Cristo si è fermato a Corinaldo? Dopo la tragedia, per capire

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Finora Corinaldo era il paese di origine di  S. Maria Goretti e del Verdicchio. Oggi, di una strage: cinque ragazzi e una signora di 39 anni morti, una decina di feriti gravi, nella discoteca La Lanterna. Dai mass media arrivano lacrime, funerali, lutti comunali, interviste dolenti, Comitati per class action… Intanto, il profeta del trap, lo Sfera Ebbasta (al secolo Gionata Boschetti) viene elevato sugli altari dei media come cantore e redentore delle periferie emarginate e della gioventù senza futuro o spedito all’inferno come responsabile del disastro.

Viene voglia di gridare, appunto, Ebbastaaaa! Basta con la disinformazione, con l’ipocrisia, con l’irresponsabilità educativa! Uno sfogo vetero? Proviamo a districare i fili.

La sicurezza ignorata per il motivo solito: i soldi

Il primo, il filo più nero, è quello della sicurezza. No, la colpa non si può imputare al “trappismo”. Se un locale può contenere solo 800 persone e invece ne entrano più di 1.400, che la musica sia trap o melodica, il risultato di una ressa improvvisa e disordinata è sempre lo stesso, in Italia e altrove. Poteva succedere anche ad un concerto di Pavarotti o persino di Orietta Berti, forse. In realtà, si scrive “sicurezza”, ma si legge “denaro”. E’ l’”auri sacra fames”, l’avidità cinica e senza scrupoli che spinge alla vendita dei biglietti in over-booking. Non solo è irregolare, è criminale. Perché può causare la morte delle persone.

L’overbooking praticato dalle compagnie aeree lascia a terra vive le vittime di tale disinvolta pratica. Adottata per riempire un locale come un uovo può portarle alla tomba. Ciò detto, il fenomeno era noto a tutti: ai ragazzi, alle famiglie, alle autorità e alle forze di Polizia. Ma tutti hanno chiuso e chiudono un occhio o due sull’intreccio perverso di piccola corruzione, di scambi di favori, di superficialità generale. E tutti sapevano anche che l’uso dello spray al peperoncino “è diventato una moda”, come ha sottolineato lo stesso profeta trap in un’intervista. Era già accaduto in occasioni analoghe, le ultime un paio di giorni dopo la tragedia in una palestra scolastica e in una scuola.

Alla fine, un esito non fatale, non imprevedibile. Davvero si possono incolpare solo i gestori della discoteca? Dal punto di vista legale, probabilmente sì, ma la catena delle omissioni di atti d’ufficio, di vigilanza, di controllo la rete dei colpevoli è piuttosto larga.

La musica trap, la droga e la vita come “gioco insensato”

Afferriamo ora il filo della musica trap. Essendo fermo culturalmente a Tex Willer e al Trap(attoni), sono corso su Wikipedia… Il “trapper” non il cacciatore con trappole o l’escursionista di montagna. “La parola “trap” deriva da trap house, appartamenti abbandonati (solitamente nei sobborghi di Atlanta), dove gli spacciatori americani preparano e spacciano sostanze stupefacenti..Inoltre la parola trapping in slang significa “spacciare”. Questa musica è infatti molto legata ad ambienti e tematiche relative a vendita e dipendenza da droghe: inizialmente non è un genere vero e proprio. Fino ai primi anni 2000 il termine indicava semplicemente un luogo (le trap house, appunto); successivamente comincia a essere utilizzato per indicare la musica legata a quel contesto. In anni più recenti l’etichetta “Trap” viene associata pure a brani e artisti che utilizzano determinati suoni, anche se nulla hanno a che vedere con il mondo delle trap house di Atlanta (ad esempio nel caso della EDM Trap)…

La musica trap è caratterizzata da testi cupi e minacciosi, che comunque possono essere molto diversi per ogni rapper. I temi tipici rappresentati nei testi sono la vita di strada tra criminalità e disagio, la povertà, la violenza, lo spaccio di sostanze stupefacenti, e le dure esperienze che l’artista ha affrontato nei dintorni della sua città”.  Il trap non è solo musica e parole; propone un modello di vita, uno stile di relazioni, con cui i ragazzi sono invitati a identificarsi e che “devono” praticare.  E che messaggi! A chi voglia documentarsi, basterà leggersi i testi. Quelli intitolati “Erba cattiva”, “Terza stagione”, “Hey Tipa” sono un mix irriferibile di volgarità, oscenità, machismo (parlando delle ragazze, così parlò Sfera: “sono scorcia-troie, siete facili, vi finisco subito…”), alcoolismo, droga, nichilismo disperato, vitalismo a perdere, insensatezza del vivere…

Una missione culturale, rivoluzionaria, contestatrice quella dell’Ebbasta?! Neanche  per sogno! E’ puro commercio, competizione durissima nel mercato della musica giovanile; ma, se riesce, sono soldi! E non importa se bisogna applicarsi denti d’oro, come nella Bulgaria degli anni ’50, – pare che servano a sfregiare il suono della voce – e riempirsi di tatuaggi fino al cervello. E’ tutto un gioco, la vita è un gioco insensato.

La musica trap e l’educazione: i genitori, giovani invecchiati male

Ma mimare tale insensatezza vale la pena dal punto di vista del successo commerciale, se migliaia di adolescenti accorrono. E, infatti, accorrono. Già! Qui afferriamo il terzo filo: quello dell’educazione. Qualcuno in famiglia o a scuola ha mai letto/crticato i testi del signor Boschetti? Quale visione della vita spinge gli adolescenti ad abbeverarsi acriticamente a tali fonti avvelenate di nichilismo e di trasgressivismo ben retribuito? In un’intervista, il trapper spiega che i suoi concerti sono frequentati dai ragazzi tra i 14 e i 17 anni. Quale cultura ha mosso due genitori ad accompagnare la figlia undicenne alla “Lanterna”? Genitori complici, subalterni, corrivi, giovani invecchiati male, semplicemente irresponsabili? Evidentemente famiglie, scuole, oratori hanno cessato di fare da filtro.

I ragazzi e spesso anche i loro genitori invitano il professore preoccupato o il sacerdote zelante a farsi gli affari propri. Fuori di casa, dalla scuola, dall’oratorio si stende una vasta terra selvaggia, dove non contano valori e regole, dove ciascuno è solo e tutti insieme si è soli. Giacché, alla fine, la vita non è una faccenda seria. Sono molti i soggetti educativi, ma nessuna educazione. Eppure l’educazione sarebbe “l’introduzione alla realtà totale”. Ai nostri ragazzi viene presentata come un grappolo di palloncini colorati, che esplodono nel cielo: la realtà del mondo, della vita, degli altri non sembra essere l’asse cognitivo e affettivo dell’azione delle istituzioni educative.

La musica trap e l’informazione

Il terzo filo è quello dei mass media. E’ un periodo in cui vanno di moda i lutti, le lacrime, le denunce e la ricerca degli untori, cui dare la colpa della peste. Fa audience! Non solo si astengono per viltà, conformismo, incompetenza dal fare inchieste e domande scomode sulla realtà di cui parlano, ma soprattutto rincorrono e dilatano l’idem sentire falso-trasgressivo e la retorica della rappresentanza delle periferie fisiche o esistenziali, delegata ai cantanti/trapper del disagio e della mancanza di futuro, ai Fedez, ai Killa, agli Sfera Ebbasta… Si è generato un circuito perverso tra social-media e mass-media tenuto insieme dal nichilismo culturale e dai profitti commerciali. Sì, perché – detto tra noi – i suddetti sono tutt’altro che poveri o emarginati.

E la responsabilità per tutto cio? E’ delle generazioni giovani, giovani-adulte, adulte, tardo-adulte, volendo seguire la classificazione ISTAT. Insomma: la responsabilità assente è la nostra. Da anni non stiamo raccontando il mondo alle giovani generazioni. Tessiamo narrazioni zuccherose, facili, senza sacrifici, restrizioni, divieti. Un mondo dove l’altro non è un interlocutore, ma lo specchio di sé. E’ il mondo della pubblicità e dei consumi. Così anche il tempo di vita si trasforma in un consumo qui e ora, senza orizzonte. Sta operando una sorta di legge di Gresham dell’educazione: l’educazione cattiva scaccia quella buona. Prediche inutili? Certamente, finché nessuno di noi attivi le proprie responsabilità educative nell’ambiente e nelle circostanze che gli sono date.

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