Mio figlio può uscire prima da Messa? Abbiamo un impegno…

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Una proposta minima per Ognissanti

Mercoledì 31 Ottobre. Giorno di catechesi nella mia Parrocchia di Grumello. Essendo la vigilia della Solennità di Ognissanti, con i catechisti abbiamo pensato di proporre un incontro più leggero, più aggregativo e meno contenutistico, per poi partecipare insieme alla S. Messa prefestiva della Solennità, nella consapevolezza che ci viene dagli scorsi anni che se i ragazzi non partecipano alla Messa della vigilia, la quasi totalità di loro non andrà il giorno successivo, perché tra il protrarsi della festa notturna del 31 Ottobre e i vari Gardaland, Oriocenter ecc. del 1 Novembre si sarà certamente troppo impegnati.

La protesta dei genitori verso il povero prete che non capisce

Giungono ai catechisti una serie di messaggi dei genitori, qualcuno più diplomatico, qualcun altro più stizzito, che chiedono di lasciar liberi i ragazzi dalla Messa 10/15 minuti prima, perché “mio figlio ha un impegno familiare”. Eh già, ci mancava solo il prete rosso che ci scrive la mail ricordando della catechesi e della Messa anche di mercoledì a romper l’anima (diciamo l’anima, vah..!) .. che tormento! Ma non sa che c’è la festa di Halloween e l’impegno che serve, anche in termini di tempo, per truccarsi? Non c’è tempo per la Messa.. poveretto anche lui, è proprio un prete. Questa la premessa.

Non farò nessuna filippica contro Halloween

Ci si aspetterà ora la mia arringa contro la festa di Halloween con annesso affondo teologico sull’incompatibilità con la morale cattolica e la solennità di Ognissanti. Oppure, la sfuriata del prete a mo’ di zitellone inacidito che condanna l’eresia dei suoi parrocchiani, che abbandonano la fede in Dio per una festa pagana.. non ci salviamo più, non c’è più religione, che degrado morale… tra dieci anni non c’è più niente.. fine della Chiesa, fine del mondo. Ripristiniamo subito tricorni e vesti nere (non da Halloween, si intende) e tuoniamo dal pulpito per ristabilire un po’di morale cattolica, per favore!

Ecco, nulla di tutto questo! Mi interessa solo proporre una riflessione, a partire da questa situazione di pastorale ordinaria di una parrocchia bergamasca. La scena sopra descritta mi riporta alla memoria un’espressione usata e forse abusata, ma decisamente interessante per descrivere l’attuale situazione dei fedeli della nostra Chiesa: “già e non ancora”. La pastorale vissuta restituisce continuamente indicazioni importanti su questo.

Intanto la vecchia Chiesa sta morendo

Viviamo già il futuro che ci attende, pur restando dinamiche proprie del passato. Ci attende un domani, nemmeno troppo lontano credo (il parroco di Seriate, due settimane fa, mi raccontava che il 50% dei bambini italiani nella sua comunità non viene più battezzato), nel quale sarà cristiano chi vorrà esserlo: non si sarà cristiani per tradizione famigliare, perché lo sono tutti, perché la società è tale, ma perché si troverà in Gesù Cristo il compimento della promessa di vita buona inscritta da Dio nell’esistenza umana, per la quale vale la pena di vivere e di morire.

Nel contempo, restano ancora delle dinamiche del passato, ben espresse da espressioni ricorrenti quali “c’è da andare a catechismo”, “mia figlia quest’anno deve fare la Cresima”, “la nonna ci tiene tanto”, che vede la partecipazione alla preparazione ai sacramenti di ragazzi che a casa non hanno mai sentito parlare di Gesù, di fede, di Eucarestia... e molti dei loro genitori si vedono per la prima (e ultima) volta il giorno della celebrazione del Sacramento, soprattutto se i figli non frequentano la scuola nel paese.  Eppure sono lì e richiedono la Cresima, perché la richiesta è ancora alta e se in tanti la ricevono è bene tenere tutti la stessa linea, tanto poi, “liberi tutti”.

Ora, il mio essere prete, il nostro essere comunità ecclesiale, il nostro necessario discernimento cui seguiranno le scelte pastorali non può prescindere dalla presa di coscienza di questa situazione. Certo, possiamo anche decidere di scegliere gli estremi, quali piangerci addosso per un passato che non c’è più o sognare che per chissà quale contingenza un giorno ci sarà un’inversione di tendenza e si tornerà a una società interamente cristiana. Io credo sia più utile leggere la realtà e abitarla, con umiltà. E in questa realtà continuare a proporre la fede, che non può essere imposta. Io, personalmente, vado avanti a testimoniare la mia fede insieme alla mia comunità, volendo bene a chi il primo novembre era in Chiesa come a chi per via di Halloween o di altre scelte era altrove. Facciamo il possibile per favorire un incontro, poi, ci penserà il Signore a farsi trovare, no?  

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