Il ricordo di monsignor Giulio Oggioni: «Diede alla diocesi di Bergamo un volto di Chiesa del Concilio»

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Il suo obiettivo pastorale primario fu di dare alla diocesi di Bergamo un volto di Chiesa del Concilio. Nello stesso tempo, ha salvaguardato le tradizioni religiose e l’identità cristiana. Questo è stato il terz’ultimo vescovo della nostra diocesi, come emerge nel volume «Giulio Oggioni. Il cammino pastorale della Chiesa di Bergamo 1977-1991» (edizioni Corponove Bergamo, pp. 352). Presentato in Curia la mattina del 26 febbraio, nel 26° anniversario della morte, alla presenza di alcuni parenti (la sorella Anna, che l’ha seguito per tutta la vita, non ha potuto intervenire avendo 99 anni), di numerosi sacerdoti, del vicario generale monsignor Davide Pelucchi e dei vescovi Francesco Beschi, Bruno Foresti e Giuseppe Merisi, il libro è stato curato da monsignor Gianni Carzaniga, che fu il primo segretario del vescovo Oggioni, e da monsignor Arturo Bellini, uno dei suoi collaboratori. Il vescovo Oggioni era nato il 15 giugno 1916 a Villasanta, nei pressi di Monza. Ordinato sacerdote il 3 giugno 1939 dall’arcivescovo cardinale Ildefonso Schuster e laureato in Teologia alla Facoltà teologica di Milano, fu docente nei Seminari milanesi, guida spirituale dei preti giovani e infine vicario episcopale per la formazione del clero. Nominato vescovo di Lodi il 28 settembre 1972, diocesi che ha sempre portato nel cuore, come ha ricordato monsignor Carzaniga, il 20 maggio 1977 era diventato vescovo di Bergamo, ritirandosi per limiti di età il 21 novembre 1991. Morì a Bergamo il 26 febbraio 1993 e sepolto nella cripta del Duomo da lui stesso fatta ristrutturare.
Nel volume sono ripercorse tutte le tappe della vita e del ministero e soprattutto i quattordici anni come vescovo di Bergamo: la cura del Seminario e della formazione del clero, la suddivisione diocesana in 28 vicariati, la visita pastorale compiuta con modalità nuove, il convegno diocesano «Dare alla Chiesa di Bergamo un volto di Chiesa conciliare», la collaborazione missionaria con la Costa d’Avorio, la cura del catechismo (a livello nazionale fu collaboratore nella stesura dei nuovi catechismi), delle associazioni e della pastorale degli oratori. Il libro è corredato anche da 18 testimonianze, fra cui quelle dei cardinali Camillo Ruini e Giacomo Biffi, dei vescovi bergamaschi Gaetano Bonicelli, Roberto Amadei, Maurizio Gervasoni e Maurizio Malvestiti e di altri sacerdoti che furono principali collaboratori del vescovo Oggioni. «È stato il vescovo Amadei a incaricarmi di raccogliere documentazione su monsignor Oggioni — ha detto monsignor Carzaniga, che più volte ha interrotto il suo intervento per la commozione dei ricordi —. Questo libro non vuole essere un monumento, ma un grazie e un ricordo affettuoso. Per me è stato un padre sempre significativo». «Già negli anni Ottanta — ha aggiunto monsignor Bellini — il vescovo Oggioni ha messo in risalto che la natura propria della Chiesa si fonda come mistero di comunione. Inoltre, ha messo in risalto la santità popolare vissuta nell’ordinario in modo straordinario, portando ad esempio la Beata Pierina Morosini. Le sue omelie erano difficili anche per il clero, ma si capiva che erano delle vere catechesi».
Infine l’intervento del vescovo Beschi, che ha scritto la prefazione del volume. «Ogni vescovo, oltre all’energia fisica e ai collaboratori, ha bisogno anche della grazia del Signore. Io mi sono inserito nella grande storia dei miei predecessori a servizio della Chiesa di Bergamo. E questo volume esprime anche un forte legame con tutti i vescovi che hanno guidato la diocesi nel tempo».

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