I ragazzi di Young’s: «Abbiamo imparato a guardare il mondo da un altro punto di vista»

0

Siamo partiti poco più di un anno fa. Con timori e incertezze ma senza dubbio con molta voglia ed entusiasmo di portare avanti un progetto che ci ha visti come assoluti protagonisti. Non parlo solo di noi referenti del progetto ma mi riferisco a tutti quei giovani che YOUNG’S ha incontrato in questo anno di lavoro.

Mi piace usare il paragone della strada per poter descrivere cosa ci siamo portati a casa, perché la strada è stata veramente un po’ la scena del nostro lavoro, i camperisti lo sanno meglio di noi!!

La partenza come tutte le partenze è stata faticosa, quasi in salita, tanto lavoro, tanto pensiero, creare il giusto team e mettere insieme tante teste diverse, aggiustare il tiro qua e là, superare i fallimenti, gioire dei successi. Le idee erano tante, confuse, a tratti visionarie ma il team è riuscito a mettere a fuoco l’obiettivo e creare sicuramente qualcosa di nuovo con i limiti che “qualcosa di nuovo” si porta sempre dietro.

L’arrivo è stato una scoperta. Come quando in montagna, dopo tanta fatica raggiungi la vetta e sei veramente contento e soddisfatto. Walter Bonatti, famoso alpinista bergamasco scriveva: “chi più in alto sale, più lontano vede, chi più lontano vede, più a lungo sogna”.

Per YOUNG’S mi sento dire che è stato proprio così. Abbiamo cercato di alzare un po’ l’asticella e provare a guardare più in là, per vedere le cose da un’altra prospettiva, da un’alta prospettiva.

Tra la partenza e l’arrivo ci stanno poi le storie. Le storie dei giovani che abbiamo incontrato e che hanno deciso di aprirsi, con estrema fiducia, davanti a sconosciuti su temi che fanno parte di una sfera privata molto intima: il lavoro, la casa, il tempo libero e la spiritualità. Aprirsi con modalità molto differenti, più ludiche e giocose, per chi ha intercettato il camper e più profonde e impegnative per chi ha deciso di lasciarsi intervistare.

Credo che la modalità di lavoro e di approccio abbia favorito il contatto. La pretesa di ottenere qualcosa a tutti i costi non c’era, ce lo siamo detti fin dall’inizio. Dobbiamo solo ascoltarci. Punto. Un approccio giovane, fresco e nuovo. Un approccio facile e sincero. Ti ascolto perché ho voglia di capire cosa hai da dirmi e da darmi. Dire e dare. Spesso quando decidi di aprirti a qualcuno non stai solamente dicendo qualcosa ma lo stai consegnando. Stai consegnando a qualcuno un pezzetto di te, e chi ti ascolta non ha la presunzione di dirti cosa è giusto e cosa è sbagliato, chi sa cosa giusto e cosa è sbagliato???

Cosa mi porto a casa? Credo di poter parlare per tutti i ragazzi che in qualche modo hanno partecipato al progetto. Mi porto a casa le storie, dei pezzi di vita di nostri coetanei con cui abbiamo condiviso, magari anche solo per qualche minuto, visioni, prospettive, orizzonti di vita che hanno a che fare con il reale, con il tangibile, con qualcosa che sa di concreto e di definito, con dentro però quella indefinitezza che ci parla dei giovani, non solo di Bergamo, ma del mondo.

La strada è lunga, non perdiamola, restiamo in corsa e guardiamo avanti.

“Chi più in alto sale, più lontano vede, chi più lontano vede, più a lungo sogna”.

Il team di YOUNG’S

Share.

Lascia un commento