Viaggio musicale per diventare grandi: i momenti più belli in 50 canzoni

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“Viaggio musicale per diventare grandi” è il sottotitolo del libro “Una canzone per te” (De Agostini 2018, pp. 224, 16,90 euro) di Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, ricercatore presso il dipartimento di Scienze Bio-Mediche dell’Università degli Studi di Milano, dove si occupa di prevenzione in età evolutiva, e di Barbara Tamborini, psicopedagogista, autrice di diversi testi sull’età evolutiva, illustrato da Enrica Mannari.

Gli autori, nel libro riservato ai lettori più giovani, esplorano in 50 canzoni italiane il viaggio più bello che ciascuno di noi fa, quello di vivere, si divertono nel proporre melodie evergreen, attuali oggi come quarant’anni fa. Tante canzoni di una volta che piacciono anche ai ragazzi, cantate a squarciagola dai genitori con i loro figli per dialogare in maniera ludica, spiritosa e crescere insieme.

Abbiamo intervistato Alberto Pellai, autore di molti bestseller per genitori, educatori e ragazzi, al quale nel 2004 il Ministero della Salute ha conferito la medaglia d’argento al merito della Sanità pubblica.

Com’è nata l’idea del libro?

«Facendo lunghi viaggi in auto con i nostri figli sentivamo dalla radio tanta musica di diverso tipo, tra le tante canzoni c’erano anche quelle che noi genitori ascoltavamo quando eravamo giovani. Ci siamo accorti che alcune canzoni belle e interessanti per i loro contenuti, i nostri figli le seguivano con grande attenzione e ne erano conquistati, rapiti ponendoci una serie di domande. Partendo da ciò abbiamo ripreso cinquanta canzoni del millennio scorso, che avessero queste caratteristiche: che fossero belle, contenessero un messaggio e avessero resistito al tempo nella memoria collettiva di noi genitori e nonni. Il libro ha una valenza autobiografica, perché nella nostra famiglia abbiamo sempre ascoltato tanta musica e i nostri figli ci hanno fatto sentire la loro. Uno scambio reciproco di canzoni».

Per parlare di speranza, “Avrai” di Claudio Baglioni, per descrivere l’emigrazione “Che sarà” cantata dai Ricchi e Poveri, per spiegare l’ineluttabilità della morte “Samarcanda” di Roberto Vecchioni. I testi delle canzoni scelte comunicano una serie di messaggi che hanno un grande valore educativo. Ce ne vuole parlare?

«Al di là delle canzoni, ci sono dei temi fondamentali nel progetto educativo di noi genitori, dei quali non possiamo non parlare, condividere storie, valori, concetti con i nostri figli. A volte però alcuni di questi temi sono molto complessi, quindi noi genitori spesso fatichiamo a trovare le parole, per esempio il tema della morte, sulla quale non possiamo avere controllo. Prendiamo la storia di “Samarcanda”, un cavaliere sopravvissuto alla guerra che incontra durante i festeggiamenti una signora dal volto che lo angoscia e dalla quale cerca di sfuggire galoppando fino a Samarcanda dove la Signora Morte lo sta aspettando. Questa è una canzone che contiene grandi verità, quindi invece di restare nell’astratto si entra nel narrativo. Il lavoro che abbiamo fatto è stato quello di trasformare il testo di una canzone in una storia, in qualcosa che può essere narrato. Immagino che un genitore può davvero raccontare una storia, far vedere un disegno, condividere il messaggio che è abbinato alla storia del libro e poi ascoltare la canzone. Tutto ciò diventa un processo di elaborazione e di apprendimento per un bambino o per un ragazzo».

Per parlare della violenza sulle donne avete scelto “La bambola” il successo planetario del ‘68 di Patty Pravo. Per quale motivo?

«Questa canzone quando una bambina la ascolta rimane contentissima, perché parla di un giocattolo ed è una canzone facile da cantare. Ma quel giocattolo rappresenta una donna che rischia di diventare un giocattolo da collezione. Allo stesso tempo la canzone “La bambola” per un’adolescente, che viene cantata da una donna, usa un linguaggio di autoaffermazione e autodeterminazione. È questa una bella lezione su quali siano le parole che occorre dire a se stessi e poi all’altra persona per togliersi da una relazione manipolatoria o addirittura violenta. Ed era il ’68, perché c’è da dire che queste canzoni sono di grande attualità».

Quali sono le Sue canzoni preferite, che ha inserito nel libro?

«Potrei dire che sono tutte e cinquanta… ma ci sono quattro o cinque canzoni nelle quali mi ritrovo nella mia sfida educativa e nella mia storia di padre come “Per te” di Jovanotti o “Avrai” di Baglioni. La canzone più bella in assoluto per me e quella che ha ispirato tutto il lavoro sul libro è “La leva calcistica del ‘68” di Francesco De Gregori. Nel volume c’è anche la canzone il cui 45 giri acquistai per la prima volta da ragazzo: “Generale” sempre di De Gregori. Una canzone che ha colpito sia me sia i miei figli è “Per Elisa” di Alice scritta da Franco Battiato. Tanti adulti di oggi hanno amato moltissimo queste canzoni, che non a caso sono tutte grandi successi, sopravvissute al tempo. Molti temi che hanno raccontato queste canzoni evergreen, sono trattati anche nelle canzoni di oggi che semmai hanno successo per un mese o due. Dopo due anni non le ricorda più nessuno».

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