La festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti: “Date voce a chi non ne ha”

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«Anche ai giornalisti di oggi, San Francesco di Sales dice di dare ai poveri, alle minoranze e a coloro di cui nessuno parla e che non hanno voce per farsi sentire. E dice di essere solidali con la missione della Chiesa nel mondo, anche a costo di portare la croce». È stato l’invito rivolto, giovedì mattina 24 gennaio, nella chiesa parrocchiale delle Grazie, dal vicario generale monsignor Davide Pelucchi nella Messa per la festa di San Francesco di Sales, vescovo di Ginevra e dottore della Chiesa, patrono dei giornalisti e di tutti gli operatori nel mondo della comunicazione e dei mass media. Presenti, fra gli altri, il direttore de L’Eco Alberto Ceresoli, il parroco delle Grazie monsignor Valentino Ottolini e monsignor Giulio Dellavite, addetto stampa e segretario generale della Curia. Monsignor Pelucchi ha portato i saluti personali del vescovo Francesco Beschi e la sua stima e apprezzamento per il servizio degli operatori nel settore, che grazie alla loro professione possono portare il Vangelo fra la gente.

Nell’omelia, il vicario generale ha ricordato la devozione particolare a San Francesco di Sales di Papa Giovanni già da quando era giovane seminarista. «Era innamorato di questo Santo per le sue virtù e per la sua dottrina. E ricordava che proprio da Bergamo, nella 4ª adunanza nazionale dei cattolici italiani nel 1877, venne inviata a Papa Pio IX la proposta di proclamare il Santo patrono dei giornalisti». Soprattutto per quattro modi o scelte, il Santo ha molto da molto dire anche nel nostro oggi, dove nel mondo della comunicazione ai giornali e alla televisione si sono aggiunti Facebook, Twitter e YouTube. «San Francesco di Sales ha saputo svolgere il suo servizio mettendosi in ascolto dei poveri, ricorrendo a preghiera, elemosina, mitezza e con numerosi scritti che affiggeva sui portali delle chiese e sulle porte delle case. Oggi il Santo dice ai giornalisti di dare voce alle persone afflitte da povertà materiali e culturali. E si aiutano i poveri anche parlando di pace nella nostra epoca di complessità».

Gli altri tre modi o scelte indicati da monsignor Pelucchi sono: «Essere attenti alle minoranze, dando voce a coloro di cui nessun parla e che non hanno voce per farsi sentire. Parlare del dolore con amore, senza ferire la personalità delle persone. Essere solidali con la missione della Chiesa, raccontando la verità anche a costo di portare la croce». Al riguardo, monsignor Pelucchi ha citato l’eroismo dell’arcivescovo salvadoregno Beato Oscar Romero, che fece della difesa dei poveri la sua missione, «tanto da diventare voce dei poveri». E poi il Beato Tito Brandsma, carmelitano, assistente ecclesiastico dei giornalisti olandesi, ucciso dai nazisti nel lager di Dachau, che rifiutò di imbavagliare la stampa religiosa della nazione come pretendevano gli occupanti nazisti. Durante la Messa si è pregato anche per i giornalisti defunti e per quelli morti in prima linea in fedeltà alla propria professione. Questi ultimi, lo scorso anno — come ha ricordato monsignor Pelucchi — sono stati 80 e ben 702 nell’ultimo decennio.

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