Cuccioli carini e coccolosi: ma anche gli animali domestici hanno dei diritti

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I collaboratori più giovani i “Pensieri ribelli” offrono in molti modi il loro contributo di idee e di stimoli al nostro settimanale diocesano Santalessandro.org. Da questa settimana inauguriamo una serie di dossier “pensati” e confezionati da loro, che pubblicheremo una volta ogni tanto, dando loro una “doppia identificazione” per distinguerli. Questa volta parliamo di animali domestici.

Gli italiani, ormai è cosa certa, amano gli animali: amano averli in casa, condividere con loro momenti di gioia e relax, dedicare il loro tempo alle simpatiche bestioline che contraccambiano con affetto e dedizione. Sarebbero infatti 60 milioni i “pet” (termine inglese per indicare gli animali domestici) che popolano le nostre case. Un esercito di zampe e code, pinne e ali che vale non solo tanto amore, ma anche una piccola grande fetta di mercato: secondo i dati del rapporto Assalco-Zoomark 2018, il mercato del pet food in Italia vale per esempio 2 miliardi e 51 milioni di euro, e le cifre salgono notevolmente se si considerano anche i costi del veterinario, gli accessori e i vezzi per gli “amici a quattro zampe”. Tra i paesi europei, l’Italia è inoltre al primo posto per numero di animali domestici in rapporto alla popolazione, seguita da Francia, Polonia e Spagna.

Amore per gli animali e consumismo
Un mondo idillico, quindi? Non proprio. Già, perché se da un lato l’amore per gli animali è una cosa bellissima, dall’altro può nascondere (ma neanche poi così tanto) sacche di consumismo esasperato che non tengono conto di una cosa fondamentale: anche un cane, un gatto, un uccellino o un coniglietto che dir si voglia è un essere vivente, e come tale meritevole di tutta una serie di diritti che spesso ci si dimentica di dover assicurare. Tra cui il diritto a essere amato, a non essere abbandonato e ad avere una vita compatibile con le sue esigenze animali. Se si guardano i dati numerici sulle spese italiane per gli accessori pet – 67 milioni di euro nel 2016, tanto per fare un esempio – si direbbe infatti che gli italiani i loro animali li trattano bene… E probabilmente nella maggior parte dei casi è proprio così: di certo spendono tanto. Eppure è altrettanto certo il fatto che il numero di animali abbandonati, randagi o lasciati a canili e gattili continua a salire.
Verrebbe da pensare che ci sia qualcosa che non torna. Amore e consumismo smodato da un lato, abbandoni e menefreghismo dall’altro. Spese folli (e spesso totalmente inutili, buone più per accontentare il padrone che non l’animale stesso) da un lato, e indifferenza dall’altro. Come mai?

Animali da fotografare o animali da amare?
Forse il nocciolo della questione si annida nel fatto che ancora oggi, nonostante le campagne di sensibilizzazione e l’aumento della coscienza collettiva sul tema – si considerano gli animali domestici dei vezzi, più che dei compagni. Dei giocattoli più che degli esseri viventi. Un capriccio formato pelo, fusa e sguardi amorevoli, invece che un essere che va anche conosciuto, educato, rispettato come tale. E se l’animale è un capriccio e un vezzo, allora si capisce forse come mai tante persone preferiscano comprarne uno piuttosto che adottarlo: un cane o un gatto comprati in negozio sono carini, coccolosi, certificati. E costosi. Eppure basterebbe mettere il naso in un qualunque canile per trovare centinaia o migliaia di cani grandi e piccini, di tutte le età e di tutti i caratteri, che a costo zero sarebbero prontissimi a dare tutto il loro affetto alla nuova famiglia adottiva. Certo, magari un cane preso in canile non è “perfetto”, ma è davvero la perfezione ciò che conta quando si decide di fare entrare nella propria casa e nella propria vita un altro essere vivente?
Lo stesso dicasi per i gatti. Un esempio su tutti? Solo pochi mesi fa, l’Enpa di Monza aveva segnalato la crescente difficoltà di far adottare i gatti neri: il motivo non è da ricercare tanto nella superstizione, quanto nel fatto che i gatti neri non sono fotogenici ed escono male nei selfie. Un trend confermato anche da numerose associazioni animaliste britanniche, che sottolineano come sia diventato quasi impossibile far adottare i “poco instagrammabili” gatti neri.
Un’assurdità formato social network, che però ha anche la sua controparte positiva: i social hanno dato un enorme contributo alla causa di chi – canili, gattili o semplici amanti degli animali – cerca di trovare una casa ai piccoli o grandi pelosi. Le pagine e i gruppi dedicati si moltiplicano, aiutando anche a diffondere una maggiore consapevolezza sul tema.

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