Musica che abbatte il muro della disabilità: a Bergamo c’è La Nota in Più

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L’arte non ha confini. Una frase nota, già sentita, entrata nelle orecchie di molti, ma con poca reale convinzione. Ci hanno creduto, però, gli operatori de “La nota in più”, un’orchestra sinfonica composta da professionisti e ragazzi con disabilità, un progetto nato nel 2004 grazie alla collaborazione con il centro Esagramma®. Diversi sono stati i contributi per l’avviamento del progetto: a partire dell’associazione Spazio Autismo e dal comune di Bergamo, La nota in più ha trovato la sede e gli strumenti necessari per creare un’orchestra supportata da due insegnanti grazie al supporto dell’Ufficio Scolastico Territoriale.
La nota in più è un progetto dedicato a ragazzi con diverse disabilità, riconosciuto a livello ministeriale, in cui ciascuno ha il suo percorso. “Il corso di formazione è costruito con le metodologie Esagramma®, si compone di tre anni e prende il nome di MTO, ovvero musicoterapia orchestrale. –spiega Silvia Gazzola, un’operatrice del progetto -. Nel primo anno, i ragazzi vengono istruiti con il metodo dell’imitazione. Vengono guidati da un professionista che devono imitare per imparare la gestualità, il ritmo e il timbro. Nel primo periodo i ragazzi posso scegliere il loro strumento tra archi, arpe, timpani, percussioni, marimba, vibrafoni, glockenspiel e campane tubolari. Durante l’esplorazione e la familiarizzazione con gli strumenti, gli operatoti guidano i ragazzi nella scelta dello strumento cercando di cogliere i rimandi dei ragazzi. I primi brani sono semplici e di breve durata con alcune varianti dinamiche, mentre al secondo anno la difficoltà aumenta e al ragazzo viene chiesto di scegliere il suo strumento preferito. Nel terzo anno, invece, si attua il programma sinfonico con brani più lunghi, richieste specifiche e la rimescolanza della scelta dello strumento per capire se sia effettivamente stata una decisione corretta. Ogni ragazzo, poi, svolge il proprio percorso. Qualcuno al termine del terzo anno entra nell’orchestra mentre qualcun altro prolunga il suo percorso”. “Non bisogna dimenticarsi – sottolinea Nency Carrara, un’operatrice del progetto- che i ragazzi sono comunque sottoposti alla prova dell’emozione da palcoscenico. Ad alcuni non interessa, mentre ad altri salire su un palco genera diverse emozioni e tanta agitazione”.
Il progetto “La nota in più” dispone di due orchestre: una definita Senior perché con origini più antiche, mentre l’altra è chiamata Junior perché raggruppa i membri più giovani del centro. Alcuni dei ragazzi con cui gli operatori hanno iniziato nel 2004 sono ancora presenti nell’orchestra Senior e guardandosi indietro si vede quanta strada sia stata fatta sinora, costellata da tanti traguardi raggiunti e molte esperienze vissute. “Abbiamo sempre fatto concerti sul territorio, ma da quando abbiamo pubblicato il nostro primo video sul canale Youtube, circa un anno e mezzo fa, -raccontano Silvia e Nency- le esibizioni hanno avuto un incremento numerico”.

 

Ad oggi il video ha, infatti, superato i tre milioni di visualizzazioni dando visibilità al progetto e aumentando la richiesta di concerti. L’agenda di dicembre è già ricca d’appuntamenti: il 2 l’orchestra sarà all’auditorium Testori per un’iniziativa natalizia, 8 dicembre a Cornale di Pradalunga e 21 dicembre alla chiesa parrocchiale di Dalmine per l’associazione Tassis. Il 10 dicembre, invece, inizierà la raccolta fondi sulla piattaforma Kendoo, in cui l’associazione Spazio Autismo sarà coinvolta in prima persona con il progetto “Una nota in più”. L’associazione dovrà raccogliere almeno il 60% dell’obiettivo postosi, mentre il rimanente 40% sarà messo a disposizione da Bergamo Smart City. “Con la raccolta fondi speriamo di raccogliere a sufficienza per apportare delle migliorie al progetto registrando i ragazzi con supporti audiovisivi. –spiegano Silvia e Nency – Un modo non solo per rivedere meglio le partiture, ma anche per dare ai componenti dell’orchestra la possibilità di rivedersi rendendo più facile la correzione e l’approfondimento del lavoro”.
Oltre a portare avanti un progetto per i ragazzi con disabilità, “La nota in più” crea concerti alternativi e porta avanti diverse collaborazioni. “Nel nostro repertorio –proseguono Silvia e Nency- abbiamo anche un concerto con recitazione intitolato ‘Muri’. Lo spettacolo è tratto dalla favola ‘Il gigante egoista’ di Oscar Wilde e viene eseguito con la collaborazione di un attore professionista. La paura della disabilità crea un muro che noi desideriamo abbattere ed è questo il messaggio che desideriamo far passare tramite l’esecuzione dello spettacolo. Come conclusione, i ragazzi dell’orchestra consegnano un sasso rappresentante un pezzo del muro abbattuto”.
Le diverse collaborazioni, invece, spaziano dai progetti con le scuole fino a quelli con l’ospedale. “Collaboriamo con diverse scuole con il progetto ‘La musica da condividere’ in cui si invitano le classi con difficoltà a livello di gruppo a vivere un’esperienza di cinque settimane. Insegnanti e ragazzi suonano insieme affrontando il percorso del primo anno. Alunni e professori si riscoprono sotto una luce diversa e riescono a creare un legame rinnovato. Inoltre, collaboriamo con gli istituti scolastici e le università coinvolgendo gli studenti con le opportunità di alternanza scuola-lavoro e tirocinio – spiega Nency Carrara -. In ospedale, invece, teniamo dieci concerti per i pazienti dell’oncologia durante i day hospital. È il nostro modo per stare accanto a persone bisognose alleviando il loro pensiero almeno per un attimo”.
Il lavoro del progetto è fatto di collaborazione e intesa: operatori e ragazzi entrano in relazione in base all’empatia di ciascuno. Sono sullo stesso livello: i musicisti si rimettono in gioco con un nuovo strumento e, a volte, vengono aiutati e corretti dal ragazzo. “Si crea una complicità speciale –raccontano Nency e Silvia- è la parte più bella del lavoro perché si crea un’emotività comune e la musica ci accomuna. Quando facciamo il colloquio con i genitori all’inizio del percorso, spesso ci troviamo davanti a situazioni in cui la disperazione la fa da padrona. A questi ragazzi non è mai stata data fiducia e vedere la loro soddisfazione a fine concerto è davvero bello. Essendo abituati a ricevere, aver donato qualcosa agli altri li rende felici. Non ci basiamo sui commenti dei genitori, ma ci rapportiamo con la parte di platea che non conosciamo per capire se il risultato è sinceramente piaciuto. Se la nostra musica ha colpito la platea abbiamo raggiunto il nostro obiettivo. Non vogliamo essere solo una proposta sociale, vogliamo essere anche una proposta culturale”.

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