Occident Express: il viaggio di Haifa va alle radici dell’anima

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Cinquemila chilometri in un’ora e mezza di spettacolo: è una grande galoppata quella proposta da “Occident Express” di Stefano Massini, con l’Orchestra multietnica di Arezzo diretta da Enrico Fink e con un’interpretazione maiuscola di Ottavia Piccolo, in scena al Teatro Creberg fino a domenica 18 novembre, primo appuntamento in calendario della stagione di prosa della Fondazione Teatro Donizetti. Seguiamo il viaggio di un’anziana donna irachena, Haifa, in fuga con la sua nipotina Hassim, quattro anni, lungo una strada che non è soltanto fisica, ma va alle fondamenta dell’essere umano. Quando perdiamo tutto, quando non resta altro che sopravvivere, che cosa diventiamo? “Io sono il mio viaggio” dice Haifa a un certo punto. Non le resta che il suo nome, da gridare a squarciagola, per riaffermare – semplicemente – il suo diritto ad esistere, niente di più. Facciamo tanti discorsi sulle migrazioni, ma spesso dimentichiamo cosa significa guardare una persona negli occhi, specchiarsi nel suo sguardo accettando di vederci qualcosa di noi. Questo spettacolo spinge a farlo in modo molto semplice: bastano un allestimento minimale, una voce e l’accompagnamento di otto musicisti per costruire una sinfonia di emozioni, con un coinvolgimento che cresce lungo la strada, fino ad aprire al pubblico un nuovo orizzonte. E’ un modo per risvegliare una maggiore coscienza di sé e del mondo. Sentiamo Haifa vicina con i suoi capelli bianchi, i nipoti che le si stringono intorno (quella vera e quelli “adottati” nel viaggio). Facciamo nostro il suo coraggio e il suo desiderio di guardare sempre avanti. Sentiamo sulla pelle l’orrore della guerra, la disperazione del distacco, la morte. Haifa, che era “nata per star ferma”, come dice il sottotitolo dello spettacolo, accompagna a scoprire cosa accade tra le pieghe dell’anima di chi è costretto a lasciarsi tutto alle spalle. La vediamo a Budapest, davanti a un muro di filo spinato, sentendo che è anche nostro, quel muro. Sentiamo anche, però, che aprire un varco non è così difficile, è un gesto che possiamo (e dobbiamo) fare, se vogliamo restare umani. Bello vedere il Teatro Creberg pieno di gente per uno spettacolo così. Pulito, accurato anche nell’impatto estetico, nel gioco delle forme, delle luci, dei volumi e della geometria dei gesti. Senza cadute di ritmo, scorre nello spazio di un respiro. Essenziale, privo di retorica, e proprio per questo così forte. Da non perdere. Info e biglietti www.teatrodonizetti.it.

(foto Alessandro Botticelli)

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