#IoNonSonoPilato. Cinque preti ci scrivono

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Cinque preti della nostra diocesi ci scrivono questo contributo che molto volentieri pubblichiamo

Tacere, non tacere

Sfogliare la margherita del “Tacere” “Non tacere” in attesa di capire se è il tempo opportuno o meno per intervenire in questo preciso momento della nostra storia rischia ancora una volta di lasciare correre le cose lasciando che sia la storia a giudicare. Noi vogliamo giudicare e dire la nostra ora, per non diventare complici di ciò che sta accadendo. Non vogliamo essere dei novelli Pilato che si lavano mani (e soprattutto coscienza). Noi: alcuni preti di Bergamo ma in primis, cristiani e cittadini italiani. Poniamo alcune parole di un ipotetico dizionario che raccolga i termini che sembrano racchiudere e descrivere meglio l’attuale stagione culturale sociale e soprattutto politica. La sintesi non agevola e non permette di raccogliere tutte le sfumature: per questo lasciamo che questo dizionario immaginario si possa riempire anche delle vostre parole.

B come banalità. La parola fortemente evocativa rimanda al testo di  Hannah Arendt. Oggi la banalità diventa superficialità, pressapochismo, incapacità di pensiero e di introspezione, appiattimento sui bisogni (per lo più indotti), narcisismo ed egoismo, disinteresse alla res pubblica. L’elenco potrebbe continuare e la parola banalità ci sembra un ottimo contenitore per descrivere il tempo che viviamo, sciatto e trasandato come un cencio. Il colore predominante è il grigio: è necessario recuperare anche gli altri colori!

I come irresponsabili. L’etimologia della parola “responsabilità” rimanda all’abilità\capacità di saper rispondere, di rendere ragione davanti ad un fatto, ad una richiesta, a ciò che mi interpella. Non si appella a “magiche manine” ed a oscuri complotti orditi da chissà chi. Oggi si preferisce viaggiare a slogan che, come i fuochi pirotecnici, sono belli ma svaniscono subito. Non esiste più il dialogo ma si preferisce starnazzare nel proprio recinto e si fa del proprio ombelico il luogo del pensiero. La persona abile e capace di rispondere medita, organizza il pensiero e attraverso la riflessione e lo studio elabora una risposta capace di tracciare percorsi di senso nell’oggi e avendo come meta il domani, rendendo ragione delle scelte prese. Il tutto in una logica di relazione e non di contrapposizione, di divisione fra buoni\cattivi, bianchi\neri, ecc. In altri termini, progetta, o se preferiamo alla Martin Luther King, ha un sogno.

M come memoria. Le generazioni che – loro malgrado – hanno visto e provato sulla loro pelle gli orrori delle guerre mondiali e del ventennio fascista stanno scomparendo. Stanno venendo meno i testimoni e ciò comporta lo spezzarsi del filo che tiene accesa la memoria, unico antidoto ai corsi e ricorsi della storia. Elementi antichi, già visti, si fondono nelle mutate condizioni attuali ma alcuni dinamiche, legate all’uomo in sé, travalicano le coordinate temporali e spaziali. La memoria consegnata dai testimoni è l’unica in grado di plasmare nelle nuove generazioni lo sguardo critico su ciò che sta avvenendo. Non farsi rubare la memoria non è solamente uno slogan: è questione di sopravvivenza.

P come paura. Da piccolini ci minacciavano che se non facevamo i bravi l’uomo nero ci avrebbe portato via. Trattandoci e lasciandoci trattare come bambini siamo rimasti ancora ad una fase infantile della nostra società. Ci dobbiamo difendere dall’uomo nero, ora in senso letterale ora metaforico. Tutto diventa minaccia e così anche un senegalese che alle 2 di notte va a lavorare in un panificio (vedi l’aggressione accaduta a Sondrio nella notte di sabato 13 ottobre) diventa un gravissimo pericolo da cui difendersi. Ne va della nostra identità. Quale sia non si sa bene… non certamente cristiana cattolica visto che i ragni ormai prosperano tranquillamente nelle nostre chiese… non certamente italiana ma nemmeno padana visto che il Po, come un elastico, lo spostiamo ora più in su ora più in giù.

U come uomo. Anzi, Superuomo! L’uomo forte che decide per tutti, pensa a tutti e a tutto sistemando con piglio ogni situazione e risolvendo ogni problema. Spina: quella dorsale, quella che collega il cervello al nostro corpo… possiamo anche farne a meno con un uomo così. Oggi il modello delega funziona fin troppo bene salvo poi protestare quando l’uomo forte va a ledere i nostri interessi. Ma il suo sguardo è come quello di una mamma stanca dei capricci dei propri bambini: ci ignora e se ne va per la sua strada.

Noi concludiamo qui, nel desiderio di risvegliare coscienza e cervelli e soprattutto di rivitalizzare corde vocali che fino ad ora restano fin troppo mute.

Don Gustavo Bacuzzi
Don Matteo Bettazzoli
Don Roberto Falconi
Don Antonio Perico
Don Fabio Picinali

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3 commenti

  1. Fabio Baldelli on

    S come Superbia: il male maggiore del nostro tempo, presente ovunque nella società, consistente nel credere di essere migliori di chi ci ha preceduto, per cui procediamo a colpi di rivoluzione asfaltando senza pietà secoli di ricchezza spirituale, culturale, sociale. La superbia di chi sembra chiedere “scusa”, ma che è in realtà un chiedere scusa per le colpe di altri, facendo emergere sottotraccia che invece noi non siamo così come quegli altri, perchè noi siamo capaci di riparare ai loro errori, siamo migliori, più intelligenti, non possiamo sicuramente commettere quegli errori. La superbia di chi non risponde a domande ben argomentate, privilegiando l’azione di gettare fango sul messaggero piuttosto che rispondere alle domande contenute nel messaggio: è la stessa superbia di coloro che crocifissero il messaggero Gesù piuttosto che interrogarsi sul suo divino messaggio. E’ la superbia di chi nelle chiese toglie le sedie e i banchi laterali, incolpando i fedeli di sedersi in disparte e non al centro, così non interrogandosi sul vero motivo che porta a questa decisione: far sembrare la Messa più frequentata, perchè ormai stiamo allontanando la gente dalla Messa, perchè si può vivere anche senza. E’ poi la superbia di chi dice che le chiese (le ex-chiese) si possono anche vendere, o anche svendere, perchè non servono più, e chissà cosa penserebbero i “santi” che le costruirono vedendo lo scempio che ora se ne fa.
    Bello l’articolo, ma spero dal profondo del cuore che sia stato scritto davvero con il desiderio di svoltare, non con in testa il solito e ormai comune pensiero di ritenerlo indirizzato solo ad una parte del panorama politico. Dispiace vedere che certe voci arrivino solo adesso, e non quando a “dominarci” c’erano personaggi che stavano progettando, sulla nostra pelle, la nostra estinzione

  2. silvana messori on

    pensi, sig.ra Alessio, che ieri per un contrattempo non ho commentato questo “articolo” ma che le mie considerazioni vanno da tutt’altra parte dall’essere subito compreso come testo che portano 5 sacerdoti ad essere in fratellanza, come previsto dalla nuova riforma CET,! Si sono incontrati, si sono confrontati e dopo, penso, dovute riflessioni, desiderano portare a conoscenza che il loro operato ha un significato che va al di là del subire senza prendere posizione, che va oltre le parole e che nei fatti il “Vangelo” è l’unica fonte di ispirazione che portano i fatti ad essere concretamente portatori di speranza fede e carità! Mi aspetto che altri in fratellanza, si incontrino, vivano e confrontino le proprie esperienze per trovare la via migliore per essere preti fra la gente! Grazie e scusate la mia supponenza, che invece è da considerare un augurio!

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