“Mi sono sentito scelto”: il vescovo Beschi racconta la storia della sua vocazione

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La prima frase che Dio pronuncia all’interno della Bibbia è una domanda. La vocazione è una questione di domande, ma bisogna anche sapersi porre le domande giuste al momento giusto. Comprendere ciò che “si vuole diventare da grandi” è complicato, comprendere in che modo Dio possa essere partecipe della vita di ciascuno è altrettanto impegnativo. Hanno cercato di renderlo più semplice i sessanta giovani che stanno animando la settimana vocazionale nella parrocchia di Zanica. La veglia vocazionale non dà risposte, ma pone altre domande, spunti da cui ripartire.

I giovani hanno esplorato il tema delle vocazioni attraverso diversi sguardi e cinque linee guida,  grazie alle parole di chi ha incontrato Gesù nella quotidianità e per questo “è stato travolto dall’imprevisto”. E’ successo per esempio ai pastori del Vangelo che da guide sono diventati seguaci per accogliere un bambino in una mangiatoia. I pescatori sono diventati discepoli nel momento del fallimento, quello di cui più ci si vergogna. La cameriera della locanda, dove Gesù cena per l’ultima volta con i suoi discepoli, rimane ammaliata dal grande gesto d’amore che Egli compie. Una donna rimane colpita dal piano di Gesù, sulla tomba di Lazzaro, che si trasforma in preghiera e poi in miracolo. Il centurione viene scosso internamente, sente la debolezza insediarsi nella carne, ed esclama “Costui era davvero il figlio di Dio”.

Gesù incontra ciascuno di questi personaggi nella quotidianità, nella loro vita e nei loro dubbi. Dio li incontra mentre nascono, lavorano, amano, soffrono e muoiono. È un accompagnamento costante che non lascia spazio alla solitudine.

Adamo, dove sei? è il primo discorso diretto che fa Dio nella Bibbia – spiega il vescovo Francesco Beschi -. La prima frase che Dio rivolge all’uomo è una domanda. Questo mi ha sempre colpito molto. Sapere che c’è Qualcuno che mi chiede dove sono, non mi ha mai spaventato, anzi, mi ha aperto il cuore. Mi fa sentire amato. A me è sempre piaciuto cercare ed è stato bello scoprire che Dio è il primo cercatore. Mentre venivo ordinato ero felice perché avevo trovato ciò che cercavo, ma allo stesso tempo malinconico perché mi chiedevo cosa potessi cercare ancora. In quel momento mi si spalancò la mente. Fu come essere arrivato in vetta e guardare un infinito panorama. Lì ho capito che non avrei mai smesso di cercare. Non si è tratta di una visione, ma di una costatazione”.

Anche la prima frase che Gesù pronuncia nel vangelo di Giovanni è una domanda, “Cosa cercate?”, e termina con un ulteriore interrogativo, “Chi cerchi?”. “Questo è un altro passaggio molto importante per me – prosegue il vescovo -. Si passa dal cercare qualcosa al cercare Qualcuno. Questo significa che siamo consapevoli che non ci bastiamo. Dio ci abita, abita in noi, e allontanarsi da noi stessi significa allontanarci da Dio. È bello sentirsi avvolti dall’abbraccio di Chi si ama e di Chi ci ama”.

Scegliere di seguire il Signore con il sacerdozio non è un passo semplice da compiere. “Io ho capito di voler seguire il Signore – racconta il vescovo – quando, in una grande ricchezza di esperienze, questa via era diventata irresistibile per me. Non credo di aver scelto. Io mi sento scelto e delle volte mi chiedo perché Dio abbia scelto proprio me. Magari ha commesso uno sbaglio. So, però, che la vocazione è la mia ragione di vita perché Dio, proprio Lui, rimane sempre”.

La settimana vocazionale entra nel vivo coinvolgendo tutta la comunità di Zanica con catechesi, attività e occasioni per riflettere insieme. Opportunità utili per riflettere, per scavare a fondo in quella fede che San Paolo definì “fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede”. Un tentativo di “vedere l’invisibile” coltivato da un’intera comunità.

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