Sono già apparse le luminarie del Natale. Qualche possibile significato

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Arriva il Natale e le strade si accendono di luminarie. Arriva il Natale? Per la verità manca ancora più di un mese. Ma le luminarie arrivano lo stesso.

Ricordando il “Sabato del villaggio”

Di fronte a tutto quel palpitare ci si sente presi da tante sensazioni. Viene in mente Il Sabato del villaggio. Nella celebre poesia del Leopardi, la vigilia è tutta attraversata da una straordinaria frenesia. È una frenesia che trapela dappertutto: La donzelletta che viene dalla campagna con il suo mazzolin di rose e di viole, la campana che suona, i ragazzi che “fanno un lieto romore”,  il contadino che torna a casa fischiando e il falegname “Nella chiusa bottega alla lucerna,/E s’affretta, e s’adopra/Di fornir l’opra anzi il chiarir dell’alba”. La tesi di Leopardi è nota: la vera domenica è il sabato perché l’indomani, quando la festa sarà arrivata, tutti torneranno a pensare al lavoro che dovrà riprendere il giorno dopo: “Diman tristezza e noia/Recheran l’ore, ed al travaglio usato/Ciascuno in suo pensier farà ritorno”. La vera festa è l’attesa della festa. Fatta la tara del noto “pessimismo leopardiano” la tesi è e la sua formulazione è suggestiva.
Intanto, la poesia di Leopardi dice che l’attesa o si vede e si sente o non è. Come la festa stessa, che è sempre un trovarsi, un fare rito, un mettere in comune qualcosa. Inoltre l’attesa è anche, impercettibilmente, memoria: mentre la donzelletta viene dalla campagna, la “vecchierella” “novellando vien del suo buon tempo,/Quando ai dì della festa ella si ornava,/Ed ancor sana e snella/Solea danzar la sera intra di quei/Ch’ebbe compagni dell’età più bella”.

La festa delle strade e quella della fede

Le luminarie natalizie, che anticipano di così tanto tempo il Natale, si possono leggere, in questa ottica, come uno straordinario desiderio di Natale, tanto più straordinario quanto più lungo è l’anticipo.
E lasciamo perdere l’accigliato moralismo di chi predica contro il “Natale consumistico”. Il Natale della fede non si salva con alcune luminarie in meno o con qualche rimando alla loro accensione. Questo potrebbe avvenire nelle strade. Dentro le chiese deve avvenire qualcosa d’altro. Lì si accende la fede dei discepoli. Che ricorda, in maniera più intensa del “novellar” della “vecchirella” e celebra il mistero di Dio che si fa bambino. E, se per caso, la fede non scaldasse i cuori, non sarebbe possibile, in ogni caso, accenderla spegnendo le luminarie.

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