L’ömbréa de Dio: l’esperienza della libertà e la nostalgia per la terra

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L’ömbréa de Dio. Da La strada di Cormac McCarthy. Tèrsa de Quarésma. E’ interessante il filo che ha portato a questa poesia (non poesia) di Cormac McCarthy autore del bel libro La strada. Ne ho letto, sentito, il testo che sta a mo’ di rammendo d’amore in apertura di Contro il sacrificio di Massimo Recalcati, che, in piena consapevolezza quaresimale, dice, a proposito delle tribolazioni del nostro tempo:

L’ombra di Dio. La libertà – l’esperienza sconfinata della libertà – non è mai solo una semplice esperienza di evasione e di liberazione. Come un paziente dichiarava nel corso di una seduta: “Mi costa molto vivere nascosto, ma mi costerebbe molto di più vivere esposto”. L’avventura della libertà è una avventura ricca di insidie e di rischi. Per questo Nietzsche ci avvertiva di una strana forma di sintomo che poteva affliggere i navigatori che avevano scelto di affrontare l’infinito spazio degli oceani. Attenzione, ammoniva, alla “nostalgia per la terra”. A coloro che anziché sopportare e vivere con gioia l’esperienza senza confini della libertà, avvertiranno il rimpianto per la Legge che restringe la vita assicurandola. Attenzione alla nostalgia per il suolo, per l’identità della razza, del sangue o dell’ideologia. Se il cielo sopra le nostre teste è vuoto, se Dio è morto, se siamo, come direbbe Sartre “soli e senza scuse”, non significa che la libertà non porti con sé qualcosa di insopportabile, una sorta di vertigine o di nausea di cui vorremmo fare a meno. Lo ricorda con precisione Fromm nella sua lucida analisi della psicologia delle masse totalitarie: l’essere umano avverte l’esigenza della libertà ma avverte anche quella – diametralmente opposta – di “disfarsi del peso della libertà”…

La strada di Cormac McCarthy (Pulitzer 2007 per la narrativa) è una storia dura e affascinante e L’ömbréa de Dio è il titolo, rubato a Recalcati, che vorrei dare ad una non poesia – poesia, sentita in lingua prima, ivi contenuta.

Dice P. Rollo nella sua recensione al libro: Nel descrivere una realtà catastrofica, McCarthy compie un’opera di realismo più drastica di quanto si possa credere, nonostante questo cosmo non sia “realmente esistente”. Pur dipingendo un mondo irreale, quindi, ci mostra il “nostro” mondo. E rappresentarlo catastroficamente, significa denunciare la sua perdita di colore, di armonia, di bellezza, in altre parole: di senso. È una terra insensata questa di McCarthy, che testimonia la crisi stessa della condizione umana, le macerie della società occidentale e dell’uomo contemporaneo.

Se il mondo di McCarthy è un mondo “dimenticato da Dio”, vale a dire che nessuna divinità assoluta lo redimerà, né ora né in futuro, significa che in questo mondo non c’è spazio per la speranza. La speranza presuppone la possibilità che qualcosa accada in un tempo futuro. Ma nel panorama mccarthiano, il futuro è grigio come il presente. Padre e figlio errano alla ricerca dell’oceano, “sperano” che raggiungendo l’oceano la sua bellezza possa dare un po’ di gioia: ma l’oceano è nero e il sole è spento. Non c’è nulla da aspettarsi quindi, perché nulla ci sarà donato dal futuro. La speranza è troncata dalla delusione dei bambini, o ancor peggio dalla morte dei bambini. Il bambino è il presente, ma nel bambino c’è il futuro, il tempo che verrà, in lui è riposta la speranza. I bambini, in quanto futuro, sono la speranza. Ma se i bambini muoiono crudelmente, crudelmente muore la speranza.

L’ömbréa de Dio  da La Strada di Cormac McCarthy traduzione M. Noris.

L’ÖMBRÉA DE DIO

Gna öna lista de laùr de fà.
Ògne giornada le assé per sò cönt,
ògne ura.
 
A l’gh’è mia ö dòpo.
Ol dòpo a l’è zamò ché.
 
Töcc i laùr piè de gràssia e de belèssa
che m’pórta ’n del cör
i gh’à ’nviamént insèma
’n del dulùr.
I nàss dal ramàrech e da i sènder.
 
Èco,
a l’gh’à besbéla al s-cetì ‘ndormentàt:
mé a gh’ó té.

L’OMBRA DI DIO

Nemmeno una lista di cose da fare.
Ogni giorno basta da solo,
ogni ora.
 
Non c’è un dopo.
Il dopo è già qui.
 
Tutte le cose piene di grazia e di bellezza
che portiamo nel cuore
hanno inizio insieme
nel dolore.
Nascono dal cordoglio e dalle ceneri.
 
Ecco,
sussurra al bambino addormentato:
io ho te.

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