Una bimba di due anni, un altro in arrivo. Una giovane mamma racconta: «Chiamatelo coraggio o incoscienza. Per me è solo vita»

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Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito?

[…] Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.

 

Mi ritrovo in una fredda sera d’inverno a scrivere questa riflessione di getto con un “ballerino” in grembo di trentasei settimane, la sua futura sorella maggiore di quasi due anni che dorme dalle 21, il marito che mi prepara una tisana e la mia schiena che preferirebbe il materasso a questa sedia.

Avrei potuto usare altri brani di Vangelo o altri testi di libri e canzoni che hanno arricchito la mia esistenza per raccontare la scelta di una seconda gravidanza a poca distanza dalla prima. Ho però scelto queste due frasi del Vangelo di Matteo che penso si addicano ai sogni di chiunque: la vita vale più del cibo e del vestito, quindi perché affannarsi di dubbi e ansie per il futuro? Chiamatelo coraggio o incoscienza. Per me ha solo un nome: vita.

A dir la verità mi viene da sorridere mentre scrivo questa riflessione perché mi sembra strano dover raccontare qualcosa che non ritengo straordinario, come metter su famiglia e avere dei figli.

Ogni persona ha la propria storia familiare e avere un bambino, per me, soprattutto quando è molto desiderato, è la cosa più bella ed emozionante che possa succedere nella vita di un individuo. Provengo da una famiglia numerosa, sono insegnante da una dozzina d’anni e, anche in attività di volontariato, sono stata spesso attorniata da bambini e ragazzi. Crescendo quindi in un contesto fatto di sorrisi e capricci, colori e abbracci, ho sempre sognato di poter essere mamma.

Da fidanzata ho condiviso tante idee con mio marito e alcune sono state concretizzate, come restare a vivere in montagna e avere dei figli. Scelte, quest’ultime, poco supportate da chi a livello amministrativo dovrebbe invece incentivarle.

Non ho tutte le certezze tra le mani e da giovane donna mi sono chiesta se fosse una pazzia cercare il secondo figlio in tempi un po’ ravvicinati, con un lavoro precario e pochi sostegni a livelli comunitari alla maternità. Da mamma, poi, quanti dubbi: Ci sarà spazio per entrambi? Cosa sto togliendo alla prima? Soffrirà? Il famoso amore che non si divide ma si moltiplica vale per tutti? Non ho smesso di farmi domande, ma ho cercato il mio mantra: «Per la vostra vita non affannatevi».

Mi sono sposata in un soleggiato pomeriggio di maggio di tre anni fa e un insolito caldissimo sole ai primi di marzo dell’anno dopo illuminava la stanza dove abbracciavo per la prima volta la mia prima figlia. Se ci penso bene c’era il sole anche quando mi sono laureata qualche anno fa, quindi son certa anche la nascita del mio secondo figlio sarà scaldata da un luminosissimo sole. E i suoi raggi sono portati in dono in senso metaforico da chi mi vuole bene e sostiene questa seconda maternità: le amiche che mi passano i vestiti dei loro figli ormai più grandi e quelle che mi ripetono all’infinito «dimmi se hai bisogno che io ci sono», mia sorella che mi fa da taxi, la moglie del mio ex prof di lettere che mi ha spedito un morbidissimo golfino fatto a mano da lei, gli amici che spostano il luogo delle riunioni al paese dove vivo per facilitare la mia presenza, la vicina di casa che mi presta la culla, i nonni sempre presenti e l’elenco potrebbe continuare. Come futura mamma ho trovato sostegno e professionalità al consultorio familiare della mia zona, nel quale le ostetriche organizzano incontri e attività per future mamme, seguendole poi fino all’anno di vita del bambino.

A chi porta in grembo un sogno, qualsiasi sogno: che il sole vi illumini sempre!

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