Al Macs di Romano una mostra in ricordo del Centenario della Grande Guerra

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Lettere, immagini, oggetti, bossoli trasformati in vasi di fiori, e segni di fede e devozione. Al Macs di Romano è aperta una mostra per ricordare il centenario della fine della Prima Guerra Mondiale.

«Zona di operazione, 5.10.1916// Carissimi.  Sono in prima linea: le ore di vigilia sono ormai brevissime e il lavoro è davvero soffocante. Sto bene. Direte a Poncioni che il momento non mi permette di ricordarlo nella recente disgrazia: gli scriverò dopo la tempesta. // State bene e tranquilli. Salutatemi tutti. Baci ai bambini. // Mi trovo a Vertoiba. Mario». Questa è una lettera del tenente Mario Cavagnari , originario di Romano di Lombardia che scriveva alla sua famiglia mentre era sul fronte italiano durante la Prima Guerra Mondiale, detta anche “La Grande Guerra”; Mario morirà sette giorni dopo, il 12 ottobre, durante un attacco da parte dell’Impero austro-ungarico.

Dal 1915 al 1918, in tutta Italia, anche nella città di Romano di Lombardia, «mentre i ragazzi erano al fronte, le donne e i bambini erano a casa a sostenerli rispondendo alle lettere in cui i soldati chiedevano “calze e mutande di lana” per scaldarsi e pregando San Defendente» racconta don Tarcisio Tironi, direttore del Macs.

Questa esposizione è intitolata «La Grande Guerra: scritti e Fede dei romanesi» ed è stata suddivisa in due parti. La prima parte riguarda l’aspetto religioso, rappresentato dallo splendido ostensorio, un metro e venti di altezza, realizzato nel 1917 da parte della ditta Zanchi di Bergamo su commissione del parroco della città di Romano di Lombardia don Luigi Locatelli. Durante l’adorazione eucaristica, il 20 giugno 1915 il parroco don Luigi Locatelli pronunciò un voto: «Riprodurre in oggetto artistico e ricordare perennemente ai posteri le scene che di continuo avvengono in paradiso in quest’ora storica. Lassù ce lo figuriamo il nostro San Defendente, oggi più che mai prostrato innanzi al trono dell’Altissimo a pregare per noi e per i nostri soldati».  Partendo dalla base dell’ostensorio, è raffigurato «San Defendente coi militari e Sant’Antonio da Padova con i familiari, le donne, i bambini in ginocchio e gli uomini che levano il cappello» spiega don Tarcisio Tironi. Proseguendo, nel nodo dell’ostensorio, è presente «una ricca presenza di santi e protettori tra cui S. Maria Maddalena, S. Giacomo e San Bernardo e in cima la Virtù della Fede, a sinistra la Speranza e a destra la Carità. Al centro  dell’ostensorio, c’è un “tronetto” sopra la Madonna Assunta dove, in dettaglio, ogni singolo raggio è impreziosito di «orecchini, perle e diamanti messi in proporzione dal grande al piccolo» sottolinea don Tarcisio Tironi. Poi, attorno allo spazio, in cui viene esposta la particola grande per l’ostensione sono presenti dei giri di pietre preziose e sopra dove è rappresentato il Padre Eterno un giro di pietre che richiamano il tricolore. Inoltre, sono anche esposti: il disegno preparatorio dell’ostensorio, il quadro di fine Ottocento in cui è raffigurato San Defendente riprodotto nell’effigie della medaglietta data ai soldati che partivano al fronte, un quadretto di Papa Giovanni XXIII, in quanto anch’egli partecipò alla Prima Guerra Mondiale e dei vecchi bossoli che sono stati trasformati in porta-fiori.

Nella seconda parte sono esposti alcuni degli oggetti custoditi nel Museo della Memoria della Comunità di Romano tra cui gli elmetti, uno zaino austriaco e una maschera antigas rinvenuta in un campo di battaglia, una raccolta filatelica con il dettaglio delle cartoline tricolore fatte nel 1968, in occasione del cinquantesimo, che narra le vicende della Grande Guerra da parte dei corpi militari che avevano prestato servizio come i Carabinieri, gli Artiglieri, e gli Alpini, le lettere scritte dai militari romanesi al fronte e alcune fotografie al fine di raccontare le condizioni di vita dei soldati stessi.

La mostra «La Grande Guerra: scritti e Fede dei romanesi» rimarrà aperta fino al 9 dicembre 2018 nella Sala Tadini del Macs il mercoledì e giovedì dalle 9.30 alle 12.30 mentre il venerdì, il sabato, la domenica e i festivi dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 18.

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