Ali Adnan Khadim Al-Taameni, il primo iracheno a giocare in Serie A. Sport fa rima con integrazione

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Sembra difficile, se non quasi impossibile, valutare in chiave positiva l’Islam, in un’epoca, la nostra, fortemente caratterizzata dalla paura del diverso. Tuttavia, questa religione è anche integrazione, rispetto e legalità. Soprattutto nello sport, campo nel quale diversi mediorientali si stanno facendo conoscere ed apprezzare.
Uno di loro è Ali Adnan Khadhim Al-Taameni, primo iracheno a giocare in Serie A. Soprannominato “Bale della Mesopotamia”, il terzino sinistro classe ‘93 è una vera e propria icona nel suo paese, simbolo della vivace e determinata gioventù locale, pronta a ripartire dopo gli orrori della guerra.

Quarto di cinque fratelli e tre sorelle, Ali Adnan cresce nel grande distretto di Adhamiyah, circa 350.000 anime, nell’area nord-orientale di Baghdad.
Circoscrizione che prende il nome dall’imam Abū Ḥanīfa an-Nuʿmān, fondatore di una delle quattro principali scuole giuridiche dell’islam sunnita, detta appunto hanafita. Il quartiere, sviluppato intorno all’omonima moschea, è però un micro-cosmo in un’area cittadina di netta maggioranza sciita. L’infanzia di Ali Adnan è tutt’altro che facile: in quegli anni l’Iraq è ancora in ginocchio dopo il conflitto con l’Iran e la Guerra del Golfo, tormentato tanto dalla dittatura di Saddam Hussein quanto dagli attacchi dell’ex alleato statunitense Bush. L’area di Adhamiya, inoltre, si trova a poca distanza dal quartiere sciita di Kadhimiya, sede del Camp al-Adala, la base militare americana dove il 30 dicembre 2006 fu giustiziato Saddam Hussein.
Quando scoppia la guerra a Baghdad entrambi i quartieri sono coinvolti in maniera diretta. Lo scontro tra americani e truppe irachene di vario genere, si aggiunge infatti alle preesistenti tensioni tra sunniti e sciiti.

Ali Adnan all’epoca è un ragazzino di dodici anni. Unica luce per lui e i suoi coetanei il calcio, espressione di vitalità e voglia di ripartire. Uno sport fortemente connaturato nel sangue della famiglia di Ali: il padre era un discreto giocatore a livello giovanile, mentre lo zio Kadhim è stato uno dei migliori attaccanti di sempre nella storia della nazionale irachena.
La carriera di Ali inizia in patria: nell’al-Zawra’a, il primo club in cui approda nel 2008 dopo i sei anni di giovanili all’Accademia Baba School. Continua la sua crescita tra le fila dell’al-Quwa al-Jawiya e poi del Baghdad FC, fino al 2013, quando si trasferisce ai turchi del Caykur Rizespor. Sulle sponde del Mar Nero il terzino si consacra: in due stagioni colleziona la bellezza di quarantun presenze, condite da tre gol e nove assist.
Sul piano internazionale, inoltre, contribuisce in modo attivo al quarto posto ottenuto dalla sua nazionale Under 20, nel mondiale di categoria.

Come inevitabile che sia, Ali entra così nel mirino di diversi club europei. A spuntarla è l’Udinese, dove milita per tre stagioni, prima di passare in prestito all’Atalanta. Diventa così il primo iracheno a giocare nel campionato italiano, assumendo onore e onere di rappresentare al meglio il proprio paese natale. Ambasciatore di una terra e di un popolo lontani, dilaniati dalla guerra ma profondamente tenaci nel ripartire da capo, orgogliosi delle proprie radici. Un legame indissolubile quello tra gli iracheni e la loro patria: lo stesso Ali, pur ribadendo come gli sportivi non debbano essere militari ma messaggeri di pace, ha passato, prima del trasferimento in Italia, un periodo al fronte, tra le truppe anti-Isis. Una scelta patriottica, dettata dal cuore, da alcuni contestata come mossa puramente pubblicitaria, ma comunque atta a ribadire la volontà del calciatore di non dimenticare le proprie origini, mostrando vicinanza alla sua gente.
Dalla polvere della guerra, ai verdi campi da calcio. Mica male per questo ragazzo, la cui strada è ancora lunga. Solo ad Allah piacendo, Ali potrà diventare il campione che sogna ma, per chi è riuscito a mettersi alle spalle guerra e terrore, nulla è impossibile.

(Foto da Wikipedia: Di Al rasssam10 – Opera propria, CC BY-SA 4.0)

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