Lo stadio dell’Eibar su terreno “sacro”. Per costruire la tribuna serve l’approvazione del Papa

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I lavori di ammodernamento dello Stadio municipal de Ipurúa, casa dell’Eibar, sono una vera e propria questione di fede. Il club basco, infatti, già da tempo, sta progettando la costruzione di una nuova tribuna, la quale tuttavia presenta un problema non da poco. Essa sorgerebbe su una porzione di terreno, per l’esattezza cinque metri, appartenente ad un convento di suore, le quali quattordici anni fa avevano dato il permesso di allargare l’impianto poco al di là dei loro confini. Attualmente il monastero è in disuso ma nonostante ciò i lavori di ampliamento sono bloccati. Pur essendoci un accordo tra club e comune per un costoso esproprio, intorno ai quattro milioni e mezzo di euro, l’esposto fatto da Juan Luis Cristóbal, avvocato delle suore, non permette il proseguo dei lavori. La risposta di José Antonio Fernández, responsabile della ristrutturazione per l’Eibar, è stata chiara. Alla società basca, attualmente accasata a metà classifica, sono stati chiesti 160mila euro per entrare con le macchine sul terreno del convento, finché non arriverà l’autorizzazione del Vaticano. Serve dunque l’approvazione di Papa Francesco, la cui passione per il calcio è cosa nota: il pontefice argentino è addirittura in possesso della tessera del tifoso della propria squadra del cuore, il San Lorenzo di Buenos Aires. Nelle sue mani, ora, la possibilità di cambiare il delicato futuro di un club. All’Eibar, in fin dei conti, non resta che aspettare buone novelle da Roma e, è proprio il caso di dirlo, avere un po’ di fede nella provvidenza.

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