Be Young’s, un ponte sul mondo dei giovani: «Ora tocca alle parrocchie, e ci vuole un lavoro di squadra»

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«Abbiamo gettato ponti, spianato ostacoli, abbiamo provato a fare un pezzo di strada insieme, lavorando in squadra in un tempo in cui ognuno è tentato di agire da solo». Dopo un anno di ricerca sul campo, incontri e riflessioni è arrivato il momento di raccogliere i primi frutti del Progetto Be Young’s che ha unito Diocesi e Università di Bergamo in un itinerario di ascolto dei giovani venti-trentenni del territorio. Sabato 10 novembre nell’aula magna, nella sede di Sant’Agostino (appuntamento alle 9) si svolgerà il convegno «Be Young’s, un progetto fatto da giovani per i giovani».
«Questo progetto – spiega don Emanuele Poletti, direttore dell’ufficio diocesano per la pastorale dell’età evolutiva (Upee) – ha avviato un cammino d’insieme e rappresenta un segno dal punto di vista culturale e sociale. Abbiamo innescato un processo». Per un anno i giovani volontari di «Be Young’s» hanno viaggiato attraverso il territorio della provincia a bordo di un camper, avvicinando i loro coetanei nei loro luoghi d’incontro, proponendo giochi, chiacchiere, domande, piccole provocazioni. Un modo per incontrarli e per ascoltare le loro storie, a partire da sollecitazioni sui temi più importanti della vita: casa, lavoro, affetti, tempo libero, spiritualità. Le interviste sono diventate per i ricercatori tracce di lettura del mondo giovanile, che hanno permesso di individuare delle “tipologie” di giovani e di offrire alcune chiavi interpretative, che ora vengono messe a disposizione degli adulti come punto di partenza per approfondimenti e nuove azioni concrete nelle comunità.
«Non siamo sempre coscienti che c’è bisogno di un’azione condivisa – continua don Emanuele -. Parliamo molto di reti, ma in teoria: non sono sempre reali ed effettive. Viviamo in un mondo che è allo stesso tempo globalizzato e localizzato, in cui tutti sono connessi ma anche isolati. Siamo sospesi tra due estremi, in una condizione incerta che a volte ci spinge da una parte, altre dall’altra. Per la cura dei giovani occorre una comunità coesa».
Il convegno più che la conclusione del percorso è un nuovo punto di partenza. La prima parte sarà dedicata alla presentazione di ciò che è emerso dalla ricerca, con la guida di don Emanuele Poletti e di Stefano Tomelleri, docente di Sociologia dell’Università di Bergamo. Saranno presi in analisi il metodo complessivo, le collaborazioni, il protagonismo dei giovani, i risultati emersi. Sarà illustrata l’ipotesi di ricerca arrivata alla fine del percorso «perché una ricerca fatta bene – sottolinea don Emanuele – apre a nuove domande».

Le questioni messe a fuoco non sono soltanto sociologiche ma hanno anche un risvolto pastorale: Che cosa fa la Chiesa di fronte a questi giovani e al modo in cui si pongono davanti alle grandi questioni della vita? Qual è la sfida da affrontare? Se ne parlerà nella seconda parte del convegno, che proporrà una rilettura critica a due voci della ricerca. Rita Bichi, sociologa dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e ricercatrice del Rapporto giovani dell’Istituto Toniolo, e don Michele Falabretti, responsabile del servizio nazionale di pastorale giovanile (Snpg), offriranno il loro punto di vista, cercando di far emergere alcune piste di lavoro da assumere per rendere più fecondo e generativo il nostro lavoro.

Sarà il vescovo di Bergamo Francesco Beschi, poi, a tirare le conclusioni, inscrivendo il progetto nel cammino dell’anno pastorale «Uno sguardo che genera», dedicato in modo particolare ai giovani e alle vocazioni. «Il ritratto emerso dalla ricerca – osserva don Emanuele – non può restare solo sulla carta ma va inserito nella dimensione vocazionale della vita che è poi l’oggetto del cammino diocesano di quest’anno. Agli adulti e alla comunità cristiana cosa dice questo cammino? Come ci porta a vedere i giovani? Siamo chiamati a riassumere questo sguardo perché sia obiettivo e generativo». Da qui in poi il progetto Be Young’s continuerà in tre modi, e li illustriamo negli altri pezzi del dossier di questa settimana: una mostra itinerante a disposizione di tutte le realtà che vorranno chiederla, con i camperisti a fare da guida. Ci sarà anche un libro nel quale si troveranno alcune storie dei ragazzi intervistati – ognuno dei quali incarna un “tipo” con caratteristiche ben precise – un’analisi sociologica, e i contributi pastorali di approfondimento. Ci saranno poi anche occasioni concrete di confronto nelle comunità: i “Focus group”, gruppi di approfondimento nelle parrocchie, riflessioni tra adulti su quattro grandi temi pastorali: flessibilità-fedeltà, fragilità-cura, isolamento-legami, pluralismo-scelte.

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