Anno nuovo. Nuove speranze e antichi timori

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Un altro anno all’insegna del Natale

Un altro anno inizia. E inizia ricordando il grande inizio di questi giorni: il Natale. Domenica 30 dicembre è la festa della Sacra Famiglia: il neonato di Betlemme ha una famiglia e, poi, osserva la legge di Israele, il popolo nel quale è nato e al quale appartiene: ed è la circoncisione, che si celebra otto giorni dopo il Natale. Quella ricorrenza la liturgia la abbina alla figura di Maria: il primo gennaio, ottava di Natale, è quindi la festa di “Maria Santissima Madre di Dio”.

Il vangelo della festa del primo gennaio ci ripropone la scena del Natale. I pastori vanno con sollecitudine a vedere ciò che è stato annunciato, a contemplare l’oggetto della loro fede. Maria è nominata per prima, segno della stima tutta particolare nella quale essa è tenuta nel vangelo di Luca. Una volta contemplato il mistero di Dio diventato bambino, i pastori diventano messaggeri. E, di conseguenza, sono l’immagine di tutti coloro che, dopo aver “visto” – e cioè sperimentato in qualche modo la “verità” della Parola – annunciano con la loro vita e con le parole la “bella notizia” che hanno ascoltato.

Nel gruppo dei primi credenti Maria è la credente esemplare, guarda e fa entrare nel cuore ciò che ha visto, per penetrarne il significato. Esempio tipico della fede. La “circolazione” della fede è questa, infatti: si guarda perché una parola mi ha detto di guardare. E, dopo aver guardato, faccio diventare parola e vita ciò che ho visto. La “meditazione” di Maria è questo “mettere insieme” le parti separate per coglierne un senso, le parti separate con le parole che le illustrano.

Il vangelo di oggi si chiude con la circoncisione. Anche qui il bambino, figlio degli uomini e del suo tempo, obbedisce alle leggi di tutti. I suoi genitori gli impongono il nome. Luca mette l’accento proprio sul nome che “designa” il Bambino. “Gesù” vuol dire “Dio salva”, infatti. Tutto questo è segno eloquente che Dio ha messo la sua mano su questo bambino.

Chiamati a vivere in questo mondo, inquieto e dal futuro incerto

Noi credenti, anche di fronte al tempo che passa, non godiamo di uno statuto speciale. Siamo come tutti. Il 2018 finito tra ritorno del terrorismo e disastri naturali sconvolgenti, dallo tsunami in Indonesia, all’Etna che si è risvegliato minacciosamente, alle continue inquietudini politiche che sono diventate ormai endemiche.

E io, che credo nel Bambino di Betlemme, sono chiamato a vivere in questo mondo senza dimenticare quel Bambino e l’angolo di mondo nel quale è nato. Quel Bambino non mi libera dai timori che toccano me e  le persone che amo. Non me ne libera perché lui stesso se ne è fatto carico. La sua nascita non è stata una passeggiata: appena nato hanno voluto ucciderlo e i suoi genitori hanno dovuto fuggire lontano per salvare loro e lui. Così vivere la fede in un mondo così inquieto non significa che saremo tranquilli per tutto il 2019. Significa, invece che, anche quando non saremo tranquilli, lui, il Bambino di Betlemme, il profeta itinerante che non ha dove posare il capo, mi farà sempre compagnia.

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