Ol Franklin Jones: versi dall’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters nei suoni aspri della lingua prima

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Ol Franklin Jones. È la prima poesia che ho incontrato, verso la quale ho sentito il risuonare della lingua prima e il desiderio di ascoltarla così. Avevo letto l’Antologia ma questa poesia non la rammentavo, forse anche per colpa di De André…..  Ricordo bene, erano i primi anni ’80, poco più che ventenne, facevo l’operatore sindacale nel settore chimico e della gomma plastica per la Cisl di Treviglio e ol Franklin Jones era scritto  a macchina su un foglio A4 appiccicato ad un armadio sindacale, quelli tipici di lamiera chiara. In italiano naturally….  In quel periodo frequentavo anche il Centro Studi Cisl di Fiesole, insomma facevo una settimana il sindacalista nella bassa bergamasca e una settimana a studiare e in staff formativo a Firenze. Erano i mesi in cui avevo letto Libera nos a Malo, regalatomi da Caio Zamboni sindacalista dell’Arena di Verona, grande amico. Era il tempo in cui cominciavo, titubante a scrivere poesie in lingua prima.

Dividevo il mio lavoro tra la formazione al Centro Studi e le aziende della gomma/plastica della bassa bergamasca. Passavo dallo studio dei modelli economici, dai processi dell’organizzazione del lavoro d’impresa a situazioni di contrattazione sindacale nelle piccole aziende sparse nella pianura, dove si fanno le polente di granulare e si colora la plastica, policroruro di vinile (PVC). Situazioni ambientali a dir poco preoccupanti….  A Pognano ce n’era una di queste fabbrichette in cui il delegato sindacale si chiamava Pierì. Il padrone era un milanese baüscia, di quelli ghe pensi mì. Il Pierì era un contadino della bassa prestato a fare l’operaio a integrazione del reddito; era spiccicato all’Italo di Altan, uguale, pantaloni cintati allo stomaco, con la coppolina e il suo pimpinello in mezzo. Non gli ho mai sentito dire una parola per anni. Un giorno, col Pierì, riusciamo a incastrare il baüscia, sempre in giro col macchinone, con l’intento di fargli mettere gli aspiratori sulle macchine di colorazione; dopo un paio d’ore estenuanti  di discussione, il padrone accetta tempi e modi dell’operazione. Dice va bene, si alza e mi porge la mano per salutarmi. Io gli dico che prima dobbiamo scrivere l’accordo ma lui insiste che non è necessario e che basta la sua parola. Ricominciamo una discussione accesa finché il Pierì, di scatto alza le mani e getta un urlo. Férmi töcc, grida a noi che lo guardiamo sconcertati,  ché, adès, mé gh’ó ’mbisògn de scrìv, e a l’saìf ol perché? Perché? gli chiede il baüscia con la bocca aperta. Perché, canta il Pierì:  l’èrba vólat e la scrita mànech!

Negli attimi del nostro star basiti scoppiò l’applauso di tutti i lavoratori della fabbrichetta che in silenzio si erano riuniti sotto la finestra a ascoltare. Illuminato mi unii alle grida di Brào Pierì! che si spandevano nella bassa. Fu quella notte che tradussi ol Franklin Jones.

Una settimana e sono entrati in funzione gli aspiratori. Per sentire. Franklin Jones da Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters tradotto da Maurizio Noris

FRANKLIN JONES

Se gh’èss püdìt istà al mónd ön otr’àn
avrès püdìt finì la mé màchina sgulénta,
e dientà sciòr e conussìt.
 
Talsibé l’à fàcc chèl marmurì
che l’à sircàt de picàm fò öna colómba
e l’gh’à fàcc la sömeansa de öna póia.
 
Perchè cos’él töt in fónd se mia ès cuàcc,
per rödegà fò ’n de l’éra
fina che l’ria ’l dé del sòch ?
 
Adóma che l’òm a l’gh’à ol servèl d’ön àngel,
e l’vèd la sgür fina de prensépe !

FRANKLIN JONES

If I could have lived another year
I could have finished my flying machine,
And become rich and famous.

Hence it is fitting the workman
Who tried to chisel a dove for me
Made it look more like a chicken.

For what is it all but being hatched,
And running about the yard,
To the day of the block?

Save that a man has an angel’s brain,
And sees the ax from the first!

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da Antologia di Spoon River
di Edgar Lee Masters

FRANKLIN JONES. Se avessi potuto vivere un altro anno / avrei potuto finire la mia macchina volante, / e diventare ricco e conosciuto. // Così, bene ha fatto quel marmista / che ha cercato di scolpirmi una colomba / e c’ha fatto la somiglianza di una gallina.// Perché cos’è tutto in fondo se non essere covati, / per razzolare nell’aia / fin che arriva il giorno del ceppo? //  Solo che l’uomo ha il cervello di un angelo / e vede la scure fin dal principio!

 

da  CON LA STESSA VOCE
Antologia di poeti dialettali traduttori
A cura di Piero Marelli e Maurizio Noris
LietoColle editore (Como) 2015

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