Il nuovo parroco ha fatto piazza pulita di tutto quello che c’era prima

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Un mio amico è impegnato in una comunità parrocchiale della provincia. Da un anno è arrivato il nuovo parroco. L’amico mi ha raccontato che il nuovo arrivato ha fatto piazza pulita di tutto quello che il suo predecessore aveva messo in piedi. Resto basito di fronte a questo modo di fare. Non solo non si rispetta il predecessore ma soprattutto non si rispetta la comunità condannata a docce scozzesi solo perché cambia il “grande capo”. Mi piacerebbe sapere cosa si pensa in monastero di una Chiesa così smaccatamente “di potere”. Grazie. Luciano

La domanda è interessante e provocatoria, caro Luciano, poiché affronta una tematica molto attuale. L’affermazione di sé alla maniera mondana è un rischio per gli uomini di Chiesa!
Sebbene siano stati compiuti molti passi in campo magisteriale ed ecclesiologico, la nostra “forma mentis” continua ad essere quella di molti decenni or sono! Nel modo corrente e popolare di intendere le “cose di Chiesa”, come nelle concrete scelte pastorali, siamo ancora lontani, non solo dallo spirito del Concilio Vaticano II, ma addirittura dal Vangelo.

Affamati di potere

Quali sono le cause? Innanzitutto il cuore umano è “affamato” di potere: lasciato a se stesso e in balìa delle proprie passioni, ne diventa “schiavo”.
Ugualmente gli strascichi storici di un’ecclesiologia ormai superata, la formazione ricevuta, la struttura delle nostre comunità ecclesiali, fanno sentire il loro peso nei ministri e nei laici.
La sfida, allora, è impegnativa per tutti: sostenuti dalla creatività dello Spirito Santo, siamo chiamati ad essere autentici discepoli di Cristo, strumenti di comunione, di corresponsabilità, di testimonianza, di freschezza evangelica, di missionarietà, secondo il ruolo che ciascuno occupa nella Chiesa.
Lo Spirito, che non si è lasciato né “ingessare”, né intimorire, nel suo disegno provvidenziale, ha suscitato papa Francesco quale strumento per ridare alla Chiesa il volto che gli è proprio, quello che Cristo stesso le ha donato.

Il coraggio di Papa Francesco

Quanto coraggio si coglie in questo nostro pastore nel richiamare la vocazione della Chiesa ad essere “in uscita”! Quanta chiarezza e lungimiranza traspaiono dalla sua persona! Quanta franchezza e semplicità nelle sue parole! Lo spirito di discernimento lo guida ispirando le modalità più consone per attuare le riforme necessarie, nonostante la resistenza che incontra proprio negli uomini di Chiesa!
Non possono lasciarci indifferenti le sue parole! Nell’Evangelii Gaudium, il vescovo di Roma descrive, con molta lucidità e realismo, le tentazioni degli operatori pastorali, dai vescovi fino al più umile e nascosto dei servizi ecclesiali”, laici compresi, chiamati insieme ad affrontare vere e proprie sfide per crescere. Senza mezzi termini egli parla di

preoccupazione esagerata per gli spazi personali di autonomia e di distensione, sorta di complesso di inferiorità, relativismo ancora più pericoloso di quello dottrinale, fuga da qualsiasi impegno che possa togliere il tempo libero, ossessione del loro tempo personale, attività vissute male, senza le motivazioni adeguate, accidia pastorale, grigio pragmatismo della vita quotidiana della Chiesa, fede che si va logorando e degenerando nella meschinità, ecc.

Non scandalizziamoci di queste denuncie forti e accorate; prendiamo atto di quanto sia urgente la nostra conversione al Vangelo, non solo come impegno morale, ma come atto di giustizia verso la nostra fede e coloro che ci hanno generato, e di testimonianza in questo nostro oggi.

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