Il Battesimo di Gesù. Lo svelamento continua

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In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco» (Vedi Vangelo di Luca 3, 15-16.21-22)

Per leggere i testi liturgici di domenica 13 gennaio, clicca qui.

Le diverse Epifanie

I testi liturgici della festa dell’Epifania mettono in rapporto quella festa con il Battesimo di Gesù e con il miracolo di Cana. L’Epifania è stata celebrata il 6, il battesimo di Gesù viene celebrato il 13 e il brano del miracolo di Cana ci verrà proposto domenica 20. L’antifona del vespro dell’Epifania (l’antifona è il testo che introduce e conclude un salmo o un cantico) diceva: “Tre prodigi celebriamo in questo giorno santo: oggi la stella ha guidato i magi al presepio, oggi l’acqua è cambiata in vino alle nozze, oggi Cristo è battezzato da Giovanni nel Giordano per la nostra salvezza”. Ossia. Nel giorno in cui il Bambino di Betlemme si rivela, si manifesta (Epifania vuol dire “manifestazione”), la liturgia evoca le altre epifanie del Signore: quella di Cana (l’evangelista conclude quel racconto dicendo che Gesù “manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui”) e quella del Battesimo, la festa di oggi, nella quale, pure, Gesù si manifesta. La voce che viene dal cielo, infatti, lo rivela come il Figlio amato nel quale il Padre ha posto il suo compiacimento.

Dio “è qui” e fa sapere di esserci

Dunque la festa del Battesimo di Gesù è come una specie di prolungamento dell’Epifania, di quell’aspetto “estroverso” del Natale, nel quale il Figlio che appare Bambino, non si limita a nascere ma “fa sapere” di essere nato. Angeli e stella segnalano il piccolo angolo di terra nel quale egli, il Figlio, è apparso.
È la stessa logica del battesimo. Come nel Natale, Gesù “scende”: scende nell’acqua come era sceso nella grotta. È un scendere fraterno. Nel Natale si fa uomo come gli uomini e nel battesimo si fa fratello dei peccatori che corrono da Giovanni a farsi battezzare.
Mentre il Figlio “scende” a Betlemme e nel Giordano, il cielo si apre e dichiara l’identità divina di quel Bambino e di quel particolarissimo battezzato.
Nel vangelo del Battesimo si legge anche la “presa di distanza” di Giovanni. Il cielo dice chi è Gesù e il Battista dice chi è e che cosa fa lui: battezza in acqua, solo in acqua, mentre in mezzo alla folla dei peccatori sta uno che battezzerà in Spirito Santo e fuoco.
Così si perfeziona la manifestazione, l’Epifania del Battesimo al Giordano: Gesù è proprio il Figlio, il Figlio prediletto che fa figli gli uomini con il suo battesimo in Spirito Santo e fuoco.

I credenti devono saperlo vedere

Così il Battesimo al Giordano, “rivelazione” di colui che viene dal cielo, provoca in noi la domanda sulla nostra capacità di accogliere quella rivelazione e di godere di quella identità. Non basta “vedere” la folla che si accalca attorno al Battista, bisogna saper distinguere, in quella folla, il Figlio.
La grande disavventura dei credenti di oggi è che, talvolta, non sanno vedere il Figlio e quindi non sono in grado di segnalarlo. Sanno vedere tutto quello che “sale” dal basso e non sentono la voce che viene dall’alto.
È banale: ma anche e soprattutto la festa del Battesimo pone, violentemente, il tema della fede.
Dire che Gesù – il Bambino soprattutto – ci piace, è facile: lo dicono tutti. Dire che è il Figlio beneamato lo dicono solo coloro che ci credono. E bisogna crederlo per poterlo dire.

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