I vescovi San Narno, San Viatore e San Giovanni: tre santi bergamaschi

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I tre nomi Narno, Viatore e Giovanni si riferiscono a tre vescovi di Bergamo, vissuti in epoche diverse. Narno è il primo vescovo di Bergamo, il cui governo si può collocare agevolmente nel cuore del IV secolo dopo Cristo, precisamente dal 350 in poi, per almeno una ventina d’anni. L’apparizione della figura del vescovo a Bergamo è contemporanea a quanto avviene in altre città del Nord Italia, dove la prima consistente diffusione della nuova religione avviene nel corso del IV secolo. Di Narno, nominato nei documenti più antichi, non sappiamo praticamente nulla, se non che ebbe come successore Viatore, di cui possediamo un dato biografico sicuro: la partecipazione all’importante concilio di Aquileia dell’anno 381, di cui Viatore sottoscrive gli Atti come vescovo di Bergamo. Ad Aquileia, che con Milano era la più importante città del Nord Italia, come attestano ancora oggi i bellissimi monumenti rimasti e il ricchissimo parco archeologico ancora da esplorare,  il vescovo Ambrogio (374-397) aveva deciso di tenere un concilio per la condanna dell’eresia Ariana, sorta ad Alessandria di Egitto verso il 320 dopo Cristo ad opera del prete Ario. Essa colpiva al cuore la fede cristiana perché negava la divinità di Gesù, che considerava come la prima delle creature e non il Figlio eterno di Dio. Sotto l’energica guida di Ambrogio, grande pastore e guida del popolo cristiano, ma pure fornito di una ragguardevole formazione teologica, fu ripristinata l’autentica fede cristiana, cui seguì la deposizione di due vescovi ariani Palladio e Secondiano. Oltre a questo non sappiamo più nulla di Viatore, se non che egli scomparve prima del 393 dopo Cristo. In un importante sinodo provinciale radunato da Ambrogio  a Milano nel 393, raggruppante i vescovi dell’odierna Emilia, del Piemonte e della Lombardia, territorio allora denominato Aemilia- Liguria, tra i firmatari dei documenti pubblicati mancano i vescovi di Bergamo, Vittore, e di Brescia Filastrio. E’ logico supporre che fossero entrambi deceduti. Pochi anni dopo abbiamo i nomi dei loro successori, Dominanzio per Bergamo e Gaudenzio per Brescia. Sappiamo da un’antica iscrizione che Dominanzio era di origine bresciana e che venne consacrato vescovo da Ambrogio in persona, quindi tra l’anno 393 e il 397, data di morte di Ambrogio. Il titolo di santo fu riservato ai primi due vescovi, Narno e Viatore, perché sono alle origini della diocesi di Bergamo, anche se le notizie sono scarsissime. Così si usava fare per le altre diocesi.

Il primo vescovo antico di cui abbiamo maggiori notizie è il vescovo Giovanni, attivo a Bergamo tra il 660 e il 690 dopo Cristo, quando l’Italia del Centro Nord era stata occupata dai Longobardi. Questi l’avevano invasa nel 568 dopo Cristo e vi avevano fondato un regno, che aveva come capitale Pavia. La convivenza con le popolazioni latine si rivelò difficile per via della fede ariana professata da questa popolazione. Grazie alla principessa cattolica Teodolinda, moglie del re Autari (584-590) prima e di re Agilulfo (591-616) poi, questa popolazione iniziò ad accostarsi al cattolicesimo. Il vescovo Giovanni viene ricordato da Paolo Diacono (720-799), autore della più antica storia sui Longobardi, come “persona di grande santità”, che si prodigò per la conversione di questo popolo al cattolicesimo, ottenendo dal re Grimoaldo (662-671) la chiesa di Fara d’Adda, costruita dal re Autari e dedicata a S. Alessandro. Unitamente  al vescovo di Milano Mansueto, sappiamo che Giovanni partecipò al sinodo romano antimonotelita del 680. In esso fu definita la posizione dei vescovi occidentali da presentare al Concilio di Costantinopoli del 681, il sesto concilio ecumenico, che definì la duplice volontà – umana e divina – di Cristo. Una tardiva leggenda fa di Giovanni un martire dei Longobardi, ma senza serio fondamento storico. Il suo preteso martirio viene rappresentato nella bellissima tela del Tiepolo, situata nel coro del Duomo. (Nella foto un particolare del bozzetto del Tiepolo)

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