Una festa rara e bellissima: un matrimonio. Marta e Bruno sposi giovani e felici

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Il nostro collaboratore don Alberto Varinelli con Marta e Bruno

E venne il giorno. A distanza di otto anni e quattro mesi dall’ordinazione sacerdotale, anche per il sottoscritto è giunto il momento di celebrare il primo matrimonio. A qualche matrimonio avevo concelebrato, ma mai avevo presieduto o tenuto l’omelia. Marta e Bruno mi hanno fatto questo dono, lo scorso 21 settembre, nella chiesa parrocchiale di Telgate. 23 anni Marta, 25 Bruno, giovanissimi.

Quanto tutto è fluido qualcuno si impegna per sempre

Mi sono emozionato anch’io quando ho visto Bruno percorrere più volte il sagrato della chiesa, con gli occhi lucidi, in attesa della sua Marta. È stato splendido veder arrivare, con il suo abito bianco, Marta, che avevo conosciuto sedicenne, prima animatrice, poi, negli anni seguenti, coordinatrice, insieme a me e ad altri ragazzi, del CRE di Telgate. Il loro matrimonio è stato un segno di speranza per la nostra comunità e una ventata di freschezza  per i nostri giovani. Nel tempo della crisi del definitivo, dell’incertezza dei legami, del “finchè mi va”, ci hanno detto che è possibile dirsi di sì per sempre, scegliersi così come si è per amarsi e rispettarsi tutti i giorni della vita.

Hanno scelto un brano evangelico impegnativo, Marta e Bruno, tanto che, iniziando con particolare emozione l’omelia, ho affermato: “Cari ragazzi, il primo pensiero che vi rivolgo è questo… potevate scegliere letture più semplici! Io che non so predicare vado in difficoltà ora…”. Il Vangelo di Matteo che gli sposi hanno scelto è quello nel quale Gesù chiede di essere sale della terra e luce del mondo.

Da quel momento, Marta e Bruno sono diventati il sale e la luce della famiglia a cui hanno dato vita: a loro spetta e spetterà sempre il compito di dare sapore alla loro esistenza, in un tempo nel quale spesso si perde il senso e il sapore di ciò che si fa e si preferisce cercare, con inutile curiosità, il male che avviene nel buio, piuttosto che riconoscere il bello che viene alla luce. Ho dato loro un consiglio, quello di imparare, nelle inevitabili difficoltà che fanno parte della vita di tutti, a trasformare il dolore in amore: solo così non ci sarà nulla di impossibile da superare, insieme.

Don Sergio Colombo, cinque giorni prima di morire, chiese: “Esiste la felicità?”

Ho fatto anche un augurio a Marta e Bruno, lo stesso che un sacerdote fece a me il giorno della mia ordinazione: quello di essere sempre contenti! Si può avere tutto, fare carriere, ottenere grandi risultati, ma se nel cuore non c’è la gioia, a che serve? E la gioia non si dà a caso, ma solo volendo bene a Dio e ai fratelli. Non c’è altra strada. Che dire? Auguri a questi giovani sposi!

Don Sergio Colombo, sempre caro nei miei ricordi, nell’ultimo matrimonio che celebrò, cinque giorni prima di morire, con voce flebile, iniziò così la sua omelia: “Esiste la felicità?”. Sì, esiste, è dono di Dio. A noi spetta cercarla e farne tesoro, perché il nostro compito, il compito di chi crea una famiglia, come concluse don Sergio, è quello di custodire il sogno e l’opera di Dio in mezzo agli uomini.

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