La mitezza evangelica e l’aggressione continua dei social

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In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: “Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? (vedi Vangelo di Luca 6, 39-45)

Per leggere i testi liturgici di domenica 3 marzo, ottava del Tempo Ordinario “C”, clicca qui.

La regola fondamentale del discepolo è quella di “guardare” al maestro. Il Maestro stesso è “la regola”. Se i discepoli fanno come il Maestro, guardano a lui, non saranno come i farisei, non saranno guide cieche, perché avranno il loro punto di riferimento sicuro.

La trave e la pagliuzza

Ora, Gesù, provocatoriamente, chiede: Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non t’accorgi della trave che è nel tuo?
La piccola parabola vuol dire due cose. La prima che è necessario guardare ai propri difetti, che sono grossi come una trave, prima di guardare a quelli degli altri, che sono, invece, esili come una pagliuzza. Inoltre i nostri difetti sono spesso così pesanti che ci impediscono di vedere bene, non siamo più obiettivi, diventiamo formalisti come i farisei.

Ma, dietro questo motivo molto semplice, ce n’è uno che ha rapporto con Dio stesso. Poco prima, Gesù aveva detto: Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato. “Vi sarà perdonato”, cioè: da Dio, Dio vi perdonerà. Dunque si deve perdonare anche e soprattutto perché siamo noi stessi perdonati da Dio. Dobbiamo dare misericordia perché l’abbiamo prima ricevuta noi.
Gesù sta parlando di modi di usare la parola, di comportamenti che in qualche modo mettono in rapporto con gli altri. Ora, sono proprio le parole e i gesti che rivelano il cuore. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dalle spine, né si vendemmia uva da un rovo.
Il comportamento esterno rivela la realtà interiore e profonda dell’uomo.

Le aggressioni quotidiane

Abbiamo un ostinata tendenza a giudicare che, nei tempi più vicini a noi, si è ingigantita a dismisura con i social. Basta cacciare il naso in un qualsiasi sito web. Ci si scontra, si insulta, si aggredisce. La qualità del confronto è quasi nulla. Gli strumenti potenti che sono in grado di creare un’infinità di relazioni servono, in realtà, a distruggerle.

Ora, con tutti i rischi del caso, passo da un mondo infuocato come la rete alle mitissime, dolcissime parole del vangelo di oggi. Le leggo e mi ricordo che la mia prima verità è che ho ricevuto tutto; soprattutto ho ricevuto ciò che meno mi è dovuto, cioè il perdono. Il dono più grande è l’amore che non merito, la misericordia.

Quando io giudico male non uso misericordia, cioè non riconosco negli altri ciò che c’è in me. Sono cieco. Mi sono tagliato fuori dalla misericordia a mia volta. E sono nelle tenebre: non so più dove andare.

Forse ho molto, forse ho tutto ma non so più che cosa farne, perché sono sono guida cieca e rischio di cadere io nel fosso e di farci cadere, con me, gli altri.

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