Cultura e Chiesa: un’azione comune per costruire orizzonti più ampi

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La cultura si intreccia alla fede e genera incontri e relazioni proprio come un albero che dalle radici fa sorgere un tronco robusto, rami e frutti. Se ne parlerà il 26 gennaio alla Casa del Giovane nell’incontro diocesano di Pastorale della Cultura, dei Beni Culturali e delle Comunicazioni sociali. “L’immagine dell’albero – spiega don Fabrizio Rigamonti, direttore dell’ufficio diocesano che promuove questo appuntamento, in collaborazione con gli altri enti diocesani di questo ambito – riassume bene il cammino fatto in questi anni nella pastorale culturale, che è molto umile. Non ha la pretesa di mettere a punto una programmazione di ampio respiro da estendere a tutta la diocesi, attinge piuttosto a un lavoro paziente di lettura del territorio e della nostra storia”. In ognuna delle parti che compongono l’albero – dalle radici al tronco, dai rami a foglie e frutti – “si legge un’immagine della nostra diocesi. L’azione degli enti e dei gruppi che operano in quest’ambito non resta circoscritta nel perimetro delle realtà ecclesiali, ma si spinge oltre, mostrando nell’attività quotidiana come il cristianesimo sia fatto per incarnarsi nella vita delle persone”.
All’incontro diocesano sono particolarmente invitati tutti coloro che, laici, preti e religiosi, nelle nostre comunità hanno cura della promozione e animazione culturale, della sensibilità storico-artistica attraverso la valorizzazione dei beni culturali ecclesiastici, della comunicazione legata alla redazione dei bollettini e dei siti web. Negli anni scorsi i convegni di Pastorale della Cultura, come spiega don Fabrizio, hanno offerto tracce di approfondimento sui contenuti, soffermandosi in particolare sul rapporto tra fede e cultura, e sui modi in cui esso si esprime.
Sono 19 gli enti che operano quotidianamente nella nostra diocesi nell’ambito della cultura: “Una tradizione molto ricca e variegata, con una lunga storia, una testimonianza non solo dell’intenso impegno che da sempre anima la nostra Chiesa per riferimento all’opera di trasmissione della fede nel confronto con la cultura, ma soprattutto mette in evidenza come, ben presto, i cristiani a Bergamo abbiano compreso l’importanza di dotarsi di strumenti concreti (un giornale, un teatro, luoghi di dibattito, istituti di studio e di formazione, spazi per l’arte…) nella consapevolezza che solo rimanendo nella cultura di tutti è possibile continuare a dire il Vangelo che riguarda l’umanità di tutti”. Se ci sono “rugosità” nel tronco e rischi in questo paesaggio per molti versi affascinante, stanno semmai nella difficoltà di comunicare, di lavorare insieme, nella pretesa, a volte, di restare confinati nella propria stanza, perdendo la visione dell’orizzonte, di una dimensione più ampia che comprenda tutti e sia capace di spingersi oltre il presente. “L’attività pastorale oggi – sottolinea don Rigamonti – richiede un lavoro di sintesi per aiutare le persone ad armonizzare la vita e la fede, mentre spesso tendiamo a una frammentazione un po’ feudale”.
Il lavoro condotto in questa direzione negli ultimi anni ha portato da un lato a riflettere sulla categoria stessa di cultura e dall’altra a costruire un nuovo sistema di relazioni con il territorio e in particolare con le comunità cristiane, nel tentativo di comprendere, come sottolinea don Fabrizio “come esse si stiano cimentando nell’interpretazione del nostro tempo e della trasformazione epocale che lo caratterizza”. Sarebbe sbagliato identificare la cultura, in modo generico ed elitario, con il repertorio delle “cose colte”, perché ne fanno parte anche “l’insieme di pratiche, di gesti, di parole, di modi di dire e di fare, mediante i quali gli uomini danno senso – in un determinato tempo – alle esperienze fondamentali della vita: il nascere, il crescere, i legami d’amore, l’alleanza sociale, il generare, l’educare, la malattia, il morire. Tutti i gesti e le parole, attraverso i quali si esprimono i significati fondamentali che l’uomo accoglie per l’esperienza umana, vanno a formare nel nostro quotidiano una sorta di trama, un complesso di codici di senso, cui appunto diamo il nome di cultura”.
Dall’indagine conoscitiva svolta negli ultimi anni è emersa una grande ricchezza di iniziative e di attività nella nostra diocesi, declinate nei diversi ambiti culturali: la progettazione culturale (conferenze, cinema, teatro, musica e concerti…), l’animazione attraverso i linguaggi dell’arte e dei beni culturali (proposte artistiche, approfondimenti in chiave storica, archivistica, e libraria, le corali…), le comunicazioni (bollettini, sti web, radio, buona stampa…). È questo il punto di partenza per intessere, ora, nuove direzioni di azione pastorale, partendo dall’incontro, dalla creazione e il rafforzamento di una rete comunitaria tra le diverse realtà, «con un’attenzione particolare ai giovani, e nel quadro della riforma pastorale in atto nella nostra diocesi. Insieme potremo riflettere sul modo più giusto per rendere la cultura davvero generativa».

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