sua drammaticità; in certe situazioni, poi, persino la fede sembra non bastare più e la consolazione tanto desiderata rischia di apparire un’utopia. Quasi increduli e smarriti, allora, prendiamo consapevolezza che essa è veramente il più grande nemico dell’uomo! Sorgono, così, profondi interrogativi nel nostro cuore: “Siamo davvero destinati a perderci nel nulla? Che senso ha la nostra vita? Perché volerci bene, se poi dobbiamo separarci in modo così drammatico?»E l’elenco potrebbe continuare: nascono domande, dubbi, perplessità di ogni genere nella ricerca di risposte adeguate ed esaustive. 

Le nostre risorse e la Parola

Ciascuno di noi attraversa il lutto con le risorse che possiede, sostenuto da ideali e valori riconosciuti buoni per se stesso; per alcune persone, esso si trasforma in un momento di grazia e di crescita nella fede e in umanità, per altre, invece, può divenire simile a un vicolo cieco che toglie ogni speranza.
La Parola di Dio, tuttavia, non ci abbandona nemmeno in questi passaggi dolorosi dell’esistenza. San Paolo, ad esempio, ci è di grande aiuto là dove scrive:

Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione? Il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la Legge. Siano rese grazie a Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo!  (1Cor 15, 55-57).

Quanto deve essere stato drammatico il nostro peccato, se per toglierne le conseguenze è stata necessaria la morte del Figlio di Dio!
Nella sua grande bontà e misericordia, Egli ci ha raggiunto proprio nella condizione più umiliante e fallimentare della morte, privandola, attraverso la passione, la morte e la risurrezione di Gesù, del suo pungiglione mortifero. Per la Pasqua del Signore, infatti, essa cessa di essere l’ultima parola sull’uomo e sulla nostra vita e si trasforma paradossalmente nella via che ci conduce per sempre nella Vita e nella comunione piena con Dio, con i nostri cari e con tutta l’umanità!

Sorella morte

Questa è la nostra grande consolazione, nessun’altra! Quando, nel nome del Signore Gesù, avremo oltrepassato i confini dello spazio e del tempo, e il nostro corpo sarà riconsegnato alla terra dalla quale è stato tratto, finalmente la nostra esistenza troverà il suo compimento, quello pensato dal Padre fin dall’eternità. Cose grandi ci ha promesso Dio: «Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano»”(1Cor 2,9). Comprendiamo, allora, che benché drammatica e dolorosa la morte corporale, non ha il potere di toglierci né la vita, né la nostra identità.
Rischiarati da questa luce possiamo attraversare i lutti della vita senza smarrirci nei labirinti del dolore e del pianto, pure comprensibili e reali; alla luce della Pasqua, infatti, questa nostra grande nemica potrà rivelarsi “nostra sorella da la quale nullu homo vivente pò skappare” (Cantico delle creature).
E se non giungeremo, come san Francesco d’Assisi, a cantarla così, potremo, comunque, guardarla negli occhi e scorgervi il volto sereno del Padre che ci sorride e ci invita a se per l’eternità.

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