Papa Francesco negli Emirati Arabi Uniti: «Le grandi religioni devono lavorare insieme per un mondo migliore»

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Papa Francesco si recherà negli Emirati Arabi Uniti dal 3 al 5 febbraio prossimo, per partecipare a un incontro interreligioso internazionale ad Abu Dhabi. Una visita simbolica, importante anche perché Bergoglio è il primo Pontefice a compiere un viaggio nella nazione della penisola araba.

Il motto della visita è, “Fammi canale della Tua pace” e il logo, una colomba con un ramo d’ulivo, con i colori della colomba, bianco e giallo che riprendono quelli della bandiera vaticana, mentre nel corpo della colomba sono inseriti i colori della bandiera degli Stati Arabi Uniti, a simboleggiare che il Papa visita il Paese arabo come promotore di pace.

Al seguito della delegazione papale, si recherà ad Abu Dhabi anche il giornalista Stefano Girotti Zirotti, vice caporedattore in Rai Vaticano, che ha lavorato nelle redazioni de “Il Resto del Carlino”, “il Giornale” e AdnKronos. Abbiamo intervistato il vaticanista, che è autore con Giancarlo Mazzuca del saggio “Noi fratelli” (Mondadori 2018), un libro nato “per ripercorrere le tappe e le vicende storiche del dialogo, troppo spesso interrotto, tra le due grandi fedi monoteiste che rappresentano cinque miliardi di fedeli”: il Cristianesimo e la fede Islamica.

Quali saranno i momenti salienti della missione di pace di Bergoglio negli Emirati Arabi Uniti che in una recente intervista il Professor Adnane Mokrani, teologo, studioso dell’Islam, docente al Pisai (Pontificio Istituto di Studi arabi islamici) e alla Pontificia Università Gregoriana, ha definito come “un abbraccio al mondo arabo” e “una grande apertura di dialogo”?  

«I momenti salienti saranno cinque. Iniziando per ordine cronologico, partiamo dalla visita ufficiale di Bergoglio allo sceicco Mohammed bin Zayed Al Nahyan, principe ereditario di Abu Dhabi che avverrà il 4 febbraio alle 12,30 nel Palazzo Presidenziale. Questa visita è importante perché ufficializza l’apertura di rapporti diplomatici più intensi. Nel pomeriggio alle 17 ci sarà l’incontro privato di Papa Francesco con i membri del “Muslim Council of Elders”, nella gran Moschea dello Sceicco Zayed fondatore degli Emirati Arabi Uniti. Alle 18.10 il primo discorso del Papa, per l’incontro interreligioso nel Founder’s Memorial. Martedì 5 febbraio la giornata di Bergoglio comincerà alle 9.15 con la visita privata alla Cattedrale di San Giuseppe ad Abu Dhabi, cui seguirà alle 10.30 la Messa nello Zayed Sports City. La storia degli Emirati Arabi Uniti risale agli anni Settanta, prima era un territorio di pirati, di beduini e di pescatori di perle. In seguito si è venuta a creare una confederazione di Stati, prima sei, poi sono diventati sette. Questi Stati hanno un Parlamento di 40 persone che sono gli emiri che sono i governanti dei singoli stati. Il governo è nelle mani del Presidente e del Capo del Governo. Considerato che gli Emirati Arabi Uniti si sono dati un ordinamento democratico, viene visto come uno Stato che ha saputo interpretare il Corano e interpretare le esigenze di un mosaico di più colori e di più culture. Infatti la popolazione indigena è soltanto del 20%, il resto della popolazione, cioè l’80% proviene da altre Nazioni, composta di tutti immigrati che lavorano. Quindi abbiamo uno Stato molto ricco grazie al petrolio dove l’integrazione interreligiosa e anche il modello amministrativo hanno consentito un grande sviluppo. Ecco perché quella di Bergoglio negli Emirati Arabi Uniti è una visita che ha un profondo significato».

Una visita lampo quella del Santo Padre negli Emirati Arabi Uniti nel solco di quel dialogo interreligioso che è uno dei pilastri del pontificato del papa argentino?

«Certo, il dialogo interreligioso di Bergoglio è continuativo e costante e tutto questo cammino che ha percorso il Santo Padre, qui sarà ancora più evidente anche perché ricordiamo che Bergoglio è il primo pontefice che si reca nella terra di Maometto».

Quanti sono i cattolici che vivono negli Emirati Arabi Uniti e a quali diverse nazionalità appartengono?

«Vi è una comunità cristiana di circa un milione di persone composta soprattutto da immigrati che provengono dall’Asia, dalle Filippine, dall’India, più di un milione di battezzati che possono professare liberamente la loro religione».

È un caso che sia il viaggio apostolico negli Emirati Arabi Uniti, sia quello in Marocco del 30 e 31 marzo, cadono quest’anno in cui la Chiesa ricorda gli otto secoli dall’incontro tra San Francesco e il sultano Malik al-Kamil, che avvenne appunto a Damietta in Egitto nel 1219?

«Sottolineo che c’è un’effettiva coincidenza, il Papa che porta il nome del Santo d’Assisi, non può non ricordarsi di questa ricorrenza… Sentiremo quindi cosa dirà Francesco nel discorso al Founder’s Memorial. Otto secoli prima, durante le Crociate, il Poverello cercò di mettere pace ponendo a rischio la propria vita. San Francesco sorretto da una precisa concezione missionaria si avventurò con i suoi confratelli nel territorio musulmano. L’intento di Francesco era di convertire il sultano e i suoi uomini al cristianesimo facendo così cessare le ostilità. Invano. Francesco tornò in Italia e il resto della sua vita la conosciamo, però i suoi confratelli vinsero, perché, se ci pensiamo bene, a Gerusalemme i custodi del Santo Sepolcro sono francescani. Sono rimasti in quei luoghi nonostante le traversie e le guerre, La prima chiesa cattolica venne eretta a Dubai nel 1966 su un terreno donato dallo sceicco e fu dedicata a San Francesco d’Assisi».

Papa Francesco nella lettera contenuta nel libro “Noi fratelli”, nel ringraziare sia Lei sia Mazzuca per aver affrontato un tema come quello della fratellanza tra cristiani e musulmani a lui molto caro, scrive: “Vi siete posti anche la domanda sul futuro dell’Europa”. Perché, come bene rileva Bergoglio “spetta a noi continuamente scegliere dove tendere la mano”. Che cosa ne pensa?

«Papa Francesco ripete spesso che il mondo deve essere un mosaico a più colori, come un’orchestra di più strumenti. Quindi è fondamentale che tutte le religioni concordino per un mondo migliore, poiché sempre secondo Bergoglio, la convivenza deve portare allo sviluppo di un mondo migliore».

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