I dieci anni del vescovo. Il monastero ricorda quel 15 marzo del 2009. E ringrazia

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Si è parlato nei giorni scorsi dei 10 anni di episcopato del nostro vescovo. Voi, dal monastero, che cosa augurate e eventualmente che cosa chiedete al vescovo? Elena

Cara Elena, pensando ai dieci anni di episcopato del nostro vescovo Francesco, non possiamo che andare con la memoria al 15 marzo 2009, quando fece la sua sosta nella Chiesa del nostro monastero prima di dirigersi verso la cattedrale di Bergamo.

La grande emozione di dieci anni fa

Fu un evento indimenticabile, ricco di emozione e di stupore per il dono ricevuto. Numerosi rappresentanti della vita consacrata, insieme a sacerdoti e laici, parteciparono a questo evento nella piccola Chiesa del nostro monastero, accogliendo con gioia il nuovo pastore. La nostra fraternità ha apprezzato con gratitudine la scelta del vescovo Francesco di includere l’incontro con noi nel suo itinerario verso il “colle”.

In questi anni ha continuato a sentire la sua vicinanza di padre e pastore nelle visite con le quali ha partecipato ad alcuni eventi significativi del nostro cammino: celebrazioni di professioni monastiche, per la solennità della madre santa Chiara, di capitoli elettivi.

Ma oltre alla sua presenza fisica, siamo grate per la comunione spirituale che ci unisce e va oltre la distanza e la frequentazione e si fa per lui, custodia nella preghiera per il suo servizio pastorale, ascolto del suo magistero e delle varie iniziative che promuove e a cui partecipa.

Il nostro grazie

Vorremmo esprimergli il nostro grazie per la dedizione e la passione messe in gioco nel suo servizio, totalmente speso nella ricerca della edificazione della comunità cristiana che è in Bergamo. Consapevoli dell’impegno e della complessità che il servire la nostra comunità diocesana comporta in questo cambio d’epoca, auguriamo al vescovo Francesco la sapienza dello Spirito per abitare il presente con passione e guardare il futuro con speranza.

Queste sono virtù che già cogliamo nel nostro pastore, dentro le fatiche che la croce del ministero comporta, e che solo nel silenzio della preghiera e nella nudità della fede, può portare attingendovi la forza e il sostegno di perseverare nel dono.

Grazie per la passione missionaria, perché il Vangelo sia annunciato “in ogni occasione opportuna e non opportuna”, che si declina nella promozione di progetti di sviluppo e di sostegno ai nostri missionari.

Grazie per la promozione della carità sempre più capace di dare risposte adeguate alle nuove e antiche povertà che affliggono il nostro territorio.

Grazie per la giovinezza che si intravede sul suo volto quando si ritrova con i giovani verso i quali nutre una grande fiducia e speranza perché possano cogliere la bellezza del Vangelo e della sequela dietro a Cristo povero.

Il nostro augurio per il futuro

Sarebbero ancora molti i motivi per dire grazie, ma ci soffermiamo su uno che ci è particolarmente caro e che diviene augurio per il futuro. Grazie per la stima verso la vita consacrata nella nostra diocesi, per la vicinanza espressa in tanti piccoli gesti e parole a questa nostra Chiesa ricca di una variegata fioritura religiosa, di una lunga tradizione che l’ha resa nei secoli testimone di vita evangelica.

Avvertiamo forte l’urgenza della profezia: essere testimoni del Dio vivente, con Gesù Cristo e il suo Vangelo sempre più al centro della nostra esistenza e della vita delle nostre comunità, rivelando non solo un Dio “del quale” sappiamo parlare, ma soprattutto un Dio “al quale” sappiamo parlare perché cercato con passione, frequentato con perseveranza, desiderato sopra ogni altra presenza.

Al vescovo Francesco affidiamo, in custodia, il desiderio di vita e di pienezza che ci abita e muove la nostra ricerca, la riflessione e la fatica dell’incarnare oggi e per il futuro, il nostro e i diversi carismi; la volontà di rendere la vita consacrata sempre più autentica, credibile e parlante, per il dono che essa è per la Chiesa e la nostra società. Che le nostre persone e le nostre fraternità possano vivere sempre più il ministero della percezione della veglia, nell’attesa di Colui che viene e nella celebrazione della speranza, attraverso la preghiera, la passione per Dio e la terra che abitiamo e amiamo, la sfida delle relazioni fraterne e umane, autenticamente evangeliche.

Che possiamo sentirci, in cammino da povere e pellegrine con le sorelle e i fratelli che credono, sperano, lottano e cercano come noi e con noi. Con lui continuiamo a camminare accogliendo l’invito alla santità di Papa Francesco: “Non aver paura di puntare più in alto, di lasciarti amare e liberare da Dio. Non aver paura di lasciarti guidare dallo Spirito Santo. In fondo non c’è che una tristezza, quella di non essere santi”.

 

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